Sibaritide e ’ndrangheta, Gratteri: «Più scaviamo, più troviamo» 

Gratteri torna nella Sibaritide. Invitato dalle scolaresche della comunità di Crosia, il procuratore capo della distrettuale antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri ha incontrato i giovani alla presenza di una nutrita rappresentanza istituzionale locale composta da consiglieri regionali e amministratori locali, oltre ai vertici delle forze dell’ordine. È stata l’occasione per affrontare alcuni temi scottanti che ruotano attorno alla criminalità organizzata, alla gestione del traffico internazionale di stupefacenti, al ruolo dei collaboratori di giustizia nonché all’istituto del 41bis. Gli spunti sono giunti dall’ultima pubblicazione “Fuori dai confini” (Mondadori, 2022) scritta a quattro mani con il giornalista Antonio Nicaso. Il procuratore Gratteri, nel sottolineare l’importanza degli incontri con gli studenti per ribadire che esiste «un’alternativa alle mafie», si è soffermato sulle problematiche della Sibaritide, terra vulnerabile che necessita di un potenziamento delle forze dell’ordine, di qualità investigativa e di un rafforzamento del personale di polizia giudiziaria. «Lo dico a tutti i livelli, è il solito discorso della coperta corta. A livello nazionale stiamo pagando il costo del blocco delle assunzioni del 2010. In questo momento mancano all’appello: 1.700 magistrati, 20mila poliziotti, 18mila carabinieri, 16mila agenti di polizia penitenziaria, 9mila finanziaria».

Sulla Sibaritide c’è ancora «tanto da fare» ha confermato l’autorevole rappresentante dell’antimafia, che ha poi trattato l’importanza del ruolo dei collaboratori di giustizia. E alla domanda sull’attendibilità di alcune gole profonde e sugli eventuali sviluppi ha risposto: «Non parlo mai di quello che dovrà accadere. Posso dire che nel corso di questi anni abbiamo lavorato e stiamo lavorando».

Il magistrato ha però messo in luce le difficoltà che si affrontano per appurare la credibilità dei pentiti: «È necessario conoscere la storia di ogni singolo aspirante collaboratore». E ha citato l’aneddoto di un noto boss della zona jonica che, in regime di 41bis, si decise a collaborare. Ma il suo racconto non convinse Gratteri che notò le contraddizioni in cui cadeva per palesemente proteggere alcuni suoi familiari. Così, anziché avviare le procedure di protezione, lo rispedì al 41bis. A proposito di 41bis, Gratteri ne ha sottolineato la valenza, ha spiegato la funzione ribadendo che è utile a interrompere i rapporti tra i boss e il mondo con l’esterno. Talvolta, alcuni «comunicano con lo sguardo». Per non parlare dell’innovazione tecnologica a cui ricorrono oggi le ’ndrine a partire dall’utilizzo di telefoni e chat dedicate.

Uno dei dati che interessa l’intero territorio calabrese è l’incremento del numero dei pentiti che «sta avvenendo, continua Gratteri, per un fatto di convenienza», ma anche perché il contesto culturale storico della ’ndrangheta è cambiato, vi è meno rigidità rispetto al passato.

Ha poi citato i suoi interventi più incisivi sul territorio regionale, incentrati perlopiù sul traffico di cocaina internazionale. È diminuito il numero degli omicidi perché il mercato è ampio, c’è tanta droga e questo consente l’allargamento delle maglie. Ma il processo di globalizzazione della polvere bianca impone anche una ulteriore riflessione rispetto alla necessità di addivenire in Europa a un processo di omologazione del quadro normativo. La diversa legislazione rallenta le dinamiche investigative e si finisce con il favorire le mafie.

Rivolgendosi alla platea, ha sconfessato chi ritiene che l’Area Jonica possa considerarsi un’isola felice: «Più si scava, più si trova». Ma la voglia di lottare non si arresta e parlarne tra le giovani generazioni serve a non sottovalutare il problema e a far capire da che parte sta il bene.

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