Erosione costiera. Menin: Con le prossime mareggiate si distruggerà il lungomare



editorialeCorigliano Rossano – Sono un semplice osservatore e appassionato dei fenomeni naturali: ma per l’amore verso la terra calabrese che mi ha dato i natali, mi permetto di ipotizzare, visto quello che è avvenuto nella costa jonica di CoriglianoRossano tra ottobre 2019 e gennaio 2020 – mi pare ci siano le condizioni potenziali perché in occasione di prossime mareggiate possano verificarsi danni seri alle strutture mobili e anche ad alcune strutture fisse della nostra costa, cioè abitazioni o strade e altre opere dell’uomo. Dico questo perché essendo cambiata la morfologia della spiaggia già dall’autunno a seguito di una violentissima mareggiata, quella parte rialzata di accumulo di sabbia e pietrisco che in qualche maniera proteggeva dall’avanzamento delle onde, ora non c’è più e resta una parte sopraelevata di un metro e più di sabbia compattata (soprattutto nell’area di Rossano), che alle prossime mareggiate comincerà ad erodersi. Nella parte di Corigliano la situazione è altrettanto rischiosa, anche se la morfologia della spiaggia è differente. Bisognerà vedere l’intensità del vento, la direzione e altri aspetti che ogni volta possono essere differenti.

Ho visto coi miei occhi distruggere un lungomare fatto di pesantissimi pilastri di cemento armato e una strada a doppia corsia che si trovavano nel mio paese natale (Monasterace in prov. di RC sempre sullo Jonio) e costrinsero la protezione civile ad intervenire con metodi sbrigativi proteggendo il litorale con massi aderenti che ancora esistono , anche se periodicamente debbono essere sostituiti perché le onde li spostano. Ma sono eventi ampiamente avvenuti su tutta la costa tirrenica, dove si sono persi 200 dei trecento km di spiagge che preesistevano fino agli anni Settanta.

Mi sembra corretto informare i cittadini che hanno strutture nei pressi della costa di questa eventualità, e mi sembra sia giunto il momento di affrontare il problema erosione con gli strumenti che la scienza offre oggi, sempreché i cittadini e gli amministratori vogliono che la spiaggia si conservi. Se non si provvede ad intervenire adesso dopo avere cercato di capire le dinamiche marine e il comportamento dei corsi d’acqua (anche se siamo in fase di cambiamenti climatici) giocoforza oltre ai rischi potenziali è quasi scontato che la spiaggia possa andare perduta, con grave danno economico io penso per tutta la città di Corigliano Rossano. Visiterò nei prossimi giorni anche la situazione in altri paesi vicini e mi premunirò senza alcuna pretesa di sostituirmi a nessuno, di esprimere delle valutazioni ponderate sulla situazione delle spiagge nel comprensorio. Per adesso mi rivolgo al sindaco di Corigliano Rossano perché cominci seriamente a pensare di affrontare il problema, e sarebbe utile in collaborazione coi sindaci dei paesi vicini, io penso per il tratto di costa almeno tra la foce del Crati e Capo Trionto e se si valuta anche in direzione di Trebisacce e di Cariati, ma questo dovrebbero dirlo meglio gli studiosi che in italia ci sono. Più tardi si interviene dove ci sono strutture rigide, più alto diventa il rischio di perdere la spiaggia. Fuori dagli abitati il discorso è diverso perché non essendoci strutture edificate vicino alla spiaggia, il mare nel suo gioco di andare avanti e indietro col moto ondoso ricostruisce l’arenile, ma questo non può avvenire, per legge fisica e morfologica quando ci sono opere che impediscono o ostacolano la deposizione libera dei sedimenti. Cioè oggi, pur in ritardo, si può ancora intervenire con gli strumenti normali, domani questa libertà non l’avremo e dovremo operare con l’emergenza, cioè chiamando la protezione civile a difesa delle strutture antropiche. Queste sono situazioni note nel mondo da molti anni, che oggi diventano sempre più di attualità a causa dei cambiamenti climatici e dell’intensificarsi dei fenomeni atmosferici nonché marini. All’epoca in cui venne progettato l’intervento per il lungomare di Rossano, parlando con un tecnico universitario che redigeva il progetto, gli chiesi se aveva fatto indagini sull’erosione costiera e mi rispose che aveva consultato indagini con un tempo di ritorno di 30 anni, e alle mie contestazioni di insufficienza mi fece capire alla larga che aveva ricevuto “consigli” di tipo politico. Non sta a me valutare l’opera dei tecnici esterni all’amministrazione o interni. La politica quando è ignorante, purtroppo, produce consenso politico immediato, ma non sempre opere che durano nel tempo, e quindi produce anche danni alla comunità. E ne stiamo avendo ampia prova, senza per questo prendermela con qualcuno in particolare. Tutto questo se nel PRG della città venissero inserite le norme di compatibilità ambientale, che anche a causa delle pressioni di privati oggi invece non ci sono, ebbene tutto questo si potrebbe evitare o quantomeno ridurre nei rischi per la sicurezza. Il nostro PRG infatti non aveva come base tecnica il modello di clima che abbiamo oggi, totalmente diverso da quello degli anni ’50, ’60 e ’70. Il mio quindi vuole esser un invito sia ai cittadini che agli amministratori, non solo quelli locali, a riflettere bene e a cominciare ad affrontare, senza la ricerca di obiettivi immediati, ma con metodi adeguati supportati dagli scienziati che se ne occupano, per garantire sicurezza alle nostre generazioni tra figli e nipoti.

FABIO MENIN già pres. WWF CALABRIA

 

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