Asp di Cosenza, la contabilità immaginifica del commissario

Il commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Antonello Graziano, in una conferenza stampa che ha tenuto il venerdì precedente le elezioni Politiche, ha detto qualcosa davvero in linea con il suo titolo ovvero che l’azienda sanitaria più grande della Calabria in realtà non ha debiti, ma addirittura un avanzo di gestione di venti milioni di euro.

Tra preventivo e consuntivo

Il dato emergerebbe dal bilancio di previsione 2022 che il manager è riuscito ad approvare proprio nelle settimane scorse, a soli tre mesi dalla fine dell’esercizio contabile. Nei giorni scorsi LaC, nell’articolo della collega Luana Costa, ha esaminato le poste di questo bilancio che effettivamente certificano un risultato positivo. Ma si tratta appunto di una previsione in cui il fronte delle entrate è ipotetico, così come sembra poco certa la partita dei debiti. In effetti la vera domanda è come abbia fatto il commissario Graziano ad approvare il preventivo 2022 in assenza di uno storico. Non va dimenticato, infatti, che i bilanci consuntivi 2018/2019/2020 e 2021 non sono stati approvati. Non solo ma anche i bilanci precedenti 2015/2016 e 2017 furono approvati dall’allora management dell’Asp, ma poi vennero bocciati dal commissario al Piano di rientro, Guido Longo perché ritenuti poco attendibili.

Le indagini di Cosenza

Del resto la Procura della Repubblica di Cosenza nel febbraio 2021 si è resa protagonista dell’inchiesta poi denominata “Sistema Cosenza” che verte proprio sulla contabilità immaginifica dell’Asp cosentina. Per questa inchiesta è stato inscritto nel registro degli indagati anche l’allora commissario dell’Asp, Raffaele Mauro, che è accusato di falso in bilancio proprio in riferimento agli ultimi documenti contabili approvati. Con lui sono finiti nei guai anche i commissari al Piano di rientro dell’epoca.

Come scrive Carlo Guccione nel suo libro “Amara verità” un viaggio-inchiesta nella voragine della sanità calabrese: «Cos’hanno in comune Diego Sergio, Erminia Pellegrini, Aurora De Ciancio, Daniela Saitta, Giuseppe Zuccatelli, Cinzia Bettelini, Vincenzo Carlo La Regina? Tutti e sette sono stati commissari della più grande Asp della Calabria e nessuno di loro è riuscito ad approvare il bilancio consuntivo 2018 (…) Perché tutti i commissari non sono stati nelle condizioni o non hanno voluto, approvare il Consuntivo 2018? E cosa si nasconde dietro al fatto che, ad esempio, Vincenzo Carlo La Regina, sia stato costretto a chiedere una proroga – che ha comportato una modifica legislativa al decreto Calabria – perché non si è in grado di approvare un bilancio che si avvicini alla realtà nonostante tutto il lavoro effettuato?».

Domande alle quali non sappiamo dare una risposta ma che meriterebbero un approfondimento da parte di chi è deputato. Non fosse altro per una significativa intercettazione che si trova sempre nelle pagine dell’inchiesta della Procura di Cosenza. Nella conversazione, l’allora commissario Mauro si mostra molto preoccupato per le difficoltà di approvazione dei bilanci. Dall’altro capo del filo c’è uno dei massimi dirigenti della sanità calabrese che ad un certo punto taglia corto e dice «se salta Cosenza, salta tutto» proprio perchè stiamo parlando dell’azienda sanitaria più grande della Calabria che ha un budget di oltre un miliardo di euro l’anno. Se va in default lei, tutto il sistema sanitario regionale avrebbe contraccolpi gravissimi.

Il giallo del contenzioso

Il vero, grande, problema dell’Asp cosentina (ma non solo) è appunto il contenzioso. Nei confronti dell’azienda negli anni si è verificato una sorta di assalto alla diligenza con lo scarno ufficio legale assediato da decreti ingiuntivi, pignoramenti, citazioni in giudizio. Una mole così ampia che in passato addirittura l’Asp si è fatta rappresentare in giudizio, nella fase della costituzione delle parti, addirittura da uno psicologo!

Guccione nel libro ricorda che dall’inchiesta Sistema Cosenza emerge che l’Asp «ha consegnato nel 2019 alla Guardia di Finanza un prospetto del contenzioso diverso da quello ufficiale, che individua, rispetto a quello allegato alla nota del responsabile dell’U.O.C. Affari legali, ulteriori voci e importi differenti, di gran lunga superiori a quelli dichiarati».

Un esempio? Sul contenzioso 2017 esiste una differenza fra i due prospetti superiore ai 55 milioni di euro. Inutile aggiungere come possa cambiare il bilancio a seconda di quale sia la cifra esatta. Ancora, per capire fino in fondo il problema di cui stiamo parlando, bisogna leggere ad esempio la relazione della Corte dei conti dell’aprile 2020. I magistrati contabili riprendono la relazione del collegio dei revisori dell’azienda sul contenzioso dalla quale emerge che: il volume delle controversie ammonta a 521.982.779,52.

Stiamo parlando solo della quota capitale, ad essa, in caso di soccombenza vanno aggiunti poi gli interessi (oltre il 9% annuo) e le spese legali. Di questi oltre 366 milioni sono controversie ancora aperte. I dati preoccupanti, però, sono altri. In particolare nessuno ha saputo stimare la percentuale di soccombenza (su tot cause, quante ne vince mediamente l’azienda?), ma soprattutto al 2020 c’erano oltre 460 vertenze dal valore (quota capitale+interessi+spese legali) non quantificato o quantificabile. Per questo sia il collegio sindacale, sia i magistrati contabili hanno espresso perplessità sulla congruità del fondo rischi e contenzioso che nel 2019 era pari a circa 14,5 milioni.

Superare il contenzioso

Del resto che il contenzioso sia la posta più delicata lo sa anche il commissario Graziano. Lo scorso settembre l’ufficio legale ha trasmesso un prospetto che anche il manager ha giudicato insoddisfacente. Questo perché nell’elenco sono stati inserite solo le sentenze d’Appello e di Cassazione, mentre non si sarebbe riusciti a venire ancora a capo dell’esito dei precedenti gradi di giudizio «tali da non consentire una corretta imputazione in bilancio» scrive lo stesso Graziano.

Non solo ma il manager ha anche implementato il fondo rischi «abbiamo un fondo rischi – ha dichiarato nella famosa conferenza stampa – complessivo di 80 milioni di euro che riusciamo comunque a eliminare con le partite creditorie in corso». Ma il commissario è convinto che molti dei debiti vantati nei confronti dell’azienda non siano reali. In conferenza stampa ha parlato di una accurata pulizia adottata dai tecnici attraverso lo stralcio di crediti e debiti inesigibili, alcuni risalenti al 1967, e nella correzione di macroscopici errori, come quello, che in qualsiasi altro posto del Paese suonerebbe a dir poco paradossale, di trasformare una fattura di 79mila euro in una passività monstre da 79 milioni.

Possibili soluzioni

Se si trattasse di una qualsiasi altra società la strada obbligata era quella di portare i libri in tribunale, ma non stiamo parlando di una azienda qualsiasi bensì di una che eroga servizi sanitari sul territorio. Ad una conclusione simile, ovvero la richiesta di dissesto, era arrivata la terna commissariale inviata all’Asp di Reggio. I commissari avevano chiesto nero su bianco il dissesto all’allora commissario Cotticelli.

Questi, però, ha detto di no; non perché non vi fossero le condizioni economico-finanziarie per dichiarare il default, ma proprio per evitare la paralisi dei servizi. Allora la soluzione che resta è quella di controlli sempre più stringenti non solo sulle entrate, ma anche sulle uscite. In quest’ottica si spiegano le recenti esternazioni del presidente della giunta regionale nonché commissario al Piano di Rientro, Roberto Occhiuto, quando ha dichiarato che il debito della sanità calabrese è tutto da accertare e magari corriamo il rischio di accertare che nemmeno esiste.

Sarebbe davvero pazzesco scoprire che dopo dodici anni di commissariamento (che per i cittadini si è tradotto in tassazione alle stelle e servizi minimali) il grande buco della sanità calabrese è solo un’illusione. Speriamo sia così, intanto la Regione ha annunciato il pugno duro e una ricognizione sulle pendenze rigorosa: basta con i doppi e tripli pagamenti, verranno pagati solo coloro che sono in grado di esibire un titolo di credito certo e certificato dalla Regione. Basterà questa stretta? (fonte cosenzachannel – Massimo Clausi) 

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