Riforma sanitaria, Osservatorio contesta metodi e criteri

 

A destra il presidente Figoli, a sinistra la vice presidente Santelli

La recente proposta di riforma del sistema sanitario in Calabria, voluta dal Governo Oliverio, approvata dalla giunta regionale il 17 dicembre scorso e successivamente annullata dal commissario Massimo Scura, seppure provvisoriamente invalidata, costituisce la conferma di un orientamento politico ben definito. L’Osservatorio permanente sulla gestione e gli effetti della fusione contesta metodi, criteri e contenuti del deliberato, prevalentemente nella parte preliminare per mancanza di ascolto e partecipazione dei territori, in particolare grave si ritiene il mancato coinvolgimento della conferenza dei sindaci che ha poteri di indirizzo e di valutazione.

Nelle ultime ore, presso la sede legale dell’Organismo, si è riunito il Consiglio direttivo dell’Osservatorio, presieduto da Vincenzo Figoli, i cui componenti hanno dibattuto anche della riforma del sistema sanitario.

Uno dei tanti effetti positivi prodotti dalla fusione è che il futuro sindaco, oggi ufficio del commissario,  presiederà la conferenza dei sindaci in quanto espressione del Comune demograficamente più grande dell’Asp di competenza. Che, dopo la fusione, è il comune di Corigliano-Rossano. A tal riguardo, l’Osservatorio ha inviato una nota al commissario prefettizio Domenico Bagnato affinché si faccia carico della problematica sanitaria mediante la convocazione della conferenza dei sindaci,  il cui organismo dovrà chiedere al Governo regionale in carica il rispetto delle procedure vigenti in materia di coinvolgimento obbligatorio della conferenza dei sindaci nella parte in cui è chiamata a definire, nell’ambito della programmazione regionale, le linee di attività delle aziende sanitarie.

Il mancato coinvolgimento dei sindaci del territorio, delle organizzazioni sindacali, delle parti sociali, atteggiamento tra l’altro non nuovo, dimostra ancora una volta come le regole democratiche vengano puntualmente calpestate, minate alla base, senza un minimo di confronto come la legge impone. Tali violazioni sono contenute nell’atto di esposto depositato nel febbraio del 2017 alle autorità competenti, ivi incluso l’autorità giudiziaria, dagli ex consiglieri comunali dell’ex Comune di Rossano Tonino Caracciolo e Marinella Grillo.

Nei mesi scorsi, l’Osservatorio ha trasmesso un  documento-denuncia  al Ministro della Salute Giulia Grillo, al componente della commissione parlamentare “sanità” della camera dei deputati Francesco Sapia, al presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, al Commissario ad acta Tutela della Salute Regione Calabria Massimo Scura, al Direttore Generale ASP di Cosenza Raffaele Mauro, al tribunale per i Diritti del Malato, nel quale si  sottolineano i tempi di percorrenza lunghi dallo jonio cosentino al primo ospedale HUB (Cosenza – 100 km) e alla centrale operativa del 118 nonché dell’elisoccorso.

Nel dossier si evidenzia come esista un solo Centro Hub (Centro di Emergenza di II° livello) ubicato, guarda caso, sempre a Cosenza, e la presenza sulla fascia jonica di soli centri Spoke (Centro di Emergenza di I° livello) fino a Reggio Calabria. Presenti invece  2 Hub su Catanzaro ed 1 Hub su Reggio Calabria. A parere dell’Osservatorio, in prospettiva è necessario dislocare la centrale operativa del 118 e dell’elisoccorso con pista di atterraggio omologata (da consentire trasporto notturno) al Porto di Corigliano-Rossano al fine di garantire l’alta emergenza e i casi gravi.

Il costruendo nuovo Ospedale di Corigliano-Rossano e dell’intera Sibaritide dovrà essere elevato nell’immediato a centro Hub e non più Spoke, considerate le insufficienze e inadeguatezze generate dalla presenza di una sola Centrale Operativa (118) e un Hub provincialein un territorio così vasto e variegato con l’assenza, sull’intera fascia jonica fino a Reggio Calabria, di altri Centri Hub.  A questo si aggiunga, ovviamente, il ripristino dell’Azienda Sanitaria della fascia jonica,anche questa ormai improcrastinabile considerato il deficit economico creatosi con l’accorpamento in una sola azienda provinciale e lo scarso e inefficace controllo dei territori attuati da un’azienda che non opera sul territorio e nel territorio ma è ubicata in “un enclave” che opera a distanza dagli Ospedali di riferimento e dal loro territorio di pertinenza.   (UFFICIO COMUNICAZIONE OSSERVATORIO) 

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