Tribunale di Rossano. Movimento per la Sovranità non abbassa la guardia, necessario un presidio di giustizia

Corigliano Rossano – Il Movimento Nazionale per la Sovranità non abbassa la guardia sulla questione della soppressione del Tribunale di Rossano. Il Coordinamento Provinciale di Cosenza chiede che si stringano i tempi per addivenire alla immediata riapertura di un Presidio di Giustizia e di Legalità che è stato eliminato contro ogni regola e ogni logica, determinando così una fuga dello Stato da un territorio, quale l’area della Sila Greca e della media e bassa Sibaritide, che rappresenta una della realtà più importanti e più economicamente e socialmente sviluppate della provincia di Cosenza e di tutta la Calabria. E che, per questo, è particolarmente appetibile per la criminalità organizzata.

A nessuna logica risponde la soppressione di un Tribunale, istituito nel 1865, posto a servizio di un circondario in cui ricadono venti comuni in un’area di oltre 1.500 kmq, con una popolazione di circa 150.000 abitanti e con un capoluogo, all’epoca Rossano appunto (indipendentemente dalla oggi vigente fusione con Corigliano), fra i più popolati di tutta la Calabria e sicuramente il più abitato dei comuni calabresi sedi di Tribunali non provinciali.

Ma la soppressione del Tribunale di Rossano non risponde neanche ad alcuno dei criteri posti dalla legge delega sulla riforma della c.d. geografia giudiziaria.

Non a quella della distanza dei vari comuni del nostro ex circondario dalla sede attuale del Tribunale di riferimento (Castrovillari). E neppure a quello posto riguardo ai collegamenti e alla mobilità, stante che tali centri sono lontanissimi da Castrovillari (molti anche oltre cento chilometri) e, al contempo, mancano strade, ferrovia e servizi di trasporto pubblico per coprire tali considerevoli distanze, mentre le vie di comunicazione esistenti sono per gran parte strade di montagna che si presentano in pessime condizioni e per altra parte sono rappresentate dalla famigerata S.S. 106, nota, purtroppo, come strada della morte.

Né risponde a regole e logica aver chiuso il Tribunale di Rossano che vantava pendenze considerevoli sia nel settore civile che in quello penale, superiori a quelle dei Tribunali non soppressi.

A detta insensata decisione, in presenza di un contesto simile, invero, corrisponde una grave penalizzazione dei cittadini abitanti nell’ex circondario del Tribunale di Rossano, il cui diritto di accesso alla giustizia risulta palesemente calpestato e reso irragionevolmente molto più oneroso: cittadini, evidentemente, discriminati, non giustificandosi il trattamento in tal modo loro riservato dallo Stato.

Non solo, per quanto in tali condizioni nessun vantaggio è derivato allo Stato, il quale, di contro, subisce un sistematico consistente danno economico, che ricade poi su tutti i cittadini. Ciò, sia in conseguenza dell’aumento dei costi delle notifiche che, nei processi civili e penali, sono a carico dello Stato, sia in conseguenza degli spostamenti per grandi distanze e per tempi ben più lunghi cui è costretto il personale della Polizia Giudiziaria (dipendente dallo Stato e dagli Enti periferici) per recarsi presso il Tribunale di Castrovillari, sia in dipendenza degli spostamenti dei detenuti dal carcere di Rossano (il terzo più grande dei dodici presenti in Calabria) a Castrovillari.

Dopodiché, dalla soppressione del Tribunale di Rossano, è bene che si sappia e che si dica con chiarezza, è derivato un evidente peggioramento dell’amministrazione della giustizia, con processi che fanno registrare tempi di trattazione sempre più lunghi e decisioni che si allontanano sempre di più. Oltre a disfunzioni quotidiane che si ripercuotono negativamente su tutti i cittadini. Sia quelli dell’ex circondario di Rossano che quelli dell’ex circondario di Castrovillari, ante accorpamento.

Il tutto con una conseguente manifesta inefficienza della macchina della giustizia, che ora nel Tribunale di Castrovillari è sempre più, farraginosa, elefantiaca e lenta.

Orbene, è arrivato il momento di rimediare a tale stato di cose ed a questa situazione non più tollerabile. Lo Stato deve riconoscere il fallimento totale della scelta di chiudere il Tribunale di Rossano. E deve rendersi conto che, nel contesto attuale, non è possibile continuare a mantenere senza la presenza di un presidio di giustizia un territorio in cui ora ricade la terza Città più grande della Calabria, quella nata dalla fusione dei comuni di Corigliano e di Rossano.

In ciò la Regione Calabria deve assumersi le proprie responsabilità. Deve svolgere un ruolo fondamentale che gli è proprio a difesa del territorio regionale; nello specifico, a difesa di un territorio fra i più importanti della nostra regione, che è stato privato di un diritto ancestrale.

Un ruolo rispetto al quale Oliverio ed il governo regionale del PD sono rimasti latitanti, non muovendo un dito, perpetuando la stessa condotta palesata dallo stesso Oliverio quando era Presidente della Provincia di Cosenza.

Il Movimento Nazionale per la Sovranità chiede a gran voce che tutti i soggetti politico-istituzionali (nazionali e regionali) presenti sul nostro territorio svolgano convintamente e senza ulteriori tentennamenti tutte le azioni che ad essi competono per determinare la riapertura del Tribunale di Rossano. E chiede, al contempo, che la Regione Calabria si assuma al riguardo le proprie responsabilità, per indurre il governo nazionale a riconoscere l’errore compiuto privando l’area della Sibaridite e della Sila Greca di un irrinunciabile presidio di legalità e per non abbandonare tale area nelle mani dell’antistato.

Da parte nostra, all’indomani delle elezioni regionali in Calabria, che di certo non mancheranno di fare registrare la vittoria del Centro Destra, ci renderemo promotori di una pressante azione, con costante vigilanza popolare, per andare nella stessa direzione, nella consapevolezza che in Calabria  non si possono chiudere i Tribunali e, in particolare, che non poteva essere chiuso un Tribunale come quello di Rossano (Comunicato stampa).

 

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