La Depressione al Tempo del Coronavirus di Domenico Mazzullo

La Depressione al Tempo del Coronavirus – Purtroppo sapevo che prima o poi sarei arrivato a scrivere questa pagina del Diario, e oggi credo proprio che sia giunto il momento.
Si tratta di un argomento che fa parte integrante della mia vita, che è sempre presente in essa, naturalmente in ambito professionale come psichiatra, ma anche in ambito personale, nella mia vita privata, conoscendo bene e personalmente questa malattia che affligge tanti di noi.
Perché ho deciso di parlarne proprio oggi, su questa pagina del Diario, dedicato ad un’altra malattia altrettanto temibile, ma su un piano del tutto diverso?
Perché, tutti noi siamo vittime di questa epidemia, trasformatasi in pandemia, che incombe minacciosa su tutti, e che ci ha costretto, oltre a dover contare giornalmente i nostri morti e i malati, anche a radicali cambiamenti, dolorosi, nelle nostre vite, nei nostri stili di vita, nelle nostre abitudini radicate e consolidate, nei nostri legami sociali e affettivi, in tutte le nostre umane esistenze, in ultima analisi.
L’epidemia ci ha costretti, bruscamente e brutalmente, a chiuderci in casa, assediati da questo nemico invisibile ed onnipresente, ma che manifesta la sua presenza subdolamente, solo attraverso i danni che provoca entro il nostro organismo,che  ci impedisce quella che è una delle nostre prerogative più umane, la socialità, la contiguità, lo scambio affettivo anche se con semplici gesti, il lavoro, lo svago in compagnia, le attività culturali, anche la scuola, la cui sospensione era stata salutata con giubilo dagli studenti e oggi comincia ad essere rimpianta.
Tutte queste privazioni, necessarie e sacrosante, atte a difendere la nostra salute, a proteggerci dal contagio sempre immanente, sono state affrontate, all’inizio, naturalmente, con un atteggiamento quasi sportivo e sprezzante, ironico e sarcastico, anche e a volte, ma con il passare del tempo ed il perdurare di queste, si sono fatte sentire le conseguenze di questa sospensione generale della vita cui eravamo abituati e assuefatti, tra le quali, in primis, la interruzione del lavoro produttivo per tantissime categorie di persone, con due effetti negativi sostanziali, la perdita del corrispettivo economico, indispensabile per vivere, e il problema dell’impiego del tempo, prima in gran parte assorbito dal lavoro stesso e ora abnormemente dilatatosi, proprio per la assenza di questo, con un enorme danno materiale e morale.
Altro problema molto serio, a mio parere è la privazione dei rapporti sociali che rappresentano una prerogativa indispensabile della nostra esistenza, a tutti i livelli.
Sappiamo tutti che l’essere umano è un animale sociale e ove è privato di questa socialità soffre grandemente e in tempi brevi.
E noi ne siamo stati privati bruscamente e improvvisamente, per motivi più che validi e indispensabili, ma comunque dolorosi e questa privazione dura già da qualche tempo facendo sentire, assieme agli altri fattori menzionati prima un profondo disagio esistenziale.
E’ tutto normale e perfettamente comprensibile e razionalmente derivabile dalla situazione che stiamo vivendo tutti, anzi ci sarebbe da stupirsi se non lo provassimo, ma la normalità di quanto ci accade non ci esime dal prenderlo in considerazione e cercarne una soluzione.
Nei primi tempi di questa forzata clausura, tutta particolare c’è stato il fenomeno quasi folcloristico, ma comunque gioioso, delle persone sui balconi e affacciati alle finestre intenti a cantare, a suonare, a fare rumore in qualche modo, tutti sorridenti e apparentemente gioiosi nel tentativo di rincuorarsi reciprocamente, anche se da lontano, sostenuti dal desiderio di sentirsi vicini, seppure lontani.
Ma ora tutto questo mi sembra finito, scomparso, esaurito e ciascuno si è rinchiuso ancora di più nella propria rassegnata solitudine e isolamento.
In questa condizione psicologica si sviluppa e si realizza alligna quella mala pianta che noi psichiatri chiamiamo “Depressione” e che io vedo presentarsi sempre più di frequente in questi tempi.
Possiamo fare qualcosa per prevenirla? Sì certamente, ma prima di tutto dobbiamo imparare a riconoscerla sul nascere.
Come?
La pagina del Diario di oggi si è esaurita. Ne parleremo nella prossima pagina.

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