Crotone. Sciame sismico 3 aprile, due interrogazioni della Corrado

Crotone – Sono state appena depositate, e il Senato le pubblicherà domani insieme al resoconto della seduta, due interrogazioni a mia prima firma, sottoscritte anche da altri senatori del gruppo M5S, che hanno origine dallo sciame sismico registrato a Crotone il 3 aprile scorso. Le suddette interrogazioni tengono dietro ad altre iniziative, mie e della collega crotonese della Camera, on.le Elisabetta Barbuto, assunte già nell’immediatezza del fatto. Mi riferisco all’interlocuzione telefonica con il Prefetto, avvenuta il giorno stesso, e all’accorato appello scritto del 4 aprile affinché, nonostante l’emergenza epidemiologica in atto, nelle sedi nazionali e regionali deputate ad occuparsi di situazioni emergenziali si prestasse la dovuta attenzione all’accaduto. La richiesta fu indirizzata al Dipartimento di Protezione Civile (DPC) e all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ma, per un disguido postale scoperto solo a valle della giusta reprimenda di INGV dopo il nostro comunicato stampa del 18 aprile, che dava conto della risposta inviataci dal Dipartimento il 10 e lamentava, invece, il presunto silenzio dell’Istituto, al quale in realtà mail del 4 non è arrivata, il secondo l’ha ricevuta solo il 22 aprile. Dopodiché, le interlocuzioni dirette con il Presidente dell’INGV, dott. Carlo Doglioni, mi hanno permesso di chiarire l’accaduto e scusarmi, poiché mi ero occupata io dell’invio della mail firmata da entrambe, evidentemente sbagliando qualcosa. Approfitto, anzi, del presente comunicato per ribadire il mio rammarico per il mancato invio del 4 aprile e la catena di incomprensioni e affermazioni fallaci che ne sono derivate.

Perché, allora, a distanza di qualche settimana dalla sequenza sismica in questione, ho depositato due atti di sindacato ispettivo che chiedono conto ad alcuni Ministri e alla Presidenza del Consiglio del contegno tenuto dall’INGV e dal DPC? Una, rivolta ai titolari dell’Università e Ricerca, dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e della Giustizia, parte dall’imperativo che Crotone e la sua costa, poiché la storia sismica del territorio lo fa classificare zona 2, cioè a rischio tutt’altro che mite (il massimo è 1), debbano essere monitorate con speciale attenzione. In aggiunta, infatti, davanti alla città è tuttora attivo, anche se in naturale esaurimento dopo quasi mezzo secolo di coltivazione, un campo ad idrocarburi di ENI, e proprio “nell’offshore di Crotone” la risposta del DPC colloca i terremoti del 3 aprile. La situazione è resa particolarmente delicata dal sommarsi, al rischio sismico, di quel fenomeno tipico delle aree di estrazione di gas naturale che è la subsidenza, nonché dell’erosione. Se non si vuole lasciare che il monitoraggio della subsidenza sia condotto solo da ENI, i cui pozzi si trovano in mare e sulla terraferma, fino alle soglie del parco archeologico di Capo Colonna, ENI che oggi veste i panni di controllore e controllato, o che gli studi sui precursori sismici si riducano a meri esercizi intellettuali, è necessario che l’INGV torni a dare quelle garanzie di trasparenza ed efficienza che, a giudicare dal numero e dalla trasversalità delle interrogazioni di cui è stato oggetto nell’ultimo decennio (comprensive di reiterate richieste di commissariamento), sembrerebbe non poter fornire.

Non va meglio sul fronte del Dipartimento di Protezione Civile, e vengo alla seconda interrogazione, rivolta alla Presidenza del Consiglio e al Ministro dell’Università e Ricerca. La risposta del 10 aprile, infatti, di cui nel comunicato del 18 abbiamo pubblicamente lodato tempestività e dichiarata attenzione al problema crotonese, contiene un’errata ricostruzione della storia sismica e una palese sottovalutazione dello sciame del 3 aprile. Non solo fornire e valutare i dati scientifici sarebbe stato compito dell’INGV, in quanto ente di ricerca convenzionato a tale scopo con il DPC, e non di chi è incaricato della gestione delle situazioni emergenziali, ma partendo da dati sbagliati (attribuisce infatti l’VIII grado MCS invece che il X ai terremoti del 1638 e 1832), si sbilancia in rassicurazioni puerili e scientificamente infondate. È evidente che una simile sovrapposizione dei compiti potrebbe produrre effetti assai gravi e si chiede al Ministro, perciò, di ribadire o ridisegnare prontamente i limiti delle sfere di competenza di DPC e INGV, per evitare che la qualità del monitoraggio della sismicità risulti inficiata (Comunicato stampa).

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