Silenzi preoccupanti abilitano il “fango”

Di MATTEO LAURIA
tribunale di castrovillariI gravi attacchi subiti dalla redazione giornalistica de L’Eco dello Jonio attraverso l’uso di un sito cosentino costituiscono un pericoloso precedente, avallato da quasi tutta la classe dirigente attraverso i silenzi conniventi. E addirittura condivisi sul social Facebook da chi o con L’Eco dello Jonio o con le aziende riconducibili ai Lapietra ha avanzato e soddisfatto richieste.
Alla straordinaria solidarietà giunta da semplici cittadini non è seguita quella dei candidati a sindaco o di movimenti e partiti, ai quali è stato sempre riservato dalla redazione dell’Eco dello Jonio eguale trattamento, senza alcun privilegio nei confronti di chicchessia. Un silenzio grave che sposa un principio da cui guardarsi: essere accusati e messi alla berlina senza un minimo riscontro. Metodo, per quanto ci riguarda, che sarà perseguito in tutte le sedi: giudiziarie e presso l’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Un dato è certo: non conviene auspicarsi una eventuale archiviazione dei procedimenti in essere perché, nel caso in cui dovesse avvenire, darà autorevolezza alla macchina del fango che, domani, potrebbe colpire tutti, nessuno escluso.
Portare il marchio di “mafiosi” senza essere mai stati coinvolti in inchieste giudiziarie neanche di striscio è da considerare un vero atto di “cannibalismo mediatico”. Tra i pochi a stigmatizzare tali metodi, il solitario sindaco Stefano Mascaro, che dai palchi ha invitato a prendere le distanze da situazioni di degenerazione culturale. Con lui il candidato avversario Ernesto Rapani, una delle personalità prese di mira. La classe politica, nella sua interezza, avrebbe dovuto insorgere con tutte le sue forze. Questo silenzio costituisce un segnale d’allarme e ci lascia pensare che forse il livello culturale di chi svolge ruoli decisionali sia ancora decisamente mediocre. Tutto ciò da un lato demotiva, dall’altro stimola noi tutti ad andare avanti con maggiore grinta e voglia di fare, soprattutto di scrivere. Avremo modo di smascherare la chiara cabina di regia che ha operato dietro le quinte, i sedicenti professionisti che si ammantano di finto perbenismo, i politici e qualche rappresentante di categoria. Burattini e burattinai che usano soggetti dediti alla “lobbying” per agganciare l’esecutore materiale (l’estensore degli articoli). Lor signori, sprovveduti, hanno commesso tanti errori, perlopiù, di strategia. Troppi indizi lasciati per strada. E qualcuno del gruppetto si è persino lasciato andare. Non si specula sulla vita delle persone, delle famiglie, dei figli, pregiudicandone la serenità. Non è permesso a nessuno deridere e compromettere la reputazione di cronisti, giornalisti, professionisti, operai, dipendenti vari.
Come era prevedibile, il sito dei veleni, dopo le urne, ha staccato la spina. Ha tentato maldestramente di apparire imparziale colpendo da una parte e dell’altra narrando fenomeni triti e ritriti. S’intestardisce su un imprenditore solo perché simpatizzante del candidato Ernesto Rapani. E ovviamente tace sui tanti altri imprenditori, alcuni dei quali davvero discutibili, che sostengono il candidato Mascaro. L’aspetto più inquietante è che sulla sua scrivania di chi si è prestato al gioco assurdo giace un fascicolo di una figura di spicco considerata il deus ex machina di tutta la macabra vile operazione. Eppure non si scrive una riga. Di certo, se alla verità vera non arriverà lo Stato, arriveremo noi da queste pagine! Non è una minaccia, ma è indispensabile che vengano ripristinate al più presto le verità calpestate.

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