Rossano. La povertà porta il conto alla mala politica

Rossano- La povertà porta il conto alla mala politica. Le forme degenerative degli ultimi mesi costituiscono un chiaro segnale di un malessere più profondo. Si entra nelle case e si ruba senza timori di essere immortalati dalle telecamere o dalla reazione delle vittime su alcune delle quali si esercita violenza. Le
forze di polizie fanno il possibile ma diventa quasi impossibile riuscire a beccare bande mimetizzate. Alcuni gruppi sono ipotizzabili ma su altri si brancola nel buio. Tuttavia in un territorio che non riesce a produrre posti di lavoro, né crea occasioni, e in cui la povertà cresce a dismisura appare evidente che tali episodi siano destinati ad aumentare. La tensione sociale inizia a toccare punte drammatiche. Alcune famiglie rossanesi senza tetto sono costrette a dormire nelle auto, sotto le temperature polari di questi giorni. È tempo delle assunzioni di responsabilità. Occorre liberalizzare l’iniziativa imprenditoriale e il mercato del lavoro. Aprire le porte ad insediamenti ricettivi nel centro storico con una programmazione snella, efficace, produttiva, sburocratizzata e defiscalizzata. Invece tutto è fermo, nella paralisi. Idem nella zona costiera, fatta eccezione per qualche singola iniziativa. Che senso ha avuto demolire (se non per un fatto di legalità) le abitazioni abusive di contrada Galderati-Torre Pinta meno di 20 anni fa per poi lasciare le aree a monte destinate a uliveti e ortaggi? Un’area che se ben sfruttata potrebbe rappresentare un polmone di posti posti di lavoro tra insediamenti ricettivi, posti
letto, ristoranti, piano bar, discoteche, ed altro. E ancora lo sconcertante immobilismo sul futuro della centrale Enel, la mancata attuazione di una politica seria circa il riconoscimento dell’Unesco del codice purpureus quale patrimonio dell’umanità. Ma quando capitalizziamo? Nel frattempo è ovvio la società, quella povera, inizia a reagire e lo fa come può. Ciò non costituisce una giustificazione per chi delinque, i reati sono sempre da perseguire. Ma la politica e la classe dirigente nella sua interezza devono uscire dal torpore, dagli equilibrismi, dai timori di mettersi contro alcuni sciocchi interessi di singoli gruppi. Ora è tempo di dire basta!
Matteo Lauria

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