Rossano. Post su Facebook: procedimento disciplinare contro un dipendente comunale

“Cari Concittadini sento il bisogno di esternarvi ciò che mi è  accaduto dopo 38 anni di lavoro alle  dipendenze del  Comune di Rossano per il semplice fatto di aver voluto esercitare un diritto di critica non in orario di servizio tanto meno nella qualità di dipendente comunale.
A distanza di giorni, precisamente il nove settembre del 2017, con mia grande sorpresa, da parte del dott. Passavanti Giuseppe, Presidente dell’Ufficio Provvedimenti disciplinari, mi sono visto recapitare una contestazione scritta  per aver violato, a suo dire, il codice di comportamento dei dipendenti pubblici, con l’invito a far pervenire memoria scritta  a mia difesa e nello stesso tempo venivo convocato per l’audizione in contraddittorio per il giorno ventinove settembre 2017 differita poi al venti ottobre 2017.
Pur in presenza di una istruttoria palesemente superficiale ed in contrasto con le procedure codificate nel Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi, la tipologia dell’infrazione sarebbe stata quella di aver leso l’immagine dell’Amministrazione a mezzo di uno scritto su  Facebook  sotto  la data del 6 agosto 2017 (Domenica).
Precisamente alle ore 11, accadeva anche ,che nella conversazione tra amici ed in particolare con il dott. Tonino Caracciolo si inseriva anche il Sindaco della nostra Città con il quale ci siamo attardati su alcuni accadimenti  di rilevanza politico-istituzionale.
Nella audizione del 20 ottobre 2017, unitamente al Segretario Generale di categoria della CGIL  Vincenzo Casciaro , abbiamo respinto e messo a verbale le contestazioni in punto di diritto; in primis il difetto di procedura frutto di una disconoscenza della normativa sui procedimenti disciplinari ed in difformità delle disposizioni sancite nel Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e dei Servizi recepito dal ns Ente;
Che il rapporto di dipendenza con il Comune di Rossano non impedisce l’esercizio di Cittadinanza tanto meno  il diritto di critica per come prevede la Costituzione;
La non legittimità della composizione dell’Ufficio procedimenti disciplinari;
Ricusazione di due componenti dell’UPD in base agli art. 94 e 95 del Regolamento  sull’Ordinamento;
Ad oggi si verifica , pur in presenza di atti di impulso da parte della mia organizzazione sindacale ,un agire dell’UPD assurdo ed incomprensibile , sul quale sarà chiesto conto in altra sede, in quanto i  procedimenti disciplinari devono concludersi entro centoventi giorni dalla contestazione dell’addebito come previsto dalla legge , con l’atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione .
Ad oggi (pur essendo spirati i tempi di conclusione del procedimento) si registra un silenzio doloso frutto di una arroganza e di scarsa diligenza ,inaccettabili e sulle quali pensiamo  di tutelarci in più sedi.
Tale accadimento, lesivo della mia dignità, ha avuto anche risvolti negativi all’interno della mia famiglia e turbato l’equilibrio psicologico dei miei figli.
Penso, quindi, che sia giunto il momento della verità sulle ragioni culturali di fondo che hanno mosso la burocrazia comunale.
Ho molto meditato su questa assurda parentesi che mi è toccata e immagino che tutto ciò sia accaduto perché il “POTERE” non apprezza l’autonomia di pensiero e della coerenza, ma vuole dipendenti genuflessi ed accomodanti.
Questa campana non è suonata solo per il dipendente Alberto Grillo (Aldo) , perciò sono indignato ed offeso nella mia dignità di lavoratore onesto e di cittadino che non ha mandato il suo cervello all’ammasso.

(Alberto Grillo detto Aldo – dipendente Comune di Rossano)

 

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