Processo Straface, la terza udienza su questioni tecniche



Nemmeno la terza udienza è riuscita a far decollare il processo, almeno per quanto riguarda la parte dibattimentale, a carico dell’ex sindaco, Pasqualina Straface, ed altre nove persone tra ex amministratori, ex funzionari, attuali impiegati comunali e imprenditori. Infatti questo processo iniziato lo scorso mese di marzo davanti ai giudici del tribunale di Castrovillari (presidente De Franco, a latere Colitta e Miraglia), ha fatto registrare nell’ultima udienza, tenutasi qualche giorno fa, questioni di carattere meramente tecnico. Il collegio giudicante ha nominato il perito incaricato di prendere in esame le trascrizioni delle inte cettazioni telefoniche che fanno parte del castello accusatorio costruito dai magistrati della Dda di Catanzaro. Inoltre i giudici castrovillaresi dovranno pronunciarsi sull’ammissione o meno, in giudizio, di tutta una serie di documenti prodotti dai magistrati antimafia di Catanzaro, tra questi la relazione della Commissione antimafia insediatasi presso il comune ausonico nel giugno del 2011 a seguito dello scioglimento deciso dal consiglio dei ministri per infiltrazioni mafiose, il decreto del Presidente della Repubblica di scioglimento, nonché gli atti dell’operazione Santa Tecla del luglio di sette anni fa che fu una delle cause principali dello scioglimento del comune. La valutazione di questi atti e altre questioni procedurali saranno valute nei messimi giorni e mesi in quanto il collegio ha aggiornato il processo al prossimo 22 settembre. Allora si saprà quando verranno escussi i primi testi, tra questi figurano, lo ricordiamo, il collaboratore giustizia, Vincenzo Curato, il quale ha sempre parlato della sua personale amicizia, sin dal 1994, con i fratelli Mario e Franco Straface, nonché il tenente colonnello del Gico della Guardia di Finanza, Giuseppe Furciniti, in pratica colui che condusse le indagini nell’ambito della operazione Santa Tecla. Ricordiamo che in questo processo l’ex sindaco Straface è accusata di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre gli altri nove imputati, che come si diceva si tratta di ex amministratori, ex funzionari comunali, attuali impiegati del comune e titolari di alcune imprese per lavori pubblici, sono accusati a vario titolo di reati commessi nel corso del periodo in cui la Straface era primo cittadino di Corigliano. Nell’udienza scorsa presenti in aula alcuni tra gli imputati, nonché alcuni avvocati che compongono il collegio di difesa quali Antonio Fusaro, Gianluca Serravalle, Antonio Pucci, Angelo Gencarelli e Giacinto D’Urso, presente anche l’avv. Mario Elmo che rappresenta il comune di Corigliano che si è costituito parte civile. Il tema conduttore di questo processo, è il rapporto tra Pasqualina Straface e la ‘ndrangheta, che per la magistratura calabrese ancora oggi pare non abbia un quadro ben definito a distanza di sette anni dall’operazione Santa Tecla. Il processo nasce a delle indagini portate avanti dai magistrati antimafia, Luberto e Vertuccio, alla luce soprattutto della relazione fatta dai tre commissari antimafia che hanno gu dato il comune. In questa relazione i commissari Scialla, Tarsia e Buda si occuparono anche della controversa e spinosa questione delle ordinanze di somma urgenza, firmate dall’allora sindaco Straface a seguito degli eventi alluvionali.

(fonte: La Provincia di Cosenza)

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