Rossano. Riflessioni sull’umanità con don Luigi Verdi e Gianni Novello

Corigliano Rossano – Sommersi dalla modernità e dalle varie problematiche sociali che attanagliano la vita rendendola sterile e priva di bellezza l’uomo ormai perde la bellezza della semplicità, il gusto di vivere. Oggi il mondo propone un format dove l’apparire è meglio dell’essere, dove la noia pervade e imprigiona i sogni dei ragazzi. Ma bisogna Tornare Umani, bisogna cambiare rotta e provare a svincolarsi da questi modelli poco rassicuranti, privi di sentimenti soggettivi. Queste e altre tematiche sono state affrontate da Don Luigi Verdi, il responsabile della Fraternità di Romena, in provincia di Arezzo, durante un intenso momento di riflessione e di preparazione alle festività pasquali che si è svolto nella parrocchia Maria Madre della Chiesa, Area urbana di Rossano, giovedì 11 aprile, e ha visto la partecipazione dell’Arcivescovo dell’Arcidiocesi Rossano-Cariati Mons. Giuseppe Satriano, di alcuni sacerdoti e di tanti fedeli. Insieme a don Luigi Verdi, della comunità di Romena c’era anche Gianni Novello, che anni fa fu insegnante di religione nelle scuole rossanesi e con altri consacrati aveva creato una piccola comunità a Santa Maria delle Grazie, dove tra gli ulivi e i mattoni crudi, in un piccolo angolo di pace, ogni essere umano veniva accolto, ascoltato e aiutato in tutte le necessità.

Durante questo momento di preghiera, sono stati tanti i momenti significativi. In uno di questi sono stati mostrati e condivisi i profili delle personalità che con la loro testimonianza hanno dato un po’ di sale al mondo. Don Luigi Verdi è un sacerdote viandante e fondatore della fraternità di Romena, che dal lontano 1991 si propone come un possibile crocevia per i tanti viandanti del nostro tempo, e la sua venuta a Rossano è stata accolta con grande entusiasmo dalla comunità.

“Bisogna amare le porte” diceva l’Abbé Pierre. La Fraternità cerca di essere una porta aperta, aperta a ogni incontro, aperta alle differenze, uno spazio di libertà che consenta a ciascuno di esporsi, con le proprie fragilità, sentendo che anche le proprie fatiche, le proprie crisi possono trovare un luogo dove posarsi, senza giudizio.

Antonio La Banca

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