Editoriale. Il sistema marcio e la fastidiosa doppia morale



Corigliano Rossano – Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Nell’era dei social siamo bombardati di giorno in giorno da notizie di arresti per tangenti, corruzione, abuso d’ufficio al fine di favorire il fenomeno delle clientele, nomine espressioni  di lobby trasversali e chi più ne ha più ne metta. E, nel tempo, abbiamo avuto forze politiche che hanno gridato a “lupo a lupo” facendo denunce a destra e a manca allo scopo d’incantare gli elettori e farsi eleggere conseguendo le postazioni ambite. Cosa è cambiato? Nulla! Ho la vaga impressione che questa forma di doppia morale inizi a infastidire l’opinione pubblica, troppe volte ingannata da speculatori del linguaggio, senza coraggio e dignità. E allora anziché fare i finti puritani, apriamoci alle idee, ai progetti fattibili, possibilmente senza mentire. Negli anni abbiamo avuto, e continiuamo ad avere, esponenti politici che hanno denunciato sistemi dai palchi per poi, gli stessi, riproporli una volta eletti. In qualche caso il “faccendiere di turno” si erge pure a paladino della moralità. Atteggiamenti così strafottenti che, però, fanno capire come in Italia sia possibile di tutto e di più, sapendo svolgere il ruolo,  a convenienza e a seconda delle necessità, di garantista o di giustizialista.

A questo punto viene da chiedersi: come cambiare il sistema? Come rilanciare l’economia e l’occupazione? Come ridurre le tasse? A mio parere occorre un’azione repressiva mediante una vera e propria rivoluzione in magistratura e nelle forze dell’ordine. La voce “tangenti” galoppa e di brutto. Gli appalti e le opere pubbliche hanno un tariffario, così come vincere un concorso e/o vedersi assegnato un incarico. Il marcio è ovunque, anche in ambienti ecclesiali d’altronde.

La prima vera emergenza è mettere mano alle regole. La logica da introdurre deve essere meritocratica: chi sbaglia paga! In Italia, invece, chi sbaglia fa carriera! Come può cambiare il sistema? Appare scontato che di fronte a certe logiche  alla prima occasione ognuno delinqua. E non è solo la politica, perché la cosiddetta società civile non è assolutamente esente. Sono tanti i “furbetti di quartiere” che operano sotto traccia, di cui nessuno parla, ma che hanno incarichi e vincono bandi o concorsi farlocchi fatti su misura. Ed è chiaro che prende sempre più corpo il familismo, le corporazioni, s’incentiva il servilismo, perché tutto è possibile in Italia. E cosa dire di quel  mondo associazionistico che s’impegna nella lotta alla mafia o alla ‘ndrangheta magari con impegni costanti di sensibilizzazione nelle scuole o in altre agenzie, per poi in alcuni casi assumere informazioni secondo cui si lucra attorno ai contributi e/o finanziamenti. Una vera classe politica mette mano a tutto questo, non ha paura di determinati poteri! Costruire una magistratura altamente professionale, elevare la qualità di indagine con i mezzi innovativi e altamente tecnologici, introdurre nel caso la responsabilità civile alla luce anche delle procedure d’infrazione della corte di giustizia europea all’Italia. Giungere quindi alla separazione delle carriere con giudici che si formano con forti attitudini investigative. Allo stato abbiamo invece continue richieste di risarcimento per ingiusta detenzione (Chi paga?), continue e costanti scarcerazioni sulla base di indagini lacunose e nel frattempo si viola la libertà degli individui senza che nessuno paghi per questo. Allontanare anche il meccanismo che si faccia carriera per anzianità di servizio e non già per capacità o per i risultati prodotti. Ecco, fino a quando non si metterà mano a una vera riforma,  saremo costretti ad assistere al solito teatrino di chi convive nel sistema ma fa il perbenista da un lato, e chi è nel sistema e ne difende per convenienza consolidata l’esistenza. E l’onestà? Beh, per le persone oneste non resta altro che appellarsi alla propria coscienza e passare per ingenuotti agli occhi dei tanti furbetti di quartiere.

Matteo Lauria – Direttore I&C

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