Diocesi Rossano-Cariati. Quaresima 2022: sforzi e i frutti per l’emergenza Ucraina

Messaggio per la Quaresima 2022

Non stanchiamoci!” (Gal 6,9)

Fratelli e sorelle carissimi,

all’inizio della Quaresima, che ci invita con forza a metterci in cammino verso la Pasqua, avverto l’urgenza gioiosa di parteciparvi alcune riflessioni che ci preparano a vivere il Triduo Pasquale, centro e cuore della nostra vita cristiana.

Mons. Maurizio Aloise

La Quaresima è tempo favorevole di rinnovamento personale e comunitario che ci conduce alla Pasqua di Gesù Cristo morto e risorto”. Così esordisce il Santo Padre nel suo Messaggio per la Quaresima di quest’anno. Il tempo quaresimale esorta ciascuno di noi a ritrovare il gusto di “fare strada” fianco a fianco, proprio secondo lo spirito del cammino sinodale da poco avviato. A noi, dunque, è offerta la possibilità di prepararci alla Pasqua con un serio discernimento da operare nella nostra vita.

Per il cammino quaresimale del 2022 – continua il Papa – ci farà bene riflettere sull’esortazione di San Paolo ai Galati: «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione (kairós), operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a)”.

L’apostolo Paolo afferma che “la nostra patria è nei cieli” (Fil 3,20), ma non ci propone un atteggiamento di attesa passiva; anzi, ci esorta ad impegnarci attivamente. Non perdiamo, dunque, la capacità di resistenza e di resilienza nel fare il bene; se infatti non ci arrendiamo, a suo tempo raccoglieremo molti covoni. In ogni occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.

La rivelazione biblica è concorde nel sottolineare che, da un lato, l’umanità è protesa verso l’infinito e l’eternità, dall’altro, essa è saldamente piantata sulla terra, entro le coordinate del tempo e dello spazio. C’è una meta trascendente da raggiungere, ma attraverso un percorso che si sviluppa sulla terra e nella storia. Ecco perché non dobbiamo stancarci di fare il bene. Come afferma il Concilio Vaticano II: “Lo sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, considerato in se stesso, corrisponde al disegno di Dio” (GS, 34).

Carissimi, la Quaresima nella sua funzione liturgica e pastorale ci prepara a lasciarci raggiungere dagli orizzonti luminosi della Pasqua. I quaranta giorni, che tracciano il cammino verso i tre Giorni Santi, sono stai da sempre proposti dalla Chiesa per coltivare nella comunità cristiana il desiderio di imitare Gesù nel tempo da Lui trascorso nel deserto.

E così essa divenne per i penitenti tempo di conversione, per i catecumeni tempo di preparazione al battesimo, per tutti tempo di penitenza e di riscoperta del proprio battesimo. La pratica quaresimale si strutturò intorno a tre impegni che la qualificano anche oggi: preghiera, digiuno e carità.

Preghiera: La Quaresima è tempo favorevole, segno sacramentale della conversione a Dio, tempo per pregare di più, per riorientare tutta la vita a Dio. Il Papa, nel suo Messaggio, ci ricorda: “Gesù ha insegnato che è necessario «pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1). Abbiamo bisogno di pregare perché abbiamo bisogno di Dio. Quella di bastare a noi stessi è una pericolosa illusione. Se la pandemia ci ha fatto toccare con mano la nostra fragilità personale e sociale, questa Quaresima ci permetta di sperimentare il conforto della fede in Dio, senza la quale non possiamo avere stabilità (cfr. Is 7,9). Nessuno si salva da solo, perché siamo tutti nella stessa barca tra le tempeste della storia; ma soprattutto nessuno si salva senza Dio, perché solo il mistero pasquale di Gesù Cristo dà la vittoria sulle oscure acque della morte”. Preghiera come pane quotidiano per fare la volontà del Padre, per contemplare e ringraziare, lodare ed essere trasformati. Non stanchiamoci di pregare.

Digiuno: Accontentarsi dell’essenziale per essere poveri nello spirito, incarnando le Beatitudini, essere persone che contano su Dio fino in fondo. L’invito del Pontefice per questa Quaresima è: “Non stanchiamoci di estirpare il male dalla nostra vita Non stanchiamoci di chiedere perdono nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione… Non stanchiamoci di combattere contro la concupiscenza…”. Viviamo il digiuno come rinuncia all’egoismo, alla durezza, all’avidità, come scrive il Pastore di Erma, aureo libretto del II secolo: “Ecco come vivrai il digiuno. Prima di tutto guardandoti da ogni parola cattiva e desiderio malvagio, purifica il tuo cuore dalle vanità del mondo. Se osserverai questo il tuo digiuno sarà perfetto. Poi, dopo aver fatto questo, calcolerai il prezzo di quello che avresti potuto consumare e lo offrirai a un bisognoso. Un digiuno così sarà sacrificio gradito a Dio”. Non stanchiamoci nella pratica del digiuno.

Carità: Il digiuno e la preghiera costruiscono nel cuore di ciascuno lo spazio della condivisione fraterna come mezzo per chinarsi e curare le piaghe doloranti di chi è nel bisogno. La condivisione è amore del prossimo, è riconoscere Cristo nei fratelli. È risposta al duplice comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo. Ancora con Papa Francesco vogliamo dire: “Non stanchiamoci di fare il bene nella carità operosa verso il prossimo… Mettiamo in pratica l’appello a operare il bene verso tutti, prendendoci il tempo per amare i più piccoli e indifesi, gli abbandonati e disprezzati, chi è discriminato ed emarginato (cfr Enc. Fratelli tutti, 193)”. Non stanchiamoci di amare.

Come Comunità Diocesana, in questo tempo in cui con difficoltà stiamo provando ad uscire dalla Pandemia, mentre vediamo tanti sogni non realizzati, di fronte alle drammatiche immagini delle azioni militari in Ucraina che provocano dolore e scuotono le coscienze e a tutti i conflitti che creano vittime innocenti in tante parti della terra, mentre tante sono le cose che chiedono risposte, e la soluzione sembra quella di isolarci nelle nostre preoccupazioni, dimenticandoci delle difficoltà degli altri, con il pontefice vogliamo credere che “Dio «dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato… Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (Is 40, 29.31). La Quaresima ci chiama a riporre la nostra fede e la nostra speranza nel Signore (cfr. 1 Pt 1,21), perché solo con lo sguardo fisso su Gesù Cristo risorto (cfr. Eb 12,2) possiamo accogliere l’esortazione dell’Apostolo: «Non stanchiamoci di fare il bene» (Gal 6,9)”. Non stanchiamoci! Questo è il tempo favorevole alla conversione.

Concretamente, gli sforzi e i frutti della Quaresima li vogliamo devolvere per l’emergenza Ucraina: la situazione è sempre più grave, si temono sempre più vittime civili e il rischio è una catastrofe umanitaria. In questo quadro sosterremo Caritas Ucraina che sta moltiplicando gli forzi sul territorio e in accordo con Caritas Polonia, Moldova e Romania, dove si stanno concentrando i rifugiati. Caritas Italiana ha messo a disposizione 100 mila euro per i bisogni immediati e resta accanto a Caritas Ucraina ed alla popolazione tutta. La nostra Arcidiocesi sosterrà con la raccolta di fondi gli interventi umanitari in atto e rinnova l’appello alla solidarietà. Accoglie e rilancia l’invito che la presidenza della CEI ha fatto a tutte le chiese che sono in Italia a unirsi in una corale preghiera per la pace e ad aderire alla Giornata di digiuno indetta da Papa Francesco per il prossimo 2 Marzo, mercoledì delle Ceneri per la conversione dei cuori e per invocare il dono della pace.

La Vergine Maria, con pazienza, non si è stancata di attendere la luce della Pasqua, nella notte del sabato santo, divenendo così ricca di covoni di grazie divine, per i semi che il Padre aveva seminato nel suo cuore. Lei ancora una volta incoraggi il nostro cammino di Chiesa.

 don Maurizio

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