La Porta dell’Acqua a Rossano, ovvero la storia sotto gli occhi. Racconto di Martino A. Rizzo

Corigliano Rossano – Rossano ha alle spalle una storia millenaria sulla quale gli studiosi tanto hanno scritto e altrettanto potrebbero ancora scrivere. Oggi però si vuole parlare di un’opera che testimonia questa storia, un monumento che è lì, sotto gli occhi di tutti, centralissimo, vicino al quale passiamo ogni giorno, magari senza degnarlo di uno sguardo: la Porta dell’Acqua al Tirone. Questa Porta secolare che si mantiene ancora in piedi per un miracolo della natura, che ha superato terremoti, intemperie, manomissioni, racconta in modo esemplare l’antica storia della Città.

Infatti dimostra, come racconta lo storico Alfredo Gradilone, che Rossano nei secoli fu trasformata in una fortezza imprendibile, fornita – nella parte meridionale più accessibile dall’esterno – di alte mura con torri fortificate dove si aprivano le Porte di entrata nella Città. Queste Porte, secondo il de Rosis, avevano “equa proporzione l’una dall’altra distante” ed erano “ben munite e fortificate”.
Grazie al suo essere costruita per una parte a strapiombo sulle valli circostanti e alle mura che la cingevano, Rossano era una fortezza che riuscì a superare i tanti attacchi subiti nel corso dei secoli da parte dei nemici. Solo Totila, re degli Ostrogoti, riuscì a conquistare la Città nel 548, assediandola e impedendo ai rossanesi l’approvvigionamento dei viveri e quindi dopo vari mesi, stremati dalla fame, dovettero arrendersi.
Per la sua posizione fortificata Rossano venne anche scelta dall’imperatore Ottone II come residenza della moglie Teofano, nel periodo in cui il suo esercito si spostava da Matera e Taranto verso la Calabria per affrontare i Saraceni nel luglio del 982. Ed è questa l’occasione, secondo lo storico Gennaro Mercogliano, che fece sì che il Codex Purpureus Rossanensis giungesse a Rossano, grazie proprio a “Teofano latrice del Codex”.
Sintetizzata in poche righe da un non-storico, questa è una piccola parte della storia millenaria che sta dietro alle Porte di Rossano fra le quali anche la centralissima Porta dell’Acqua con le sue pietre annerite dall’usura del tempo, con i resti delle mura cittadine che s’intravedono, con i cannoni che nel 1799 vi piazzò il cardinale Ruffo mentre soggiornava nel vicino Palazzo Abenante, oggi Amarelli, con i fossili che vi trovò tutt’intorno lo scienziato Benedetto Greco e di cui parla nel suo “Il Lias Inferiore nel Circondario di Rossano Calabro” del 1893.
La Porta, secondo il de Rosis, era detta “Portì o dell’Acqua”, perché – questa volta è il Gradilone che parla – “dava adito alle vicine sorgenti di acqua potabile”; principalmente all’Acqua di Vale, in un’epoca in cui nelle case non c’era acqua potabile. In alto, vicino alla Porta – sempre per il de Rosis – era collocata la Chiesa di S. Michele Arcangelo de Condigno, successivamente trasformata in magazzino e attualmente non si capisce più in che cosa.

Ma la domanda che sorge spontanea è questa: la Porta dell’Acqua, così com’è messa, è in condizione di affascinare, di suggerire al visitatore di soffermarsi, di farsi ammirare e di suscitare riflessioni sulla storia della Città? Riesce ad attirare l’attenzione del passante distratto? Insomma è sufficientemente valorizzata, tenendo conto dell’immenso patrimonio di storia che si porta dietro? Per come si presenta è attualmente un prodotto culturale e turistico vendibile?
A Glastonbury, in Inghilterra, vengono organizzate visite in un sito che ha solo alcuni resti di antiche mura e dove la leggenda, solo la leggenda, narra che vi fu sepolto re Artù. Pertanto la visita in pratica non è altro che l’ascolto della narrazione di una leggenda senza alcun riscontro reale. Mentre davanti alla Porta dell’Acqua ce ne sarebbero fatti veri che si potrebbero raccontare!

Purtroppo, invece, attualmente le condizioni della Porta dell’Acqua, diciamolo pure, non sono delle migliori. Innanzi tutto le indicazioni. Oggi c’è solo un cartello che dice “Porta dell’Acqua”. Manca una targa recante maggiori informazioni come – per esempio – quelle recentemente collocate al Patire.

Il selciato che attraversa la Porta è malmesso e pieno di erbacce. È assente un’illuminazione dedicata a valorizzarne i particolari di sera, rendendo il sito suggestivo. Il mucchio di immondizie presente in fondo alla stradina – infine – non aiuta certo a pensare alla Porta come a un monumento antico tenuto in debita considerazione.

Entrando oggi a Rossano da Porta Cappuccini si può ammirare la bella Fontana, cosiddetta della Sirena, tornata a nuova vita. Sarà mai possibile, proseguendo per il Corso principale, riuscire a poter vedere anche la Porta dell’Acqua curata e valorizzata, con delle guide che vi si soffermano e la fanno ammirare ai turisti mentre raccontano loro la millenaria storia della nostra Città? Mai dire mai.

Martino A. Rizzo

 

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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