Editoriale. Magna Graecia, il culto dell’orto, il sogno (la paura) della “macchia”

Domenico Mazza

Tra il deviato concetto di centralismo e la limitata visuale localistica ben s’intersecano due varianti tipiche del mondo agricolo: l’orto e la macchia.
Per quanto le stesse possano apparir affini, invero differiscono notevolmente, e per la dimensione dell’appezzamento di terra e per la qualità dell’humus; l’orto inoltre ha caratteristiche che affinano di più alla realtà domestica, la macchia ha peculiarità che s’avvicinano maggiormente alla grande distribuzione, ad una visione più globalizzata, laddove il prodotto della terra non finisce necessariamente sul tavolo del produttore, ma arricchisce le vettovaglie di tanti.
Orbene Sybaris e Kroton, così un tempo venivano chiamavano questi due territori, oggi conosciuti come Sibaritide e Crotoniatide, sono “orti” amministrati da padroni non autoctoni, che si servono di “personaggetti” che il Manzoni avrebbe chiamato “Grisi”, i quali grazie ai servigi padronali riescono ad imbandire con le vecchie tecniche dello “scrocco” le proprie tavole dove mistificano la loro effimera preponderanza ai loro commensali.
Tali uomini (per dirla con un eufemismo), s’atteggiano ad illuminati, pensano d’imperare, si considerano dispensatori del sapere e conoscitori della nobile arte politica!
In realtà sono solo galoppini che si muovono a mo’di pupazzi ammaestrati!
Hanno la loro area di comfort nei piccoli perimetri sibarita e crotonese, restano fedeli  all’ideale dell’ostrica verghiano”, il loro atteggiamento da gregari li inibisce a uscire fuori dai ristretti recinti nei quali operano.
Pertanto risultano reticenti al cambiamento!
Il più delle volte criticano (ammesso che abbiano capacità di critica) solo per partito preso, non conoscendo altre realtà oltre la loro, non potendo fare termini di paragone, utilizzano espressioni da social, che denotano, qualora ancora non risultasse palese anche ai meno avveduti, la loro proverbiale pochezza.
In tutto questo marasma, qualcuno il conto dovrà pur pagarlo!
La storia ha dimostrato che a pagare sono state due popolazioni, spogliate, ferite, offese; così sono ridotte Crotone e Corigliano Rossano, con le loro rispettive aree di pertinenza, luoghi deserti, arrancanti dal punto di vista dei servizi, sanitari in primis, ma potremmo continuare con trasporti, welfare e giustizia, solo per citarne alcuni…
La cosa più raccapricciante è che ancora non ci rendiamo conto!
Qualcuno ancora pensa che Corigliano Rossano sia Ginevra e che il mondo inizi sul Trionto per terminare alla foce del Crati, mentre dal lato pitagorico taluni ancora vedono la città come un Capoluogo, pur sapendo che la stessa lo è solo sulla carta.
Il centralismo che la politica dei Capoluoghi storici ha irradiato sui nostri territori ha fatto anche questo: contribuire a non consapevolizzare che siamo ad un punto di non ritorno!
Quindi eccoci qui a tutelare l’orticello, dove si sa, è più facile gestire quella piccola sacca d’elettorato, convinti come siamo ed assertori del fatto che innalzare muri ci preservi, ci difenda dagli attacchi nemici.
In verità ci ha reso solo più piccoli, ancor più piccoli dei nostri piccoli territori, poiché ci ha limitato anche dal punto di vista culturale.
Pertanto sentendoci piccoli, non ci reputiamo pronti ad allargare (e gestire) i nostri orti al concetto di macchia, perché sia detto e senza offesa per nessuno, la macchia non può essere gestita da una classe politica che pensa a “riempire di giacche il proprio armadio, pur sapendo di non avere un solo calzone da indossare”, né tantomeno con un numero abnorme di candidati in 200km, disconoscendo che alla fine si pesteranno i piedi a vicenda facendo il gioco dei candidati  presenti nei Capoluoghi storici, sopratutto considerato che il collegio Nord prevede tutta l’attuale provincia di Cosenza, in cui la Sibaritide rappresenta solo il 26% della popolazione totale, mentre la provincia di Crotone il 24% del collegio Centro, di contro alla “macchia” Magna Graecia che rappresenterebbe il 23% dell’intera Regione.
Allora, se la matematica non è un’opinione, bisognerebbe avere solo un po’ di coraggio e metterci in gioco ponendoci una domanda: “Vogliamo continuare ad essere piccoli ed insignificanti cibandoci dei brandelli di rimasuglio del cibo degli squali, oppure iniziare a scegliere cosa mangiare e sopratutto come mangiare? “
Ecco questa potrebbe essere una domanda che ognuno di noi dovrebbe rivolgere a se stesso, ed al contempo chiederci:”Vogliamo essere rappresentati da politici del quartiere, oppure aspirare ad avere rappresentanti che a prescindere dalla casacca che vestirànno, saranno in grado di ergersi a condottieri di un’area che parta dal confine lucano per lambire l’area dell’istmo?”
Bene, Magna Graecia aspira sopratutto a questo, restituire la consapevolezza della dignità al popolo Jonico del nord est, che per troppo tempo ha vissuto schiacciato nel suo piccolo orticello, governato a mo’di feudo dai padroni degli storici Capoluoghi, ai quali lo status quo, non fa altro che comodo, poiché potranno sempre utilizzare come serbatoio elettorale l’impercettibile territorio sibarita e l’impalpabile area crotoniate.
Ma dall’unione dell’impercettibile con l’impalpabile, non nascerà l’inutile, piuttosto la più grande area vasta della Regione e fra le prime 20 d’Italia, pertanto mi rendo conto non potrà piacere a coloro che disconoscono il significato del termine coraggio, in compenso piacerà a tutti coloro che sono stanchi del persistere di tale iniqua e scriteriata situazione….. E sono davvero tanti.
—Usque ad fundum—Magna Graecia.

Domenico Mazza, cofondatore comitato per la provincia della Magna Graecia.

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