Quando a Rossano c’erano l’Autobar, Cosimeddo e Tizzuno (2° parte), racconto di Martino A. Rizzo

Sotto il terrazzo di Palazzo Sorrentino si trovava una fabbrica di gazzose e il deposito dei marmi dei fratelli Pistola il cui laboratorio era collocato di fronte. I Pistola, marmisti, in un primo tempo, erano tanti: Gaetano, Luigi, Giovanni, Raffaele e Ciro; erano arrivati a Rossano perché chiamati per dei lavori da realizzare alla Cattedrale. La storia della famiglia ricorda per certi versi quella dei fratelli Capobianco, che giunsero a Rossano per realizzare gli affreschi della Chiesa Madre ma poi vi si stabilirono definitivamente.

Il leader dei Pistola era mastro Gaetano, un marmista-artista che aveva studiato all’Istituto d’Arte Palizzi di Napoli. I fratelli Gaetano e Luigi avevano sposato, rispettivamente, le sorelle Maria e Antonietta Carbonaro, che ovviamente si erano trasferite anche loro a Rossano dove Antonietta aveva aperto, vicino al Mercato Centrale, un importante negozio di articoli da regalo e di piccoli elettrodomestici, famoso soprattutto per la rivendita dei dischi. Il negozio era gestito insieme alle figlie Franca e Lucia. All’epoca, a Rossano, i dischi si potevano trovare anche dai fratelli Gino e Raffaele Pugliese in Piazza Steri sotto Palazzo de Rosis, “i Paliatari” era il loro soprannome, e vendevano pure strumenti musicali. L’altro figlio di Antonietta e Luigi Pistola, Tanino, anche lui marmista, lavorava con il babbo e gli zii nel laboratorio di famiglia. Negli anni ’80, il figlio di un fratello delle sorelle Carbonaro, Vito Carbonaro, magistrato, venne a ricoprire il ruolo di Presidente del Tribunale di Rossano. Invece Ciro e Giovanni Pistola agli inizi degli anni ’60 se ne tornarono a Napoli.

Di fronte al palazzo di famiglia, sempre negli anni ’60, i Sorrentino aprirono una cartoleria-libreria all’avanguardia per quei tempi, fornita oltre che degli articoli classici propri delle cartolerie, anche di raffinati oggetti da regalo, quelli che oggi si possono trovare solo nella cartolerie di lusso. Per le festività natalizie, inoltre, il negozio si arricchiva di tanti giocattoli di alta qualità. Quando la cartoleria chiuse il locale fu preso in affitto dal partito politico PSIUP e lì si faceva capo per l’organizzazione degli scioperi studenteschi che, sul finire degli anni ’60, toccarono anche Rossano.

Proseguendo, sullo stesso lato del marciapiede, c’era il negozio di frutta e verdura di Cosimeddo Barbieri, un deposito dei “frisculari” dei Calabrese, la falegnameria di mastro Domenico, il laboratorio di frisculi di mastro Nilo Altavilla, fino ad arrivare al bar pasticceria “la Sirena” del messinese don Carmelo Signorino.

Dall’altro lato, proseguendo sul marciapiede oltre palazzo Sorrentino, c’era il fornitissimo negozio di Lepera nel quale si trovavano casalinghi ma anche un po’ di tutto e dove negli anni successivi s’insediò il salone del parrucchiere Natalino D’Ardis, conosciuto con l’antico soprannome di famiglia di “Piscifritto”, rientrato con la famiglia da Brescia. A seguire c’era il negozio di mobili di don Pietro Graziano e quello di frutta e verdura di mastro Giovanni “Evaiss”.

E così si arrivava in Piazza Grottaferrata, punto di riferimento del quartiere e crocevia dei residenti che vi confluivano per fare gli acquisti quotidiani nei tanti negozi che c’erano. Il più frequentato era quello di generi alimentari di Riccardo Levote, sotto l’attuale Palazzo Mitidieri sulla destra avendo l’edificio di fronte. Mentre, sulla sinistra, si trovava in un primo tempo la latteria di Gino Vecchio, che poi iniziò a fare il custode nel Distretto Scolastico, e successivamente la farmacia dell’Ospedale. Guardando invece la gradinata per salire all’ospedale sulla destra, verso via Umberto I, c’era l’osteria di Cosimeddo Graziano, dove la sera gli uomini della zona andavano a rilassarsi dopo una stancante giornata di lavoro.

Subito dopo, veniva il salone da barba di mastro Tonino Reda, che un bel giorno abbandonò l’arte di Figaro per intraprendere la professione di infermiere all’Ospedale Civile. E poi ancora la sartoria di mastro Tonino Molino e il negozio di frutta e verdura di Viruzza e Rodolfo Ruffo. Alla sinistra della scalinata, c’era il negozio di generi alimentari di Virelli, Marrazzo di soprannome, quindi la latteria di Ciccio Ciommetti-Avena, ancora esistente, che continua a essere l’unico richiamo della piazza per l’alta qualità dei prodotti alimentari che vi si trovano e per l’eccellenza della gastronomia identitaria che vi viene preparata.

Dal lato opposto, proprio di fronte all’attuale Palazzo Mitidieri, punto focale per i ragazzi era il laboratorio di falegnameria di mastro Peppino che, oltre alle opere classiche dei falegnami, realizzava “carroccili”, “panzette” e “tabacchere”, le famose trottole di legno, a volte anche con i tronchetti che gli stessi ragazzi gli portavano.

Ma fabbricava anche pupazzetti di legno colorato con le rotelline che, spingendoli, con il bastone di cui erano dotati, battevano le mani e facevano festa. Questi giocattoli artigianali venivano esposti anche in uno stand che organizzava durante la festa di Ferragosto.

La piazza, alla fine degli anni ’50, venne restaurata e in quella occasione vi fu costruita la vasca intorno alla fontana e venne dotata di una intensa illuminazione. Cosa che affascinò i ragazzi del quartiere ai quali piaceva molto passare il tempo giocando con l’acqua della vasca.

La ricostruzione del Quartiere di Porta Cappuccini fatta in questo lungo articolo è di sicuro imperfetta in quanto si basa solo sui ricordi di alcune persone che l’hanno frequentato fin dai lontani anni ’50 del secolo scorso, dalla stessa si ritiene però che emerga comunque una realtà cittadina con una comunità florida e vitale che rendeva l’atmosfera ben diversa da quella che vi si respira attualmente.

P.S. La prima parte dell’articolo si può leggere al seguente indirizzo web:

https://www.informazionecomunicazione.it/quando-a-rossano-cerano-lautobar-cosimeddo-e-tizzuno-racconto-di-martino-a-rizzo-prima-parte/

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

www.anticabibliotecacoriglianorossano.it Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate anche nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi di Grazia Greco.

 

 

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