Editoriale. Ex tribunale di Rossano, il “caso Palamara” conferma le tesi del GAV

Corigliano Rossano – Il “caso Palamara” non dice nulla di nuovo a quanti nel tempo hanno sostenuto la battaglia circa la chiusura dell’ex tribunale di Rossano. Quale ex componente del Gav, gruppo d’azione per la verità, mi sono sempre contrapposto a chi sosteneva la tesi secondo cui il presidio di Viale Santo Stefano meritasse la soppressione in quanto ritenuto discusso. Non che non vi fossero disfunzioni o altro, ma semplicemente perché quel che accadeva a Rossano non era altro che la proiezione della porcheria di Stato vigente tuttora in altri presidi, se non peggio. Ed ecco trovate le ragioni per cui anche a fronte di ipotesi gravi quali l’alterazione di relazioni o carte false che dir si voglia, tutto al fine di favorire altri presidi a danno del tribunale jonico,  lo Stato non ha mai inteso rispondere alle istanze prodotte dal Gav mediante la consegna di due circostanziati dossier. E chi avrebbe dovuto rendere giustizia? Questa gente altamente discussa? Poveri noi!  

Basta dare uno sguardo alle intercettazioni per capire il sistema Italia e il sistema giustizia in generale. Altro che Rossano tribunale discusso! Una presa in giro che coinvolge le più alte cariche dello Stato e verso cui non vi è stata la giusta indignazione di una comunità, la nostra, che ha pensato di liquidare la questione tribunale con l’alibi che fosse una battaglia degli avvocati! Quanta idiozia! E ora? Non ho mai avuto dubbi sul  sistema giustizia italiano e sull’alta percentuale di contaminazione. A convincermi ancor di più,  l’allora esperienza dell’ex magistrato Luigi De Magistris costretto a lasciare la Calabria per aver indagato a 360 gradi la politica marcia. E oggi, per queste ragioni, fuori finanche dalla magistratura.

Questo tema, a mio parere inquietante, non ha trovato spazio neanche nella campagna elettorale appena terminata. E quando qualcuno ne ha fatto cenno ne ha parlato in termini di “riapertura” considerata la presenza oggi di una città di 80mila abitanti. Non già per la porcheria posta in essere dal sistema malato e infangato. Eppure siamo in un territorio che ha sete di giustizia e la elezione dell’attuale sindaco Stasi, politicamente- per quel che si dice – conferma questo dato. E perché però a fronte di tanto moralismo non fa presa l’ingiustizia subita sul caso del tribunale di Rossano? Quasi fosse un qualcosa che appartenga al lontano passato e che sia da liquidare in quanto un fatto ritenuto politico. La politica- sia chiaro- è ben altra cosa, non è malaffare! Se si è moralisti lo si è sempre, perché appartiene all’indole umana, è un modo di essere. Il moralismo ad intermittenza, invece,  apre le porte alla speculazione e all’opportunismo.

Chissà se il “caso Palamara” possa aiutare a far riflettere chi di dovere, e portare le lancette indietro nel guardare avanti. Rossano, ora Corigliano Rossano, è stata TRUFFATA! La riapertura di quel tribunale (non importa dove) è segnale di ripristino di legalità sulla base di un dolo commesso, altro che una nuova legge per riaprire quel presidio. Su questo punto cercammo di coinvolgere i parlamentari eletti del M5S che del processo di moralizzazione della pubblica amministrazione ne fanno una bandiera, così come in passato tentammo di trasmettere questi valori ad altri parlamentari espressione di altri schieramenti, ma niente. Per non parlare della locale classe dirigente e delle organizzazioni sindacali che, quasi quasi, bisognava trascinarli. Tuttavia, il problema rimane principalmente in noi tutti cittadini che non vogliamo comprendere l’importanza della protesta di massa.  

Matteo Lauria – Direttore testata giornalistica I&C

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