L’INTERVENTO. Alluvioni: Basta piangere morti

Ora basta. I cittadini sono stanchi di contare i morti dei disastri delle alluvioni che ormai con frequenza sempre maggiore imperversano sul nostro Paese. Sono stufi delle passerelle che si concludono inevitabilmente con “vi siamo vicini” e vi diamo un pò di soldi per l’emergenza.

La verità è che a fronte di cambiamenti  climatici ormai conclamati nelle loro cause e nei loro effetti, mancano le strategie di prevenzione dei rischi idrogeologici in un’ ottica da mutare radicalmente e che non insegua più l’emergenza ma sia finalizzata alla prevenzione.

Il Governo centrale non può più far finta di ignorare che la difesa del suolo è propedeutica a tutte le scelte che riguardanti l’assetto del territorio, dalle grandi opere pubbliche alla pianificazione urbanistica. Operiamo ancora con slogan e  spot pubblicitari mentre occorre non solo definire una strategia nazionale di prevenzione, ma mettere mano alle Autorità di Bacino dei Distretti Idrografici, mal definite nei loro perimetri di competenza e con scarse risorse umane e finanziarie.

 C’è  da chiedersi che fine abbiano fatti i cosiddetti  Piani di Bacino che erano centrali nelle politiche di prevenzione, e da rendere conto sulle modalità ed i criteri per l’accesso ai fondi pubblici destinati al rischio idrogeologico  spesso appannaggio dei Comuni senza alcun coordinamento con gli strumenti di gestione come i Piani Stralcio per il rischio idrogeologico.

Tonino Caracciolo nel riquadro

Anche le politiche urbanistiche hanno una relazione stretta con la prevenzione dei rischi. Anzi spesso sono causa dei disastri per scelte sbagliate sulle destinazione dei suoli mentre oggi più che prima l’obiettivo del consumo  di suolo zero non può limitarsi ad uno slogan ma richiede una riforma delle normativa di settore ormai ineludibile così come non più rinviabile è la definizione  di una strategia nazionale sulle foreste – la maggior parte di proprietà pubblica – che sappia integrare la loro tutela e valorizzazione con la difesa del suolo e la prevenzione dei rischi idrogeologici.

La  frammentazione delle competenze fra decine di enti pubblici e l’affastellamento di un migliaia di norme   danno conto  del caos normativo ed organizzativo che grava su ambiti strategici per le politiche di transizione ecologica i cui danni appaiono con maggiore evidenza nel momento in cui dobbiamo gestire le risorse del PNNR.

Altro capitolo dolente sono le Regioni. Ognuna con sue normative sull’uso del suolo e talune, come una delle più disastrate, la Calabria, che ne sono prive. Con decine di Agenzie che dovrebbero avere funzioni operative ma che sono spesso il ricovero di burocrati regionali e non il cui unico interesse è la conservazione del posto e lo scarico di responsabilità. Centinaia di milioni di euro giacciono nel cassetti delle Regioni in attesa di essere spesi per la difesa da alluvioni, frane ed erosione costiere. Si pensi alla Calabria che tiene ferme risorse enormi per le difese costiere ormai da otto anni. Ed a nulla è valso designare i Presidenti delle Regioni quali Commissari straordinari che, a loro volta,  hanno nominato spesso soggetti attuatori assolutamente inadeguati al compito ma bravi ad assumere centinaia di persone.

Ci sono poi i Comuni. Soggetti sui quali ricadono gravi responsabilità per l’errata pianificazione urbanistica ma che poi diventano il parafulmine dei disastri quando occorre rimediare alle catastrofi.

Un velo di pietoso silenzio va steso infine sui Consorzi di Bonifica una cui radicale riforma è in attesa da anni e che praticano la politica del doppio binario: attrarre danaro per la riduzione del rischio idrogeologico e sottrarsi alle responsabilità nella gestione quotidiano della manutenzione dei corsi d’acqua. Detentori  della proprietà di centinaia di invasi idrici non riescono ancora a  pianificare in modo organico e coordinato l’uso multisettoriale dell’acqua, le politiche di risparmio e la potenzialità idroelettrica che gli invasi racchiudono.

Ci sono sufficienti ragioni per reclamare nuove e più efficaci politiche nazionali, ridefinizione  di competenze, semplificazione e  nuove e più efficaci modalità di gestione delle risorse.

Tonino Caracciolo, geologo, già Coordinatore Tecnico del PAI Calabria

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