Stasi: trasparenza su presente e futuro dell’Enel

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ROSSANO Lo scorso agosto abbiamo partecipato ad un incontro con i responsabili della Centrale Enel di Rossano e le sigle sindacali col fine di aprire un percorso di sinergia tra Azienda e territorio che avrebbe portato a privilegiare la manodopera locale nelle attività direttamente o indirettamente connesse all’impianto.
Su questa idea, in quella sede, è stato sottoscritto un verbale e non sono solito sottoscrivere documenti senza poi esserne  conseguente, pertanto pretendo che gli altri facciano altrettanto.
In particolare, vista la situazione occupazionale drammatica che vive il nostro territorio, a partire dalla città di Rossano che ospita l’impianto, mi sarei aspettato da parte dell’Azienda un chiaro piano delle attività previste nel prossimo futuro e, soprattutto, impegni e criteri oggettivi con cui si andrà a reperire manodopera locale, senza quindi lasciare spazio ad interpretazioni o illazioni.
Al momento, invece, le attività di messa in sicurezza del sito, per esempio, vedono un impiego residuale della manodopera locale e senza alcun criterio di trasparenza, una battaglia che stiamo facendo sui lavoratori temporanei dei servizi comunali e che faremo anche su Enel.

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La Centrale Enel di Rossano

Non solo. Anche sul progetto Futur-E permane un alone di mistero di tanto in tanto interrotto da vaghe tracce sulla stampa locale, come se la valutazione di un progetto importante come questo sia esclusiva competenza dell’azienda.
Nel massimo rispetto dei ruoli, ed in particolare della proprietà Enel che legittimamente valuta i propri interessi, sia chiaro che intorno all’impianto di Sant’Irene ruotano anche gli interessi della nostra comunità e di quelle vicine, per cui chi è stato chiamato ad amministrare la città ha diritto ad una seria e trasparente interlocuzione istituzionale: si chiuda la fase dei buffet di cortesia, degli incontri nel chiuso delle stanze e della propaganda.
L’esperienza, tra l’altro, ci insegna che i progetti calati dall’alto finiscono per penalizzare tutte le parti in causa, dall’Azienda alle comunità passando per i lavoratori.
Probabilmente nel passato recente come in quello remoto, le aziende sono state abituate ad avere degli interlocutori istituzionali che gradivano la propria “fetta della torta” più che indirizzare le attività produttive per il bene del territorio, un costume che stiamo provando, seppur col ruolo di opposizione, ad estirpare: questa non è più la terra di nessuno.
Al contrario noi pretendiamo una interlocuzione seria e trasparente che stabilisca tempi, criteri ed obiettivi comuni e dia la possibilità a chi è stato chiamato ad Amministrare di svolgere il proprio compito a difesa degli interessi della comunità.

(fonte: comunicato stampa)

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