Editoriale. Riattivare gli ospedali dismessi in Area Magnogreca



Domenico Mazza

Alla fine è arrivato anche da noi! Il Covid-19, come era prevedibile fosse, non ci ha risparmiati, anzi sta contribuendo in maniera plateale a far notare tutti quelli che sono i limiti di una Regione che dal punto di vista sanitario arranca in ogni suo passo. Certo ci abbiamo messo anche tanto di nostro: esodo di massa qualche sera fa dalle regioni del Nord, materiale sanitario di base (alludo alle famigerate mascherine) che arranca finanche nelle corsie degli ospedali (proprio in queste ore si legge da più parti la denuncia del mancato utilizzo delle mascherine per il personale dello Spoke CoriglianoRossano), strutture sanitarie già al collasso (ed il picco virale deve ancora arrivare), mancata ottemperanza delle ferree regole a cui il governo ci sottopone… In tutto ciò assistiamo a un rocambolesco scambio di vedute (la rete è piena), su ciò che sia meglio fare, nel mentre vengono lanciate proposte dagli Amministratori locali  al nuovo Governatore circa il riuso degli ospedali dismessi.

Ora sarebbe il caso di porsi alcune domande e vedere se esistono i presupposti per poter quanto meno prepararci alla forza d’urto che potrebbe arrivare, al fine di non tentare di “fermare il Nilo” con la sola imposizione delle mani. Intanto bisognerebbe pensare a raddoppiare gli attuali 107 posti letto in terapia intensiva. Se a questo aggiungiamo che l’area Magna Graecia con gli ospedali di Crotone e Corigliano Rossano, dispone di soli 8 posti (mediamente 1 ogni 52000 abitanti) ci si rende conto di quanto abbia funzionato negli ultimi anni la delocalizzata sanità rispetto all’asse Jonico per ottemperare alle deviate logiche del centralismo; ma questo è argomento che potrà attendere tempi migliori quando magari l’ondata di questa pandemia virale sarà un vago ricordo, ed a quel punto si trarranno le dovute conclusioni su questa scriteriata ripartizione.


Magari andrebbero anche inibiti alcuni luoghi di lavoro (alludo ai vari contact center sparsi in area magnogreca e non solo) laddove il numero spropositato di persone presente nel medesimo spazio fa sì che le raccomandazioni previste dal decreto ministeriale vadano a farsi friggere, essendo sedi naturali di incubatrice virale, propio a causa del grosso numero d’individui che in queste prestano la loro forza lavoro.
Non ha molto senso chiudere le scuole, propio per evitare la conpresenza di diverse persone nello stesso spazio e poi lasciare aperti uffici pubblici e privati (alcuni di questi vere e proprie “fabbriche” di maestranze) dove comunque molti cittadini e lavoratori condividono lo stesso ambiente.
Forse sarebbe il caso d’ispirarci alla Cina che ha bloccato per oltre 20 giorni tutta la regione di Wuhan che all’incirca conta la stessa popolazione del nostro Paese, ottenendo numeri rassicuranti in merito alla non diffusione della pandemia. Certamente necessiterà essere pronti e preparati!

Allora si vaglino le proposte dei tanti amministratori che stanno chiedendo a gran voce la messa in utilizzo delle strutture sanitarie dismesse (solo in area Magna Graecia ne abbiamo tre tra gli ex ospedali di Cariati e Trebisacce ed il mai partito ospedale di Mesoraca, così come il caso della caserma collaudata e mai messa in funzione a Cutro), dove eventualmente ospitare coloro che saranno aggrediti dal virus, ma che non necessiteranno dei respiratori, evitando quindi di farli accedere alle strutture spoke di Crotone e Corigliano Rossano che sono già al collasso e per le quali sarebbe necessario il potenziamento dei posti letto in rianimazione, bypassando così l’eventuale contagio del virus ai degenti presso le strutture ed al personale sanitario. Ed infine cerchiamo di essere tutti noi più coscienziosi e prudenti, evitando d’uscire, se non per comprovata necessità, sperando che nel frattempo la scienza faccia i suoi passi nella ricerca di un antidoto al nemico invisibile.

Domenico Mazza, cofondatore Comitato per la Provincia della Magna Graecia.

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