Nella prima città della provincia, Vigili del fuoco sottodimensionati

I vigili del fuoco di Rossano durante alcune esercitazioni

Corigliano Rossano – La storia è quella di sempre. Lo ionio non merita le attenzioni delle altre realtà, eppure oggi stiamo parlando della prima città della provincia di Cosenza e della terza della Calabria: Corigliano Rossano. Il capitolo è quello della sicurezza e della legalità. L’unica città di grande dimensioni in Calabria ed anche in Italia ad essere sprovvista di un tribunale è Corigliano Rossano, ritenuta alla pari di centri con meno di 20mila abitanti. Lo si nota, d’altronde, nella recente ripartizione dei fondi destinati alla strategia urbana. Nonostante il referendum del 22 ottobre del 2017 la mentalità di chi governa la Regione e di chi è nei ministeri è ancora protesa a ritenere Corigliano e Rossano due paesucoli di periferia sotto l’egida dell’asse Cosenza-Castrovillari. Vecchia storia, oggi non più sopportabile non tanto per ragioni di ingiustizia demografica, quanto per la forte crisi che sta attraversando il territorio jonico su tutti i fronti.  Oggi l’allarme si chiama anche “criminalità”. E lo Stato dov’è? Persino i vigili del fuoco hanno problemi a garantire il servizio di protezione civile. In una città di 80mila abitanti esiste un semplice distaccamento che ha giurisdizione su tutto il basso jonio e la “Sila Greca”, basta un incendio auto a Corigliano e tutto il resto del territorio rimane scoperto. Da tempo di ipotizza l’apertura di una postazione al Porto di Corigliano che da norma dovrebbe prevedere i vigili del fuoco, con tanto di locali esistenti, ma nulla. Tutto rimane lettera morta. Nel frattempo gli atti intimidatori continuano e tra poco, vogliamo augurarci che ciò non avverrà, inizierà la stagione degli incendi in montagna, nella disattenzione di noi tutti cittadini e delle istituzioni locali, regionali e nazionali.

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