Il Barone (Compagna) e il Brigante (Palma). Racconto di Martino A. Rizzo

Corigliano Rossano – Negli anni ’60 dell’Ottocento il barone Luigi Compagna era il nobile più ricco e influente del Circondario di Rossano e Domenico Straface, detto Palma, a sua volta ne era il brigante più potente. È risaputo che due poteri che insistono sullo stesso territorio o si fanno la guerra o si mettono d’accordo. Pertanto viene spontaneo chiedersi quali fossero all’epoca i rapporti tra il Barone e il Brigante. Si combattevano o convivevano?
Per una prima risposta torna utile un documento del 29 agosto 1866 con il quale il Luogotenente Comandante Mugnai, in merito al comportamento del Compagna verso la lotta al brigantaggio, informava il Comandante della Divisione Territoriale di Catanzaro, generale Arnulfi, che: “Il Signor Barone Compagna di Corigliano ha pure offerto al Signor Prefetto della Provincia una squadriglia ma senza nessuno effetto e la ragione è perché il detto Barone ha voluto mostrare illusoriamente di concorrere alla distruzione del brigantaggio ma col fatto non vi coopera in nissun modo, al contrario se egli volesse veramente potrebbe far concorrere alla distruzione medesima le sue centinaia di guardiani”.
Insomma secondo il comandante Mugnai tra i due potentati – quello di Compagna e quello di Palma – vigeva il vecchio detto del “cane non morde cane”.

D’altra parte al soldo di Compagna c’erano circa 500 guardiani, di cui molti borderline tra legalità e illegalità, che – al contrario dei militari “forestieri” – conoscevano alla perfezione il territorio e quelli che lo abitavano e quindi avrebbero potuto rappresentare una formidabile spina nel fianco per le comitive brigantesche che girovagavano per monti e boschi.

Una seconda risposta alla domanda iniziale viene data da Alessandro de Rosis che nel 1868 fu rapito a Corigliano da Palma e ha lasciato un diario che ricostruisce i suoi 36 giorni di prigionia. Questo documento resta tutt’oggi una fondamentale testimonianza sulla vita di Palma e dei briganti. Alessandro racconta che Palma il 14 giugno 1868, rivolto a un emissario della famiglia de Rosis, affermò di essere “fedele servitore” dei Compagna.
Suona sibillina questa testimonianza di Alessandro in quanto in tutto il suo diario riporta i nomi di pochissimi nobili e sempre molto benevolmente: il barone Mollo di Cosenza e i baroni Barracco di Crotone. Invece non cita mai il suo concittadino barone Luigi Compagna il cui nome, invece, mette in bocca a Palma. Perché? Un caso o pietruzze lanciate con nonchalance cercando di nascondere la mano?

Comunque arrivò un giorno in cui a questa amicizia, non-belligeranza o quello che era tra il Barone Compagna e il Brigante Palma fu necessario mettere la parola fine.
Infatti agli inizi del 1869 il principe Umberto di Savoia, erede al trono, durante una festa alla quale prendeva parte a Napoli, si soffermò a discutere col barone Luigi Compagna sul “problema Palma”, esortandolo a intervenire e incoraggiandolo con un “influenzate voi in tutta la estensione della parola”.
Così, chiamato in causa direttamente dall’erede al trono nella guerra condotta dal governo a Palma, Luigi Compagna non potette più permettersi di fare “il pesce in barile”. Tornato a Corigliano chiamò il colonnello Milon, comandante del distaccamento dell’esercito di stanza a Rossano, e insieme decisero le mosse per mettere fine all’avventura di Palma. A tal fine stabilirono di infiltrare Giovanni Arturi Vulcanis, compare di Palma, nella sua banda col compito di farlo fuori.
Giovanni Arturi Vulcanis apparteneva a una famosa famiglia di briganti di Corigliano. Era figlio di Luigi e di Serafina Cimino e i fratelli Alfonso, Carlo e Felice, dopo problemi con la giustizia, nell’inverno del 1860 si erano dati alla latitanza, seguiti dagli altri due fratelli, Angelo e Alessandro. Alessandro poi era diventato il “segretario” di Palma, ucciso dalla squadriglia Rosanova che recò “la testa in Rossano tra gli applausi della popolazione.”
Giovanni Arturi Vulcanis, per sottrarsi a un mandato di cattura dovuto alla complicità nel sequestro de Rosis, si era reso latitante. Convocato da Compagna accettò l’incarico di uccidere Palma al fine di concedersi, insieme alla sua famiglia, la possibilità di godere di un po’ di pace e tranquillità, dopo tanti anni di turbolenza.
I primi giorni del luglio 1869 venne perciò inscenato un finto scontro a fuoco tra i soldati e Giovanni in modo da fargli avere anche l’aureola del brigante ricercato e combattente e consentirgli di unirsi alla comitiva di Palma con ancora più credibilità, per meglio assolvere il compito assegnato.

Successivamente, tra il 12 e 13 luglio 1869, Palma venne ucciso in Sila, sotto la montagna detta Macchia Sacra dove cercava di nascondersi e chiedeva viveri. Antonio Acri però, invece di aiutarlo, avvisò Tommaso Maida, fattore del barone Barracco, il quale per catturarlo organizzò una squadra rinforzata da un drappello di bersaglieri. Palma, com’era nelle sue strategie, cercò di sfuggire all’agguato evitando lo scontro diretto con gli avversari, ma così facendo arrivò a tiro di Pietro Librandi, guardiano del barone Guzzolini, che lo ferì mortalmente. Questo è quanto risulta dalla versione ufficiale sulla morte di Palma.
A Corigliano invece è sempre circolata un’altra versione, ufficiosa, secondo la quale Palma fu ucciso dal compare Giovanni Arturi Vulcanis mentre gli faceva la barba.

Dove sta la verità? A chi piace vivere la storia sulla base dei documenti e delle testimonianze non può che attenersi alla versione ufficiale. Ovviamente, però, non si può negare che spesso documenti e testimonianze non spiegano tutto, che spesso a distanza di secoli restano zone d’ombra inesplorate ed equivoci e perciò anche i racconti popolari possono essere illuminanti per colmare le lacune.
Di sicuro comunque Giovanni Arturi Vulcanis venne in qualche modo ricompensato per il suo impegno nel cercare di assecondare i desiderata del Barone. Infatti nell’Archivio Compagna di Corigliano in un documento del 9 maggio 1880 sulla “Nuova organizzazione esterna” delle proprietà Compagna lo si ritrova come capo della Terza Zona. Insomma partito da brigante e latitante in seguito anche lui fece la sua brava carriera nella grande e generosa (con gli amici) organizzazione imprenditoriale del Barone.

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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