Polo Covid. FDI: Responsabilità di Stasi, ora i sistemi sono nei guai

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L’ospedale di Rossano

CORIGLIANO ROSSANO • «Negli ultimi tempi il sindaco di Corigliano Rossano sembra sull’orlo di una crisi di nervi. Ordina ai suoi di rispondere in massa alle opposizioni in modo ossessivo-compulsivo, perde le staffe accusando la stampa dei suoi casini e definisce sciacalli chi non è con lui e la pensa diversamente. Verrebbe da chiedere al nuovo ducetto (e meno male che è di estrema sinistra, che è oggettivamente peggio) di Corigliano Rossano, se anche il servizio del Tg1 andato in onda ieri sera si possa definire sciacallaggio».
Il dirigente e componente dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia, Ernesto Rapani punta l’indice sulle responsabilità del primo cittadino che «spasmodicamente ha voluto a tutti i costi il reparto Covid al “Giannettasio”, ospedale misto e non adeguato ad ospitare i pazienti affetti dal coronavirus, come stiamo purtroppo vedendo tutti i giorni».
«Stasi non solo sta uscendo dai gangheri, e da istituzione lo invitiamo a calmierare i toni perché certe affermazioni non se le deve e può permettere, ma sta facendo anche la vittima, come se lui non c’entrasse nulla con questa storia. Ed invece, chissà perché, si è ostinato così tanto a volere a Corigliano Rossano un reparto del genere. Sia chiaro, ognuno deve fare la sua parte, in una logica di mutuo soccorso, ma solo se ci sono i REALI presupposti che qui sono rimasti sulla carta. Così Stasi sta mandando al macello il personale sanitario dello spoke di Corigliano Rossano che da un momento all’altro potrebbe trasformarsi in una bomba batteriologica. Nulla di male ad aver sbagliato, perché ci si può redimere e agire di conseguenza. Ma noi oggi vediamo un ragazzetto in blue jeans, governare la città, senza uno straccio di idea, senza una prospettiva, oberato dai problemi e dalla quotidianità che non si fida nemmeno della sua stessa ombra. Ed infatti la sua giunta è lì per opportunità ma a nulla serve al ducetto. Stasi – dichiara Rapani – non ha voluto sentire ragioni. Non ha ascoltato quanti, me compreso, hanno proposto e ribadito con senso di responsabilità, che prima di avviare il “polo covid” nello spoke di Corigliano Rossano, anche se per legge andrebbero previsti in ospedali hub, sarebbe stato necessario preparare ADEGUATAMENTE la struttura. Sarò anche io additato come sciacallo solo perché ho a cuore la nostra città senza mire propagandistiche di mezzanotte? Se è così, ebbene sì, sono uno sciacallo e me ne vanto, perché rispetto e amo la mia comunità. Da sempre».
«Oggi il sindaco-arrogante si dovrebbe ritenere responsabile per tutto ciò che si sta verificando all’interno della struttura ospedaliera. Infermieri, medici e pazienti affetti da Covid. Personale costretto a mettersi in malattia. Un reparto aperto/chiuso dove non ci si ricovera per carenza di personale. E adesso cosa accadrà?  Sempre per il senso di responsabilità che ci appartiene, a tutela degli operatori sanitari e dei cittadini, è nostra intenzione interessare l’ispettorato del lavoro per chiedere in modo specifico la verifica delle condizioni dei luoghi. Ci sembra assurdo oltre che paradossale, lavorare in percorsi promiscui tra pronto soccorso, zona laboratorio e reparto, così come è assurdo immaginare un reparto dislocato tra secondo e quinto piano che impone il passaggio tra terzo quarto, interessati da altre unità operative soggette a rischio e con in comune scale ed ascensori. Fratelli d’Italia non smetterà mai di presentare proposte».
«Stasi da presidente della conferenza dei sindaci è a conoscenza delle quattro sentenze del consiglio di stato che ordinano la riapertura dell’ospedale di Trebisacce? È a conoscenza che a Cariati esiste una struttura già attrezzata che potrebbe essere destinata a polo covid? Se ne è capace, si faccia rispettare, per il ruolo che riveste, altrimenti farebbe meglio a cedere il passo a chi è meglio di lui. Siamo sciacalli? Sciacallo sarà lui che si è fatto infinocchiare, pensando di poter salvare i suoi continui fallimenti, giocando al medico e all’infermiere». (Comunicato stampa)

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