Il sindaco Flavio Stasi

Ho letto molti articoli sulla questione della Commissione che avrà l’importante compito di stendere lo Statuto della nuova Città. Si tratta di un documento fondativo, nel quale sedimentare l’anima e le prospettive di Corigliano-Rossano, dal quale per esempio prenderanno forma i municipi come strumenti di partecipazione nonché di attenzione alle aree più distanti dal centro. Per questa ragione, per la delibera che costituirà tale commissione, nell’ultimo Consiglio Comunale si è discusso e si è poi deciso di rinviare con l’intento di arrivare ad un voto all’unanimità.

Qualcuno ha criticato questa scelta o l’ha percepita e descritta come una esitazione. Ho il timore che siamo così abituati ai teatrini mediatici della politica (con la p minuscola) che non siamo più in grado di riconoscere, e quindi valorizzare, dei percorsi politici ed istituzionali autentici, quelli di cui credo ci fosse un gran bisogno. Addirittura in questi giorni buona parte delle proposte venute fuori in sede consiliare sono state recepite e riportate nella nuova proposta di delibera, senza differenziazioni rispetto alla provenienza di tali proposte. Si tratta di scelte che denotano l’esatto contrario della esitazione, perché pongono in questi argomenti la Città prima degli schieramenti, che vanno nella direzione del riconoscimento reciproco che dentro le istituzioni è fondamentale, anche a costo di rivedere le proprie proposte per quanto motivate e frutto di analisi e discussione.

Permettetemi di dire che un tale atteggiamento denota forza, umiltà, senso istituzionale, equamente per tutte le parti che lo hanno condiviso: avrei voluto che fosse valorizzato e non incasellato come una banale messa in scena o un calcolo matematico. Si badi bene: ciò non assicura che, alla fine, la proposta generata con tali presupposti sarà votata all’unanimità. Ciò dipenderà dalle legittime scelte di ogni singolo consigliere o gruppo consiliare, né un tale tentativo ha l’obiettivo di sterilizzare la dialettica anche dura tra maggioranza e minoranza, che invece – se contenuta nel solco del rispetto reciproco – resta pilastro della democrazia e rappresenta un valore per tutte le parti. Questo, però, non rende meno validi il tentativo o la strada intrapresa. Siamo bravissimi a riconoscere certi valori, insiti nei comportamenti politici ed istituzionali, quando sono altrove, in altri tempi oppure in altri luoghi. Quando invece sono qui ed ora, nel migliore dei casi li ignoriamo o peggio ancora li caricaturizziamo, scoraggiandoli di fatto. In questo modo non facciamo altro che farci le pulci da soli, auto-rappresentandoci erroneamente come inadeguati ad una discussione politica sana, lasciando come unica possibilità quella dell’arena senza sconti, senza scopi e quasi sempre senza benefici per la comunità. Ecco perché mi auguro che tali comportamenti diventino sempre più diffusi e frequenti nella nostra vita politica ed istituzionale, sperando allo stesso tempo che gli osservatori si sforzino di riconoscerli.

(comunicato stampa)