Sequestro beni alla Morfù SRL, la Cassazione annulla il provvedimento

omicidio avato

La Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione annulla l’ordinanza con cui non era stata accolta la richiesta di dissequestro delle quote di partecipazione e di tutti i beni riconducibili al patrimonio della società rossanese Morfù Srl di Nilo Morfù e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Reggio Calabria (Sezione riesame). L’uomo, unitamente al fratello, difeso dagli avvocati Giulia Bongiorno e Francesco Calabrese, è stato accusato di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante dell’associazione mafiosa. L’impresa in sostanza otteneva l’appalto dei lavori di ammodernamento di una  tratta ferroviaria jonica del reggino (realizzazione di sovrappassi e sottopassi – appalto di circa di 2 milioni di euro per conto di RFI – gruppo ferrovie delo Stato). La Morfù Srl finiva nell’indagine “Camaleone”, portata avanti dalla DDA di Reggio Calabria, con tanto di sequestro dei beni. Nelle ultime ore la difesa dei Morfù incassa un importante risultato di annullamento dell’ordinanza di sequestro, basando le tesi del ricorso sul fatto che la Morfù  Srl   non si sarebbe interessata della gestione del cantiere, rimessa ad altri soggetti; che la Morfù Srl era solita servirsi di altre ditte per la esecuzione degli appalti e che le società utilizzate potevano svolgere l’attività commissionata e, dunque, non sarebbe chiara la ragione per cui la Morfù Srl avrebbe dovuto sapere che le società utilizzate fossero collegate alla criminalità mafiosa. Inoltre le ditte terze al momento delle procedure di assegnazione dei lavori avevano tutti i requisiti  previsti dalla legge per potere esercitare l’attività di impresa, senza alcuna indicazione che vi potesse essere un interesse di tipo investigativo, pertanto non vi potevano essere elementi tali da poter ritenere che i fratelli Morfù sapessero dei possibili rischi legati alla collaborazione con tali imprese.

I legali sottolineano infine il dato secondo cui la Morfù Srl esercita la sua attività di impresa sull’intero territorio nazionale (soggetto di elevata capacità imprenditoriale con un volume di affari di circa 30 milioni di euro) mentre la contestazione riguarda invece la ipotizzata intestazione fittizia degli utili derivanti da un solo singolo appalto. Si pone quindi un problema di giusta proporzione tra il sequestro totalitario eseguito e la singola commessa di circa due milioni di euro. Misura pertanto ritenute oltremodo invasiva.

La difesa rileva anche come dal contenuto delle conversazioni intercettate  il rapporto tra i Morfù ed imprese ritenute- dall’accusa- continue alla ‘Ndrangheta fossero limitate alle sole dinamiche lavorative, senza  riferimenti a scopi elusivi o interessi della criminalità organizzata. Non emergono infine contiguità o cointeressenze nella ripartizioni degli utili tra la Morfù Srl e le imprese ritenute contigue alla Ndrangheta.

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