Spoke Corigliano. Grido di allarme: non si possono assistere più i pazienti

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Corigliano Rossano – Giacinto De Pasquale: Nei giorni scorsi, Giuseppe Campanella, Coordinatore del reparto di chirurgia dell’ospedale di Corigliano, attraverso una lettera aperta, lanciava una sorta di grido d’allarme rivolto alle autorità sanitarie provinciali e regionali, nonché a tutti i cittadini affinché prendessero coscienza di quanto sta accadendo presso la locale struttura ospedaliera. Tra l’altro, Campanella scriveva: “La spoliazione del Presidio Ospedaliero di Corigliano e dei suoi reparti sta raggiungendo in questi giorni livelli insostenibili che possono determinare la fine di ogni risposta ai bisogni di salute dei cittadini”. Spinti da curiosità ci siamo recati presso la struttura e abbiamo potuto constatare, purtroppo, che il grido d’allarme dell’operatore sanitario è più che giustificato. Ci chiediamo e chiediamo al direttore sanitario dello spoke Corigliano-Rossano, dott. Pierluigi Carino, ma è possibile tollerare una siffatta situazione? È possibile assistere inermi alla morte lenta e inesorabile di questo presidio? Accanto a una carenza di figure professionali, quali medici e anestesisti, necessari per garantire non solo la sopravvivenza dell’ospedale, ma soprattutto le corrette cure nei confronti dei pazienti, non si fa nulla in questa direzione, anzi, secondo informazioni raccolte in loco, si firmano ordini di servizi che vanno proprio nella direzione di rendere impossibile l’attività dei pochi medici presenti, ma addirittura il chiaro messaggio che si coglie è la chiusura dei reparti, attraverso trasferimenti che, francamente secondo noi, non rispondono a una logica di riorganizzazione dei servizi. Che dire poi delle carenze strutturali e delle attrezzature che da tempo necessiterebbero di interventi di manutenzione o addirittura di sostituzione, ma pare che le innumerevoli richieste inoltrate alla direzione sanitaria siano rimaste lettera morta. E ci crediamo, perché abbiamo visto posti letto che non possono essere utilizzati perché necessitano di interventi di manutenzione, così come importanti apparecchiature utilizzate al 20-30% perché devono essere revisionate. E come non dare ragione sempre a Campanella quando nella citata lettera aperta scrive: “In particolare, il reparto di Chirurgia ridotto a unità semplice e la contestuale chiusura degli ambulatori, unita alla carenza progressiva del personale medico e infermieristico mettono in pericolo l’esistenza stessa dell’Ospedale di Corigliano che trasformato ad arte in Spoke ha realizzato l’obiettivo di far ridurre i posti letto a un numero inferiore a quello spettante in base al rapporto cittadini-posti letto”. Già nei giorni scorsi, da informazioni assunte in ambienti politici, è stato “sventato” il piano di chiusura di fatto dell’ospedale a seguito di alcuni ordini di servizio firmati sempre dal dott. Carino che ordinavano la sospensione temporanea dei ricoveri ordinari e urgenti presso l’ospedale coriglianese, ma, purtroppo, ne siamo certi, questa volontà è stata solo rimandata nel tempo, perché si stanno creando tutte le condizioni affinché ciò avvenga. E allora ci chiediamo e chiediamo: perché questa volontà di chiusura dell’ospedale di Corigliano? Possibile mai che i vertici provinciali e regionali della sanità non intervengono per porre fine a questo disegno ingiusto e mortificante per il territorio? Cosa vuole fare il delegato regionale alla sanità, Franco Pacenza, insieme al governatore Mario Oliverio per impedire ciò? E i candidati a sindaco della nuova città come intendono muoversi in merito? Sono domande alle quali da subito tutti i cittadini vogliono delle risposte chiare e concrete, perché “il Nuovo Ospedale della Sibaritide – scrive Campanella – potrebbe essere la soluzione ai problemi aperti, ma anche in questo campo servono segnali chiari e decisioni drastiche che rifuggano dalla logica della affari e del business ma guardino ai bisogni dei cittadini”. E allora in attesa che questo nuovo ospedale veda la luce è necessario scendere nel concreto del territorio per passare dalle grandi enunciazioni alla realtà concreta di ripristinare il diritto alla salute contro la logica imperante del razionamento occulto a svantaggio dei più deboli. La sanità è una costruzione sociale fatta di persone e non solo di numeri artificiosi, artificiali, camuffati e a volte sinonimi di truffa e di malaffare. Vorrei concludere con un’altra frase della lettera di Campanella: “Il Presidio ospedaliero di Corigliano non può essere relegato a un futuro di servizio per malattie mentali che nessuno vuole e che tutti vogliono utilizzare”. Tutti noi aspettiamo da chi dirige la sanità in questo nostro territorio risposte chiare, veloci e risolutive delle varie problematiche (Comunicato stampa).

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