Editoriale. Elezioni, i modelli democratici e la rivoluzione culturale di cambiamento

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“[…] è mancato sempre, per ragioni ormai storiche, un efficace intervento a favore del mezzogiorno sul piano della cultura e della formazione. […] L’ intervento educativo deve perpetrarsi all’ interno dell’ambiente socio-culturale; tra scuola e ambiente circostante ci deve essere un rapporto di fiducia, di collaborazione se si vuole avviare una politica del cambiamento.” 

Ludwig Wittgenstein chiedeva : se  un bambino fosse  chiuso in una stanza rossa  sin dalla nascita avrà nel suo incedere biologico ed intellettivo difficoltà nel considerare  i colori e lo spazio quali dimensioni complessive e non limitatamente alla stanza ?

Chi ha letto l’opera di questo straordinario pensatore viennese dovrà oltremodo considerarsi oggetto d’indagine poiché l’interesse che l’uomo ha per l’uomo  è un’urgenza ineludibile e sensibile. Una stanza così  intesa quale spazio costretto  non è per il filosofo   limite ma orizzonte di un pensiero che oltrepassa ogni barriera fisica e mentale in funzione di sensibilità e sensitività, di una logica del pensiero.

Sappiamo che i sensi a nostra disposizione, molti di più dei cinque canonici, non ci sono stati attribuiti quali accessori edonistici ma per bisogno di sopravvivenza. Un processo lungo milioni di anni oggi ci consente di ascoltare, percepire, toccare, gustare, odorare  e potenzialmente prevedere con pochissimo scarto di errore   i processi  umani che ci governano, cioè di considerare  attraverso   il pensiero quel che  viene e va dal mondo. 

Di certo l’uomo deve, per necessità, sempre ricercare una soluzione al suo vivere. 

Il processo che promuove tale ricerca è di fatto politico ed interessa interi territori, nazioni e continenti non solo intesi quali spazi geografici e politici ma altresì come possibili evoluzioni e trasformazioni che questi comportano nel tempo e che di fatto divengono storia dell’umanità. 

Tutti noi siamo, dunque, immersi in questioni politiche e non interessarsene diminuisce la qualità politica delle soluzioni e quindi del nostro vivere sostanziale.

Un processo, di qualsiasi natura politica, partecipato aumenta la probabilità di riuscita purché vi sia al centro di un tale processo un’organizzazione qualificata ed efficiente. 

Studiare, ricercare, confrontarsi, aprirsi sono aspetti che devono nutrire ed attraversare  le nuove generazioni e le future classi dirigenti. Concetti ed aspetti culturali e politici  che ritroviamo negli scritti sociali e meridionalisti di  Antonio Gramsci ,nel coraggio di  Alcide De Gasperi  nel rifondare una nazione  distrutta, nelle intuizioni e proposizioni di Costantino Mortati  come   “Le insufficienze dello Stato”, nel noto discorso di Piero Calamandrei fatto agli studenti universitari e medi di Milano il 26 gennaio 1955, nella continua attività intellettuale e politica di Aldo Moro, nell’azione e  nel programma politico del nostro primo presidente della  Regione Calabria  Antonio Guarasci.

Uno Stato, dunque, in cui siamo chiamati tutti democraticamente a disporre i nostri talenti al fine di perpetuare una filiazione libera e colta, in cui la scuola e la cultura siano in costante dialogo con il mondo esterno del fare  e del produrre, dell’organizzare  programmaticamente e politicamente lo Stato , certo qui inteso come un insieme di comunità sociali coese e dialoganti.  

I modelli, già citati, ancora tutti attuali e da perseguire  non hanno ad oggi sortito o sollecitato quell’evoluzione politica   auspicata, poiché è evidente che un modello politico  deve non solo essere  compreso e profondamente analizzato ma soprattutto adeguato ai tempi ed alle contingenze. Piuttosto assistiamo   oggi politicamente   ad un ripiegarsi su posizioni del tutto inadeguate ed insufficienti.

 Una manifestazione politica quella odierna che risponde  a subdoli luoghi di potere che contemplano il profitto su tutto ,e che sempre più rifuggono ed allontanano  l’attività politica dalle reali esigenze della gente. 

 Nell’era digitale e della società liquida, intere popolazioni sono lasciate, dunque, in balia di una falsificazione politica  e valoriale che spinge ad una completa finzione  rappresentativa di un perbenismo  ostentato   di taluni personaggi politici  che grottescamente  si autoassolvono dalle devastanti politiche decennali che trovano nell’ “inurbamento” o meglio dire nella cementificazione selvaggia priva di qualsivoglia adeguamento o principio urbanistico, priva di servizi primari ed infrastrutture  di viabilità o collegamento con le maggiori arterie. E’ questo a ben vedere  il riscontro più evidente del progresso moderno in Calabria ed  è ben visibile su tutta la fascia jonica.

 Dalle deluse aspettative  dei governi attuali, che le pubblicazioni periodiche dei rapporti  Svimez  riscontrano passo  per passo, e che  riducono il tutto all’ aspetto grottesco  di un populismo becero e senza remore.

 Una questione che da qualche tempo si è posta nell’agenda politica e che ad  oggi  troviamo quale punto di contratto dell’attuale  compagine governativa è il Regionalismo differenziato che vede in prima linea richiederlo  a regioni quali: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Le conseguenze che ne deriverebbero da una tale autonomia regionale certamente non favorirebbero il meridione nel superamento di quel gap economico sociale che lo rende fanalino di coda dell’intera Europa. 

La sensibile questione venne richiamata, durante i lavori della Costituente,  da Costantino Mortati  che ammonì preventivamente coloro che  avessero richiesto a tutti i costi un federalismo delle regioni. Un tale processo, egli afferma, dovrebbe attuarsi solo dopo un raggiunto equilibrio  di benessere , di risorse e d’infrastrutture adeguate, tra  le diverse aree del paese.

La ripresa del mezzogiorno è, dunque, di difficile previsione viste le premesse del governo attuale ed è sempre più legata ad una chiara questione: muovere dalle risorse naturali e di ricerca in loco attraverso quelle politiche e finanziamenti europei che  offrono nuovi spazi di  ricerca e  di sviluppo. Questa fase non può certo avvenire senza:  una classe dirigente colta e capace; una chiara infrastrutturazione regionale; una digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni; una lotta senza quartiere della mafia e della corruzione amministrativa e politica; una presa di posizione più consapevole dell’elettorato, finora allevato al clientelismo ed ai favori elargiti dalla classe politica. Ma soprattutto non potrà avvenire se le agenzie di formazione, e prevalentemente  la scuola, quale luogo di crescita moderna e valoriale della persona , non adotteranno gli aspetti prossimi e contingenti a momento programmatico della formazione e dello sviluppo socio-culturale .  Questi i presupposti che offrirebbero realmente la condizione minima per muovere una politica di rinnovamento che richiede da sempre un consenso libero e, quindi, di formata opinione , di libera informazione e cultura

Alfonso Caravetta

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