Palermo. Giovani italiani nel Mondo, fa parte della rete il paludese Giuseppe Sommario



Palermo – Nella terza giornata del «Seminario per la creazione di una rete di giovani italiani nel mondo» promosso dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), con il contributo della Regione Siciliana, del Comune di Palermo e dell’Ersu, si è svolto l’Atelier che ha visto relatore il ricercatore paludese Giuseppe Sommario, ideatore e responsabile, insieme ad AsSud, del Piccolo Festival delle Spartenze che ogni anno si tiene a Paludi. Il convegno si è tenuto giovedì 17 aprile presso la Galleria di Arte Moderna della capitale siciliana: “Ambasciatori del patrimonio italiano nel mondo”. Con Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018 e Matera Capitale Europea della Cultura 2019, l’attenzione di tale parte seminatistica è stata rivolta alle bellezze italiane nel mondo.

Oltre a Giuseppe Sommario, gli altri relatori sono stati: Francesco Bertolino, Presidente Commissione Cultura – Comune di Palermo, Luigi Scaglione, Coordinatore Centro Lucani nel Mondo – Regione Basilicata Marina Gabrieli, fondatrice dell’associazione Raiz Italiana, Giovanni de Vita, Capo Ufficio I della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il dibattito è stato moderato da Silvia Alciati, vicepresidente della Commissione Vii.

Tra gli interventi, Scaglione ha dato il suo contributo rivolgendosi ai giovani delegati: “Da quello che voi produrrete, partirà un rinnovamento del sistema delle nostre associazioni all’estero. Diventate protagonisti, alzate la voce, battete i pugni. È il vostro momento. Io mi sento palermitano perchè mi sono sentito accolto. Qui non ci sono muri. ‘Chi solca i mari, muta i cieli ma non l’anima’ questa frase di Quinto Orazio Flacco esprime il senso di quello che voi ragazzi rappresentate oggi a Palermo. Pur vivendo in altri Paesi, in altri continenti, siete pur sempre italiani”. 

Giuseppe Sommario ha così concluso: “Nella mia attività di ricerca universitaria ho conosciuto tantissimi migranti, ho ascoltato centinaia di storie. Gli immigrati hanno paura di essere dimenticati dal proprio Paese di origine. Il nostro festival nasce con questo intento e racconta non solo chi è partito, ma anche chi è rimasto. Il festival racchiude mostre, dibattiti, concerti dove si raccontano pure le storie dei migranti che vengono dall’Africa” (Comunicato stampa).

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