Porta dell’Acqua secondo il pittore Theodore Brenson, racconto di Martino A. Rizzo

“Visioni di Calabria” è il titolo del libro del 1929 nel quale il pittore lettone Theodore Brenson raccolse i suoi dipinti sulla Calabria.

Tra queste sue “visioni” c’è anche la Porta dell’Acqua di Rossano. C’è anche San Marco, sì. Ma il fatto che ci sia San Marco non meraviglia più di tanto in quanto la chiesetta bizantina è sempre stata oggetto di attenzione e ammirazione da parte di studiosi, artisti e fotografi. Suscita invece stupore il dipinto della Porta dell’Acqua in quanto i rossanesi sono abituati a passarci e ripassarci davanti senza mai soffermarvici, senza dedicargli un minimo di attenzione. Invece quando la vide Theodore Brenson ne rimase affascinato e la immortalò tra le sue opere che poi hanno rappresentato la Calabria in giro per il mondo.

Brenson era nato a Riga nel 1893 e, fin da giovane, dopo aver studiato architettura, venne avviato verso gli studi artistici presso la Scuola d’Arte della Città di Riga, l’Accademia Imperiale di Belle Arti di San Pietroburgo, l’Università di Mosca e l’Università di Riga. Nel 1924 arrivò a Roma dove entrò a far parte dei circoli culturali della città. A Milano, nel 1927, presso la Galleria Pesaro, tenne la sua prima mostra personale. Nel 1941 si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti dove allestì diverse mostre e insegnò arte nelle università americane. Durante la permanenza italiana fece tanti viaggi immortalando con i suoi dipinti i luoghi che visitava. L’Italia rappresentò per Brenson, come lui scrisse all’intellettuale calabrese Luigi Parpagliolo, un luogo per “trovarvi una grande forma costruita armoniosa e spirituale ed ho trovato molto più. Avanti all’anima mia si è aperto un mondo nuovo, dove l’uomo non è più isolato sulla terra, ma dove terra e uomo formano un insieme così intimo, così unito nella luminosità dell’atmosfera che quasi non sembra reale”.

Nel 1928 arrivò anche in Calabria dove dipinse un centinaio di tele, le migliori delle quali vennero riprodotte nel volume del 1929 “Visioni di Calabria”, edito a Firenze da Vallecchi e arricchito da un breve saggio “La Calabria nella storia e nell’arte” proprio di Luigi Parpagliolo. Brenson rimase in Calabria tre mesi, in piena estate, girando, vincendo ogni disagio, da Rocca Imperiale a Bova e Capo Spartivento, da Amantea a Crotone, da Palmi a Stilo e Gerace, da Pentadattilo a Scilla. Andò in Sila e sull’Aspromonte con un’attività frenetica che lo portò a lavorare dall’alba al tramonto, facendo solo una breve interruzione verso mezzogiorno, quando la violenza della luce diventava non più sopportabile. In questo suo “sogno pittorico” si innamorò della Calabria e sentì perciò il dovere di assolvere alla missione di farla conoscere al mondo lasciando un’ingente traccia iconografica delle località visitate.

Nel suo girovagare calabrese, arrivò anche a Rossano, dove dedicò la sua attenzione a quel monumento che chiunque passi per il corso principale non può non vedere, la Porta dell’Acqua. Ovviamente non poteva non attrarre la sua attenzione anche la famosa perla bizantina che è la chiesina di San Marco.

Perché la Porta dell’Acqua? Perché, senza necessità di esaltarne i particolari, l’artista ritenne che fosse un’opera con una straordinaria forza figurativa che poteva soddisfare il suo desiderio recondito di penetrare la magia dei luoghi che visitava. E perché, in considerazione dello scenario dove è inserita, pensò che sarebbero stati sufficienti semplicità e sincerità per riuscire a ottenere dei sicuri effetti pittorici. E così è stato.

Brenson, prima di dipingere un soggetto, aveva la necessità di viverlo, sentirlo dentro; così scriveva, sempre a Parpagliolo: “Nella scena che mi stava dinanzi non vedevo mai un angolo nel senso impressionistico, ma cercavo sempre di vedere tutto”. E a Rossano dove se non nella Porta dell’Acqua trovò quel “tutto” che cercava? In quella inquadratura vi era rappresentata la città antica, le mura di cinta, le vie di accesso, le case sui cigli, i palazzi, la campagna, le montagne. Al pittore non furono perciò necessari i libri di storia per studiare la città e individuare l’opera significativa da raffigurare. Fu sufficiente l’occhio e l’anima per effettuare quella scelta che si dimostrò vincente e che gli consentì di raccontare e inserire tra le bellezze della Calabria anche la Porta dell’Acqua di Rossano. Semplicemente grazie a quello che questo monumento era ed è, senza forzature, soltanto in virtù della sua antica bellezza, delle sue linee regolari e morbide, della luce dolce nella quale era immersa e delle miti colline che la circondavano.

Brenson, in apertura del libro, oltre a un pensiero per la moglie, offrì una dedica “alla natura e alla gente di Calabria che mi hanno rivelato ricchezze a me ignote dedico questi disegni”. Queste ricchezze lui le ha fatte conoscere al mondo, mentre invece sta ai calabresi – e per quanto attiene alla Porta dell’Acqua ai cittadini di Corigliano Rossano – conservarle degnamente e valorizzarle.

PS. Su questo giornale si parla di Porta dell’Acqua anche nell’articolo “La Porta dell’Acqua a Rossano, ovvero la storia sotto gli occhi”, consultabile all’indirizzo:

https://www.informazionecomunicazione.it/la-porta-dellacqua-a-rossano-ovvero-la-storia-sotto-gli-occhi-racconto-di-martino-a-rizzo/

Inoltre i dipinti calabresi di Brenson si possono ammirare, insieme ad articoli e saggi sull’artista lettone, sul sito:

https://anticabibliotecacoriglianorossano.it/mostre/theodore-brenson-e-le-sue-visioni-di-calabria/

Martino A. Rizzo

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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Una risposta

  1. bauleo salvatore ha detto:

    io sono nato di fronte la porta dell’acqua ma non è visibile perchè ostacolata da un muro lungo la strada
    sarebbe da sostituire il muro con una recinsione in ferro battuto in modo da potere vedere la sua bellezza anche passando in auto

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