Corigliano Rossano – Ignazio Pisani racconta nei suoi diari: “Settembre, ottobre 1918 – L’influenza in forma grave e mortalità, infierisce in tutta la provincia, favorita da scirocco affricano persistente. Anche a Rossano l’influenza miete vite. Attraversiamo tempi assolutamente calamitosi: l’influenza infierisce, scarsezza di ogni genere, prezzi alti, manca neve, ghiaccio, carne.  Non si possono sotterrare i morti che si accatastano nei camposanti per mancanza di chi scava le fosse: e così da per tutto in tutta Italia ed anche al fronte. Muore a Rossano di influenza la Baronessa De Muro in casa Cherubini. Muore nostra zia Suor Maria Antonia Giuranna Badessa di S. Chiara; accompagno io solo il feretro perché tutti, parenti ed amici, hanno paura! Muore in Rossano di broncopolmonite capillare da influenza mio cugino Giudice Francesco Zito in età di anni 43: valido, robusto, studioso, valoroso magistrato, unico sostegno della vecchia madre e delle sorelle nubili. Sventura gravissima! Peppino Casciaro di Vincenzo, che erasi recato a Napoli a rilevare la sorella e mia sorella Teresina, muore d’influenza colà. Muore la moglie del Cap. Mancuso Comandante del presidio; muore la moglie dell’Ing.re De Luca (Bianco), gravida grossa, mentre anche l’Ing.re è grave. Muore il Generale Scardino, assistito dalla moglie e da me. A Rossano sono morte per influenza la moglie e due sorelle del Dott. De Lauro!”.

Questi appunti, portati a unitarietà per l’occasione, sono tratti dal Diario di Ignazio Pisani, pubblicati nel 2017 in un libro a cura di Mario Massoni, e danno una testimonianza autentica, di prima mano, di uno spaccato della tragica situazione provocata nel nostro circondario dalla pandemia Spagnola nel 1918-1919.

Come per il resto del mondo, la Spagnola esordì in Italia verso maggio del 1918.  Primi segnali si ebbero ad Assisi, Domodossola e a La Spezia tra i militari della Marina. Segnalazioni di altri focolai vennero dalle province di Modena, Piacenza, Verona, Pisa, ma inizialmente le caratteristiche dell’influenza furono benigne. A giugno toccò al Piemonte e a Torino così come a Bari e a Taranto. Questa prima fase durò poco più di due mesi. La seconda fase dell’epidemia si manifestò in autunno. La terza ondata, infine, iniziò nel dicembre e si protrasse durante l’inverno del 1919.  Nella seconda fase, la malattia iniziò a rivelare le sue peculiarità maligne che fin dal mese di settembre furono oltremodo chiare.

E la Calabria fu la prima regione dove si manifestarono queste variazioni del quadro clinico. Prima vennero colpite le province di Reggio e Catanzaro, poi l’epidemia si spostò a Cosenza, trovando ovunque terreno fertile grazie alle precarie  condizioni igieniche e alla scarsa alimentazione, dovute anche alla Prima Guerra Mondiale. Le vittime furono tantissime e  per  precauzione si fecero imbiancare gli edifici al fine di sperare di ottenere, con la maggiore pulizia, un rallentamento del propagarsi del virus. Venne bloccata l’apertura delle scuole e si impedirono gli eventi che presupponevano la presenza di tanta gente. Il paese che subì le conseguenze più gravi in provincia di Cosenza, fu Longobucco dove, considerato l’alto numero di decessi, le campane smisero di suonare in occasione dei tanti funerali che si ripetevano uno dietro l’altro. A fine epidemia i morti in tutto il mondo furono decine di milioni su nemmeno due miliardi di persone. Dalle foto dell’epoca emerge chiaramente come una delle principali precauzioni adottate fu l’uso obbligatorio delle mascherine, che venne inoltre rafforzato con il divieto degli assembramenti e le precauzioni per le scuole. Infatti nell’autunno del 1918 le autorità locali chiusero scuole, teatri e cinema, ordinarono disinfezioni di strade, telefoni pubblici e stazioni ferroviarie.

Furono sconsigliati abbracci, baci e strette di mano e vennero realizzate campagne educative che invitavano a non sputare in strada ma a usare fazzoletti. Insomma, a leggere i giornali e i racconti dell’epoca, le misure per contenere la Spagnola ricordano quelle prese oggi per il Coronavirus, a riprova che le regole di prevenzione da rispettare sono sempre le stesse e di collaudata validità.

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.