L’Amicizia al Tempo del Coronavirus di Domenico Mazzullo

L’Amicizia al Tempo del Coronavirus – Lo spunto, o meglio l’occasione per questa nuova pagina del Diario mi è stata data da una rilettura, per mia conferma, dell’ultimo Decreto emanato dalla Presidenza del Consiglio e che apre un poco le maglie della rete protettiva distesa su ognuno di noi e che ci permette di incontrarci con familiari e congiunti, tra i quali rientrano “I rapporti affettivi consolidati”, ma esplicitamente non con gli Amici. Questa constatazione mi ha dato una grande tristezza e mi ha suggerito una riflessione sull’Amicizia.
 Non nascondere
il segreto del tuo cuore
amico mio!
Dillo a me, solo a me
in confidenza.
Tu che sorridi così gentilmente
dimmelo piano,
il mio cuore lo ascolterà,
non le mie orecchie.
La notte è profonda
la casa silenziosa,
i nidi degli uccelli
tacciono nel sonno.
Rivelami tra le lacrime esitanti
tra sorrisi tremanti,
tra dolore e dolce vergogna
il segreto del tuo cuore.
Rabrindranath Tagore
Non conoscevo questa poesia di Tagore, anzi lo confesso, non conosco molte poesie, oltre quelle faticosamente mandate a memoria ai tempi della scuola, perché non amo la poesia, non la comprendo, non ho mai scritto poesie neppure nel periodo adolescenziale, quando sembra che sia d’obbligo scriverne e leggerle ai malcapitati, obbligati ad ascoltarle, ma questa di Tagore l’ho compresa e mi è subito entrata nel cuore e da lì non esce anche volendo, ma non lo voglio.
Sono rimasto stupito io stesso, attonito e non so darmene ragione, non ne trovo altre che il contenuto e l’argomento della poesia stessa: l’amicizia, una emozione, mi correggo un sentimento a me molto molto caro e che pongo al primo posto in una ideale gerarchia di sentimenti, sempre che sia lecito e consentito, possibile stilarne una, come in una immaginaria gara degli affetti.
Alcuni, molti certamente, porrebbero al primo posto, è naturale, l’amore, il sentimento più nobile, secondo il senso comune, più coinvolgente, più esaltante, più ricercato e sofferto, se non trovato, più descritto, più decantato, più amato, più presente e protagonista rispetto a tutti gli altri, fratelli tutti, ma fratelli minori.
Io invece pongo l’amicizia al primo posto, forse perché sono figlio unico, forse perché la solitudine mi è stata compagna per lungo tempo, forse perché sono abituato a riflettere con me stesso, forse perché per attitudine e ora anche per professione, ricevo le confidenze, i dolori, i patimenti, i turbamenti degli altri, ma li tengo per me, li devo tenere per me, senza a nessuno confidarli, a nessuno comunicarli, perché altrimenti violerei un segreto, forse perché a volte questo fardello di sofferenze si fa un po’ troppo pesante, i dubbi personali e le incertezze divengono un po’ troppo pressanti e si vorrebbe condividerle. Con chi? Ma naturalmente con un amico. Non per avere da lui delle risposte, delle soluzioni, dei chiarimenti, ma semplicemente e modestamente per ricevere da lui un conforto, la comprensione, anche silenziosa che solo un amico può darci.
E l’amore direte Voi? Non può darci anche l’amore tutto questo e ancora tanto di più?
Credo proprio di no. L’amore può darci tante, tante altre cose preziose ed importanti, desiderabili e desiderate, ma proprio questo no.
L’amore è lotta, è passione, è esaltazione, è sofferenza anche, a volte, spesso, è combattimento, vittoria e resa, rinuncia anche, ma mai, mai amicizia. Non potrebbe, non può, pena la sua fine e la sua distruzione.
“Non ti amo più, ma rimaniamo amici”. “Non ti amo, ma sei il mio migliore amico”.
Quante volte abbiamo ascoltato queste frasi, queste parole, quante volte le abbiamo anche pronunciate, mentendo a noi stessi e all’altro, forse per indorare la pillola amara, forse per addolcire una dura verità subita o propinata.
Quanta ipocrisia in queste parole, quanta falsità, quanto squallore, mi si consenta la parola, nel mettere a confronto due sentimenti, l’amore e l’amicizia, che nulla hanno a che fare, l’uno con l’altro, che brillano ogniuno di luce propria, che vivono autonomi ed indipendenti, che non coesistono nella stessa persona e verso la stessa persona, ma che artatamente ci sforziamo di mettere a confronto, subordinando l’uno all’altro, secondo una gerarchia che ha dell’assurdo e del malvagio.
Non siamo amanti, ma almeno siamo amici. L’amicizia come premio di consolazione per un amore che risulta impossibile, o non voluto per uno dei due.
Ma perché amici? L’amicizia è forse un legame di serie B, più modesto e meno impegnativo, meno coinvolgente ed esigente, più facilmente recidibile o meglio eludibile, sfilacciabile ed allentabile, quando non è più tempo di continuare, quando la stanchezza o la noia si fanno sentire, si insinuano subdolamente nei nostri rapporti?
Io non credo proprio e il solo pensiero mi fa inorridire e provare terrore, perché se questo sentire, questa convinzione si insinua entro di noi e nella nostra società, allora ogni speranza è persa, ogni possibilità di sopravvivenza, non certo fisica, quanto piuttosto morale e spirituale per la nostra umanità è definitivamente persa e distrutta.
Perché penso questo, perché affermo questo con convinzione?
Perché l’amore con la sua violenza, con la sua forza corre veloce, si insinua subitamente entro di noi, ci avvolge e ci avviluppa, ci confonde, ci scuote e ci percuote, ma altrettanto rapidamente a volte ci abbandona, lasciandoci vuoti e attoniti, indifferenti all’altro.
L’amicizia no.
Al contrario procede lentamente, nasce con difficoltà e con difficoltà si sviluppa e si evolve, lentamente ed inesorabilmente, si muove a piccoli passi, lenti ma sicuri, richiede costanza e pazienza, attenzione, dedizione, studio ed equilibrio, volontà e passione.
Ci si conosce e ci si innamora subito, in un battito d’ali, un colpo di fulmine, ma si diventa amici lentamente invece, giorno dopo giorno, pazientemente e con costanza.
Ecco perché privilegio l’amicizia sull’amore ecco perché la considero più nobile e preziosa, più indispensabile alla nostra stessa vita.
Posso citare, posso elencare vari esempi a prova e riprova di quanto sostengo e credo fermamente, tratti dalla mia vita privata, dalla mia esperienza di psichiatra, ma forse questi avrebbero il vizio, il difetto della soggettività, della appartenenza e derivazione professionale e allora scelgo di rivolgermi alla letteratura, che nella sua universalità gode di maggior credito e considerazione.
Penso alle parole che Micòl Finzi-Contini, splendida e affascinante protagonista dell’Opera più conosciuta e famosa di Giorgio Bassani, appunto “Il giardino dei Finzi Contini” rivolge a Giorgio, rivelandogli di volerlo come amico, ma non come amante: ”Un amante lo voglio di fronte, un amico al mio fianco”.
Non meno pregnanti, chiare ed illuminanti, le parole, il colloquio che si svolge tra la volpe ed il Piccolo Principe, nel capitolo proprio alla amicizia dedicato da Antoine De Saint Exupèry nel Suo “Il Piccolo Principe” e che, ogni qual volta le rileggo, quando ho desiderio di rinnovellarle entro di me, quando ne ho bisogno nei momenti bui, mi consolano e con mia soddisfazione mi evocano commozione e pianto:
”Vieni a giocare con me-le propose il piccolo principe-sono così triste…-Non posso giocare con te-disse la volpe-non sono addomesticata.
-Ah! Scusa -fece il piccolo principe….Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?-
E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…
-Creare dei legami?-
-Certo- disse la volpe.-Tu fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure Tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo e io sarò per te unica al mondo-….-Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano che è dorato mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…-Non si conoscono che le cose che si addomesticano -disse la volpe – Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!-
Chiedo scusa per la lunghezza dello scritto ma l’argomento mi ha preso la mano. Per farmi perdonare mi congedo con un pensiero di Aristotele:
“Cos’è un amico? Una singola anima che vive in due corpi.”

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