Sanità. Dossier denuncia dell’Osservatorio consegnato al Ministro



Componenti l’Osservatorio

Corigliano Rossano – Sanità al collasso. Lo spoke Corigliano Rossano decisamente insufficiente a soddisfare le esigenze della prima città della provincia di Cosenza e la terza della Calabria. Tutti i parametri non sono conformi alle  leggi vigenti, si riscontra una forte contrazione sanitaria in materia di emigrazione, servizi e prestazioni lontani dagli standard nazionali. Uno studio articolato è stato redatto dalla commissione “sanità” dell’Osservatorio permanente sulla gestione e gli effetti della fusione presieduto da Vincenzo Vincenzo Figoli. Il documento-denuncia è stato trasmesso al Ministro della salute Giulia Grillo, al componente della commissione parlamentare “sanità” della camera dei deputati Francesco Sapia, al presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, al Commissario ad acta Tutela della Salute Regione Calabria Massimo Scura, alDirettore Generale ASP di CosenzaRaffaele Mauro, al tribunale per i Diritti del Malato.  Al centro del dossier: segnalazioni, carenze, disservizi e criticità nell’Offerta Sanitaria in favore dei cittadini/contribuenti insistenti nella nuova Città di Corigliano-Rossano e, più in generale, nell’Area Vasta della Sibaritide. Si parte dall’assunto che «la provincia di Cosenza oltre ad essere la più estesa provincia calabrese, è la sesta provincia in Italia per estensione territoriale e con 732,000 abitanti circa, quasi 20,000 in più degli abitanti delle province calabresi di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia messe insieme, rappresentando il 36,5% della popolazione calabrese. In un territorio così vasto e variegato, con tempi di percorrenza lunghi per le note carenze infrastrutturali autostradali, il 36,5% dei calabresi risiede in una sola ASP Provinciale, quella di Cosenza, e fa capo ad una sola Centrale Operativa (118), anch’essa ubicata a Cosenza, mentre le Strutture Ospedaliere controllate dalle predette ASP e Centrale Operativa 118 sono ubicate sulla fascia jonica e tirrenica della nostra provincia distanti anche oltre 100 Km da Cosenza.   Ciò nonostante- si rileva nel documento denuncia- esiste un solo Centro Hub (Centro di Emergenza di II° livello) ubicato, guarda caso, sempre a Cosenza, e la presenza sulla fascia jonica di soli centri Spoke (Centro di Emergenza di I° livello) fino a Reggio Calabria.

Sono poi presenti 2 Hub su Catanzaro ed 1 Hub su Reggio Calabria. E’ chiaro quindi come una così vasta estensione territoriale, come la provincia di Cosenza, con comuni distanti in alcuni casi oltre 100 Km dal capoluogo, abbia l’assoluta necessità di essere riorganizzata per sopperire a tutte le carenze che in questi anni si sono determinate facendo subire una involuzione sanitariaa molte zone del nostro territorio, favorendo altre zone meno rappresentate in popolazione e comunque accentrando tutto nel solo capoluogo di Provincia.

Di fatto, quindi, nella nostra Asp di riferimento, si sono creati cittadini di serie A, con accesso diretto ad ogni tipo di cura, e cittadini di serie Bcon accesso limitato alle disponibilità del proprio territorio.

Diventa  imperativo, quindi, dare impulso alla costruzione dell’Ospedale di Corigliano-Rossano e dell’intera Sibaritide, non più procrastinabile che dovrà essere elevato nell’immediato a centro Hub e non più Spoke, considerate le insufficienze ed inadeguatezze generate dalla presenza di una sola Centrale Operativa (118) ed un Hub provincialein un territorio così vasto e variegato con l’assenza, sull’intera fascia jonica fino a Reggio Calabria, di altri Centri Hub.

A questo si aggiunge, ovviamente, il ripristino dell’Azienda Sanitaria della fascia jonica,anche questa ormai improcrastinabile considerato il deficit economico creatosi con l’accorpamento in una sola azienda provinciale e lo scarso ed inefficace controllo dei territori attuati da un’azienda che non opera sul territorio e nel territorio ma è ubicata in “un enclave” che opera a distanza dagli Ospedali di riferimento e dal loro territorio di pertinenza.

Oggi Corigliano-Rossano, fortemente voluta dai suoi 77.000 cittadini, è la prima città della provincia di Cosenza per popolazione e la terza in Calabria;  è attraversata da un’unica arteria: la statale 106 jonica denominata non a caso “strada della morte”; l’emergenza per patologie cardiovascolari è in costante aumento e i costi per la Regione Calabria da destinare all’impiego dell’elisoccorso toccano punte massime. E’ oggi necessario  e non più procrastinabile attivare  una piattaforma di elisoccorso omologata al Porto di Corigliano (consente i voli notturni) così come era già stato predisposto in un apposito progetto tenuto nei cassetti, in considerazione del fatto anche che l’ospedale “Guido Compagna” di Corigliano è sprovvisto di una base di atterraggio.

 

In prospettiva invece, a rigor di logica, è opportuno dislocare la centrale operativa del 118 e dell’elisoccorso al Porto di Corigliano o in luogo similare se non altro per ripianare all’iniqua distribuzione di prestazioni e servizi.

I recenti D.C.A. del Commissario ad acta alla Regione Calabria e l’atto aziendale dell’ASP di Cosenza, hanno impoverito il territorio del nuovo Comune sottraendo risorse e creando gravi disservizi ai cittadini contribuenti. In particolare si è osservato che nel disciplinare dei servizi sanitari, sia territoriali che ospedalieri, non si è assolutamente tenuto conto del criterio popolazione/servizi, trascurando un territorio, come quello della Sibaritide, ampio e con una popolazione pari a circa 175.312 abitanti stanziali (dato assunto dallo stesso atto aziendale recepito nella delibera n. 169/2017 dell’ASP di Cosenza) e di 220.000 circa fluttuanti, considerata la sua vocazione turistica, privilegiando altri territori con una minore densità (si pensi al territorio di Castrovillari con circa 99.759 abitanti o della stessa Cosenza-Savuto con 161.382 abitanti). Non si comprendono le ragioni di tale politica aziendale che tende a svuotare di servizi e a creare disservizi nel territorio ove più forte è l’esigenza di garantire e rinforzare le attività sanitarie per la semplice ed umana logica “più popolazione = maggiori esigenze di offerta sanitaria”. Senza contare, come ai più appare, una maggiore contribuzione fiscale in cambio di servizi quasi inesistenti o al limite della sopportazione umana. In merito, e più nello specifico, sono stati presi in considerazione alcuni settori, a seguire meglio evidenziati, dove più è evidente tale nefasta politica di mancata ottimizzazione delle risorse a discapito esclusivo dei cittadini/contribuenti di questo lembo di Calabria:

SERD(Servizio dipendenze): Il nuovo atto aziendale dell’ASP di Cosenza, recepito nella deliberazione n. 1619 del 17 agosto 2017, non prevede più i servizi per le dipendenze diffusi sui distretti, come istituiti dalla L.R. n. 6 del 18 febbraio 1994, ma individua solo due strutture complesse in tutta l’ASP di Cosenza, definendoli come SERD 1 e SERD 2 senza specificare dove tali strutture saranno ubicate. Di recente, però, sull’home page dell’ASP di Cosenza, nella sezione dedicata al Dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze, dette strutture sono collocate a Cosenza e a Castrovillari, mentre i SERD che esistono a Corigliano e Rossano, che da oltre 20 anni unitamente a quello di Trebisacce (Distretto Jonio nord e Jonio sud) sono diventati succursali del SERD di Castrovillari., senza che di ciò venga fatta menzione all’interno dell’atto aziendale e senza alcun criterio (es. indice di popolazione/utenza). Non si è, infatti, tenuto conto né della maggiore vastità di territorio e né tantomeno della densità di popolazione gravante sui distretti ionici.

 

Per non parlare della “ludopatia” che, seppur dichiarata patologia, le cui cure mediche devono essere poste per legge a carico del S.S.N., non trova ristoro in tutto il territorio calabrese non avendo, la Regione, legiferato in materia della relativa creazione di appositi capitoli di spesa. Risultato, ogni cittadino calabrese, qualora affetto dalla dipendenza per “ludopatia”, non solo dovrà emigrare in altra Regione d’Italia per potersi curare ma ne dovrà anche cambiare residenza in quella che, invece e giustamente, riconosce tali cure a proprio carico. Quindi, oltre al danno, anche la beffa.

 

DIABETOLOGIA: Il Servizio di diabetologia, a seguito del pensionamento del Responsabile dell’Ospedale Spoke Corigliano-Rossano, è pressoché scomparso dal nostro territorio. Il reparto di medicina rimane monco di questo importante settore. Nell’atto aziendale la diabetologia risulterebbe inserita, a pag. 76, nell’ambito del Dipartimento materno-infantile all’interno del reparto di ostetricia-ginecologia del predetto Spoke, con chiaro riferimento solo alle problematiche legate al singolo settore ostetrico-ginecologico, ma non esteso ad altri settori sanitari.

GINECOLOGIA: il territorio risulta sguarnito di servizi in materia di prevenzione. I consultori non sono in grado di far fronte a tutta l’attività di prevenzione prevista. Particolarmente a rilento è l’esecuzione dei pap-test. La carenza di un’idonea attività di prevenzione è foriera di certi futuri costi elevati per la cura delle patologie tumorali che, con adeguato screening, potrebbero essere contenuti. La necessità che si realizzi quanto prima il nuovo ospedale della sibaritide, che presenti le caratteristiche di un HUB, con conseguente realizzazione di un reparto di neonatologia (previsto sì, ma sinora solo sulla carta dell’atto aziendale a pag. 76, nell’ambito dello Spoke Corigliano-Rossano).

RIABILITAZIONE: Il settore della riabilitazione presenta diverse carenze strutturali nell’ambito del nostro territorio, in quanto i pazienti provenienti dai reparti ospedalieri e necessitanti di riabilitazione, sono costretti ad andare in strutture accreditate di Cosenza. È evidente la necessità di individuare posti-letto ospedalieri da destinare alla riabilitazione ad oggi del tutto inesitenti.

ORTOPEDIA: Il reparto è costretto nella stagione estiva (dal 1 al 15 di agosto) ad interrompere le sedute operatorie ordinarie a causa della carenza del personale di anestesia. In detto periodo il reparto opera solo in urgenza (pazzesco). Si rappresenta che, stante la carenza di ortopedici presso le altre strutture ospedaliere dell’ASP di Cosenza (es. Paola e Castrovillari) gli ortopedici dell’ospedale di Rossano sono costretti a coprire i turni presso gli altri ospedali. Si sottolinea che negli ultimi tre anni non vengono più eseguiti piccoli interventi di ortopedia, con notevole dispendio economico per la mobilità passiva.

CARDIOLOGIA: Per ciò che concerne l’ambito Cardiologico si appalesano diverse criticità legate in particolare alla mancata individuazione presso il nostro Spoke della c.d. emodinamica. Si pensi, ad esempio, che il trasferimento dei pazienti con patologie coronariche acute, dall’UTIC Corigliano-Rossano ed in generale dalla fascia jonica (PPI Cariati e Trebisacce – P.S. Corigliano – P.S. Rossano) verso i centri di riferimento dotati di Emodinamica, sono quotidiani ed implicano uno sforzo da parte del personale sanitario non indifferente poiché spesso si deve operare in condizioni di emergenza e con spostamenti in ambulanza, considerato che di notte ed in condizioni  metereologiche  particolari, non è praticabile il trasferimento mediante elisoccorso la cui centrale operativa, fra l’altro, è ubicata, come già detto, a Cosenza.

Sono ancora ignoti, a tutt’oggi, i motivi che non hanno permesso al Centro Cardiologico di Corigliano-Rossano di essere punto di riferimento dell’intera Sibaritide, peraltro la zona più popolosa dell’intera Regione Calabria. Non esiste infatti sulla fascia jonica, un’ Emodinamica e l’apertura dell’Emodinamica di Castrovillari non ha risolto i problemi, dal momento che i tempi di percorrenza non sono diminuiti per nulla rispetto a Cosenza. Si impone, quindi, che qualunque Piano Sanitario o Atto Aziendale, tenga conto di queste criticità, alla luce anche della nuova Città di Corigliano-Rossano, per dare alla popolazione di quest’area le stesse opportunità in servizi e prestazioni. E’ impensabile che oggi, una città come Catanzaro, possa annoverare 3 Emodinamiche (TRE), spesso in competizione fra loro per accaparrarsi il bacino di utenza dell’area jonica (la più popolosa) e la nostra popolazione vive dei veri e propri “viaggi della speranza” non solo verso altre regioni, ma addirittura all’interno della nostra stessa Calabria, nel momento in cui si presentano delle patologie cardiache acute (la c.d. guerra tra poveri).

Sono francamente troppi i pazienti che, nel tragitto in ambulanza dalle nostre strutture al tavolo di emodinamica, hanno perso la vita per via di una carenza strutturale che nel 2018 è quantomeno impensabile oltre che inaccettabile e che purtroppo  sta facendo la differenza nel nostro territorio.

ULTERIORI CRITICITA’/CARENZE RIGUARDANO:

1)                          Laboratorio analisi di Corigliano, senza titolare. La dirigente del servizio, andata in pensione, non è stata più sostituita, pur continuando ad assicurare le prestazioni volontariamente. Il laboratorio rischia la chiusura;

2)                          Assai pochi i concorsi banditi per  medici, infermieri e OSS (si preferisce bandire concorsi per ingegneri);

3)                          Assenza di una stroke united nel reparto di neurologia dell’Ospedale di Corigliano che, invece, è prevista in quello di Castrovillari. Si precisa che il DCA n. 64  del 5.7.2016 del Commissario ad acta, all’allegato 5, lo aveva previsto a Corigliano dove esiste un reparto con posti letto. Non si spiega come mai allora lo stroke united viene previsto a Castrovillari dove non esistono posti letto ma si svolgono solo attività ambulatoriali;

4)                          Per ciò che concerne i trattamenti chemioterapici e radioterapici, il problema sulla fascia jonica è diventato molto serio, poiché registriamo un aumento dell’incidenza di molte patologie quali il tumore alla mammella, al polmone, pancreas, al colon oltre a quelle di origine ematologica, quali leucemie, linfomi e mielomi. Nella fattispecie, soprattutto per il tumore del colon, registriamo tassi di incidenza assimilabili a quelle delle regioni iperindustrializzate del Nord. A fronte di una maggiore incidenza di patologie oncologiche abbiamo enormi carenze dal punto di vista assistenziale con un depotenziamento delle strutture sanitarie atte alle cura delle varie forme tumorali. In un primo accordo di programma (TAV. n° 08) si prevedeva nell’Ospedale della Sibaritide, la presenza della U.O. di Oncologia Medica e della Radioterapia, con l’intento di dare una risposta completa alle esigenze dei pazienti oncologici, evitando trasferte terapeutiche e, ben peggio, la mobilità sanitaria. Dov’è finita la U.O. di Radioterapia? E’ infatti totalmente fuori dagli indirizzi terapeutici delle Società Scientifiche di Oncologia, creare una struttura oncologica e non dotarla di un Reparto di Radioterapia. Come ampiamente dimostrato infatti in tutti i consessi scientifici di oncologia, circa il 50% di tutti i pazienti trattati per cancro, ricevono trattamento radioterapico».

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