Omnia, condanna confermata per Forastefano

CASSANO ALL’IONIO Depositate le motivazioni con cui la Corte di Cassazione, lo scorso ottobre, ha confermato sostanzialmente la sentenza di secondo grado, ad eccezione di due condanne che ha annullato (di cui una con rinvio per nuovo esame e l’altra limitatamente ad un capo di imputazione) nell’ambito del maxiprocedimento “Omnia”. Ventuno gli imputati che avevano presentato ricorso avverso la pronuncia della Corte d’Appello di Catanzaro, tra cui l’ex boss oggi collaboratore di giustizia Antonio Forastefano. E la sentenza degli Ermellini oggi giunge dopo un primo annullamento con rinvio che vide il procedimento tornare in secondo grado dinanzi ad una diversa sezione della Corte d’Appello catanzarese. Per l’ex boss Forastefano viene confermata la condanna a sedici anni di reclusione, così come riformulata in secondo grado in sede di rinvio – escluse le aggravanti in ordine alla adulterazione delle sostanze stupefacenti ed alla natura armata dell’associazione. La Corte di Cassazione ha confermato altre diciotto condanne, mentre ha disposto l’annullamento della sentenza per Francesco Elia (era stato condannato a due anni) con rinvio per nuovo giudizio. Sentenza annullata, senza rinvio, per Giuseppe Cerchiara limitatamente ad un capo di imputazione poiché estinto per intervenuta prescrizione: la Corte di Cassazione ha quindi rideterminato per lui la pena finale in quattro anni e sei mesi. Gli Ermellini hanno pertanto dichiarato inammissibili i ricorsi degli altri imputati: Adduci Maurizio, Alfano Domenico, Blando Nicola, De Francesco Pietro, Di Bella Fabio, Forastefano Antonio, Garofalo Giuseppe, Iannicelli Teresa, Rende Camillo, Rende Nicola Sebastiano, Guerrera Michele, Rubini Morena, Forastefano Silvio, Faillace Francesco, Campanella Giuseppe, Pulignano Giuseppe, Maida Giovanni, De Marco Francesco, Giannicola Giuseppe.
L’operazione Omnia, scattata nel 2007, ha inferto un duro colpo alla cosca Forastefano. Diverse le accuse contestate a vario titolo agli imputati, tra cui estorsione, usura, truffe all’Inps e a società finanziarie, rapina, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Per come ricostruito processualmente, la “cosca” avrebbe operato a Cassano e nei comuni vicini, per ottenere: il predominio territoriale e l’esclusività nel traffico degli stupefacenti; la gestione di attività commerciali, per il tramite di aziende apparentemente “pulite”, nella specie cooperative agricole, utilizzate anche per perpetrare una serie di truffe ai danni dell’Inps.

(fonte: La Provincia di Cosenza)

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