Il furto in Casa Pismataro del 1902 finito sul Corriere della Sera, racconto di Martino A. Rizzo

Il Corriere della Sera del 28 dicembre 1902 dà notizia di un episodio di cronaca nera rossanese che di seguito si riporta integralmente.

“Due guardie della brigata mobile, insospettite dal contegno evidentemente impacciato di uno sconosciuto, che transitava iernotte, ammantellato, in via Rastrelli, lo avvicinarono e gli chiesero chi fosse e donde venisse.

L’accento calabrese e alcune contraddizioni dello sconosciuto, accentuarono i sospetti degli agenti, che invitarono il loro uomo a seguirli in Questura per qualche schiarimento.

Anche al cospetto del delegato Stajano, comandante la brigata, quell’uomo insistette dapprincipio nell’assicurare che si chiamava Francesco Berardi ed era un povero diavolo, venuto a Milano in cerca di lavoro, alloggiato all’Albergo Popolare. Ma, incalzato dalle domande del funzionario, egli cominciò a confessare che si chiamava realmente Pietro Bruno, che aveva 33 anni e faceva il cuoco.

Fu allora che il delegato Stajano si risovvenne di un mandato di cattura circolare in confronto appunto di codesto individuo, autore di un furto rilevante di oggetti preziosi in danno di un signor Pasquale Pismataro da Rossano (Calabria).

Vistosi scoperto il Bruno, continuando le sue confessioni, raccontò che da circa dodici anni egli si trovava alle dipendenze del signor Pismataro, in qualità di cuoco. Un giorno gli saltò in testa di prendere il volo per girare l’Italia. Gli occorreva del denaro e pensò di rubare ai suoi padroni, come fece infatti e poi fuggì.

Il delegato Stajano mandò subito all’Albergo Popolare, dove il Bruno – che era ivi alloggiato da parecchi giorni – aveva depositato due valigie, che furono naturalmente sequestrate e trasportate a San Fedele.

Queste due valigie contenevano una quantità di posate e di altri oggetti d’argento, nonché un vero tesoretto in braccialetti, orologi, catene e finimenti ornamentali per signora tutti d’oro tempestati di brillanti.

Il Bruno possedeva inoltre 600 lire (circa 2.700 euro ai valori attuali) in biglietti di Banca, che teneva con sé nel portafogli.

L’arrestato, allorché si comprese scoperto, rimase come intontito. Però si affrettò a sostenere che non vendette alcuno dei gioielli rubati perché aveva la ferma intenzione di ritornare al suo paese e restituirli ai suoi vecchi padroni.

In quanto al denaro dichiarò che aveva rubato solamente 600 lire, dunque – essendo egli in credito di 150 lire verso il signor Pismataro – il denaro sequestratogli era più che sufficiente per indennizzarlo.

Ieri, il Bruno venne trasportato al Cellulare per esser trasferito a Rossano”.

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

 

 

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