Beni culturali. Corrado (M5S): Ministro silente all’interrogazione

Cosa devono fare i parlamentari italiani per sapere, nell’interesse della collettività, quanti stipendi sono stati pagati per un unico incarico pubblico, quello di direttore della Soprintendenza Speciale ABAP di Roma, ufficio di rango dirigenziale generale del MiBACT, tra l’estate e l’autunno 2019? E cosa per sapere in base a quali requisiti, bandito finalmente l’apposito interpello, è stata assegnata (il 18 ottobre 2019) detta posizione?

Nel sentire comune, deputati e senatori sono pressoché onnipotenti ma la realtà è ben altra. Certo, tra le prerogative istituzionali loro riconosciute, i membri della Camera e del Senato vantano il potere di sindacato ispettivo e alle interpellanze/interrogazioni da essi prodotte il Ministro chiamato in causa è tenuto a rispondere. Se non lo fa, però, non è sanzionato. Lo sa bene l’on. Franceschini che, dall’insediamento ad oggi (settembre 2019-marzo 2020), ha inanellato una quindicina di interrogazioni da parte di un senatore – la scrivente – della sua Commissione parlamentare di riferimento (cd. “Cultura”) e della sua stessa maggioranza senza degnarsi di rispondere ad alcuna.

Se poi quel senatore e altri colleghi della commissione “Cultura”, consci che le facoltà riconosciute ai parlamentari non valgono a scalfire la torre d’avorio nella quale il Ministro si è chiuso, scrivono al Capo di Gabinetto e al Segretario Generale del MiBACT, quest’ultimo responsabile anche in materia di trasparenza e anticorruzione, avvalendosi del decreto legislativo n. 33/2013 (cosiddetto FOIA), che consente a qualsiasi cittadino l’accesso civico generalizzato agli atti della PA, gli Uffici suddetti fanno muro e negano quanto richiesto.

Rimproverano, infatti, a tutti i firmatari dell’istanza di accesso, in quanto Senatori, di utilizzare l’accesso civico “previsto per semplici cittadini” invece del sindacato ispettivo, cioè dello strumento che lo stesso Franceschini e i suoi fedelissimi rendono inefficace mancando di rispondere alle interrogazioni. All’interrogante seriale, in aggiunta, imputano di interloquire con l’Amministrazione invece che con l’autorità di Governo (della cui disponibilità e rispetto dei ruoli si è già detto) e, in questo ambito, di avere ad esempio rivolto 21 richieste di vario tipo, tra settembre e dicembre 2019, alla Direzione generale ABAP. Dimenticano, evidentemente, che a quell’Ufficio compete la tutela su tutto il territorio nazionale e che il mandato del parlamentare è, appunto, nazionale: 21 richieste (non di favori personali ma di interventi da svolgere nell’interesse pubblico) in 122 giorni significa poco più di 5 al mese a fronte di 20 Regioni! Una mole di interlocuzioni tale da configurare il rischio di “rallentare o addirittura interrompere lo svolgimento di un pubblico servizio”.

Mettiamoci d’accordo, allora: il parlamentare è un cittadino con pieni diritti o, in quanto parlamentare, ne ha meno degli altri?! E, lo ripeto, cosa deve fare un cittadino italiano (parlamentare o meno) per sapere, nell’interesse della collettività, quanti stipendi sono stati pagati per un unico incarico pubblico, quello di direttore della Soprintendenza Speciale ABAP di Roma, ufficio di rango dirigenziale generale del MiBACT, tra l’estate e l’autunno 2019? E cosa per sapere in base a quali requisiti, bandito finalmente l’apposito interpello, è stata assegnata (il 18 ottobre 2019) detta posizione?! (Comunicato stampa).

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