Parlamentari grillini Barbuto e Corrado: Gratteri è un ingenuo

Il Procuratore Gratteri è un ingenuo.
Sì, avete letto bene: è un ingenuo. Ancora ieri sera, intervistato su La7, in merito agli elenchi dei beneficiari dei buoni spesa per 400 milioni di euro destinati dal Governo ai Comuni per consentire ai meno abbienti di fronteggiare l’emergenza da coronavirus, sosteneva la tesi che sarebbe rischioso affidare denaro pubblico ai Sindaci delle aree ad alta densità mafiosa e consentire loro di gestirlo in autonomia, ove fossero essi stessi faccendieri o mafiosi. Chiedeva, perciò, che le forze dell’ordine potessero disporre anch’esse di detti elenchi.
La qualità degli amministratori locali di molte realtà calabresi è obiettivamente discutibile e la preoccupazione del Procuratore appartiene a chiunque abbia un po’ di buon senso. Non dubitiamo che, ascoltandolo, ognuno di noi abbia pensato con qualche timore a questo o quel comune in odore di mafia; dubitiamo, invece, che qualcuno abbia pensato negli stessi termini ai comuni sciolti per infiltrazioni mafiose e gestiti dallo Stato mediante commissari prefettizi ai sensi degli articoli 143 e144 del Testo Unico sugli Enti Locali. Noi, ad esempio, non l’abbiamo fatto e poco dopo abbiamo scoperto di essere stata delle ingenue, come il Procuratore. Inopinatamente, sembra che la platea del rischio debba essere allargata anche a quelli.
Infatti, alcuni cittadini di Cirò Marina ci hanno inviato copia dell’avviso pubblico emanato il 31 marzo u.s. in funzione della presentazione delle domande di accesso alla graduatoria dei percettori dei buoni spesa, firmato per la Commissione straordinaria di quel Comune dal dott. Ielo e per l’Area Servizi alla Persona dall’arch. Patanisi. Nel paragrafo relativo ai criteri che determinano la graduatoria, “formulata per reddito”, si legge che l’ordine di priorità tiene conto di 8 diverse condizioni (lettere A-H) e la sesta voce è “Famiglie di detenuti”.
Stupite, abbiamo pensato di verificare come si siano regolati gli altri enti locali commissariati della nostra Provincia e a Strongoli abbiamo riscontrato la medesima attribuzione di preferenza nell’avviso a firma del dott. Campini per la Commissione straordinaria e del dott. Vetere per l’Area Affari Generali. I criteri di priorità in quel caso sono 7; il quinto è “Famiglie di detenuti”.
Oltre alla possibilità di dimostrare la perdita di reddito subita nel primo trimestre dell’anno a causa del coronavirus, in entrambi gli elenchi la pregressa presa in carico da parte dei Servizi Sociali, la numerosità del nucleo familiare comprendente minori, la presenza stessa di minori, di disabili gravi, di soggetti in condizione transitoria di malattia che generi disagio sono tutte fonti di priorità, e tutte condivisibili. Analoghe fragilità, quando ricorrono in nuclei familiari le cui condizioni socio-economiche risultino compromesse dalla detenzione del principale percettore di reddito meritano di essere tenute da conto proprio per lo stato di bisogno del nucleo familiare, non per una priorità automatica.
Cosa penseranno, infatti, i tanti calabresi onesti che il virus (o l’opportunismo di certi ‘imprenditori’) ha privato del lavoro a vedersi scavalcati in elenco dai familiari di un boss di ‘ndrangheta, privilegiati per il solo fatto di poter ‘vantare’ un congiunto al 41 bis?
In nessun caso, allora, le condizioni di disagio socio-economico alle quali si alludeva possono essere figlie della pandemia o essere state da questa aggravate, tranne che non ci riferiamo all’altra tristissima realtà su cui si è soffermato ieri il Procuratore Gratteri, nell’intervista rilasciata ad InBlu Radio, cioè la quota grandissima di sommerso, di lavoro nero (in edilizia, in agricoltura, nella ristorazione) presente nell’economia calabrese e che l’emergenza ha improvvisamente azzerato.
È fondamentale che non sia la criminalità organizzata a soccorrerli in questo frangente ma lo Stato, con misure straordinarie accessibili a tutti, tempestive e adeguate così come è altrettanto fondamentale che non sia sempre la stessa criminalità a godere di alcuni misure straordinarie il cui scopo è  invece proprio quello di affrancare le persone dalla schiavitù che si genera con il bisogno e la paura di non farcela a sopperire alle necessità quotidiane.
Troviamo disdicevole, lo ripetiamo, inopportuna e pericolosa una priorità genericamente accordata a “Famiglie di detenuti” in contesti ad alta densità mafiosa e ci rammarichiamo davvero molto che i rischi insiti in una scelta così… avventata, non siano stati percepiti e scongiurati da chi sul territorio supplisce, per conto dello Stato, quanti, pur legittimati dal voto popolare, hanno dato prova di essere al servizio del malaffare invece che della comunità. Invitiamo, pertanto, a mettere in evidenza l’operato di alcuni Comuni calabresi che, in netta controtendenza con quanto suesposto, hanno precisato l’esclusione dal novero dei beneficiari di tutti i detenuti indagati e condannati per mafia.
Abbiamo ritenuto, pertanto, necessario mettere al corrente della vicenda tanto il Prefetto di Crotone quanto il Ministero dell’Interno perché ciascuno rifletta e, se ne ha una, faccia la sua parte, rammentando che non tutto ciò che è lecito è anche opportuno.
Elisabetta Barbuto (M5S Camera)
Margherita Corrado (M5S Senato)

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