Olivicoltura. Batteri alieni, Cufari: Investire nella prevenzione per salvare il nostro patrimonio

La Calabria rischia di pagare cara la scarsa attenzione politica e sociale ad una nuova minaccia per le colture del nostro settore agricolo: le specie aliene. No, non parliamo di marziani o omini verdi, ma di batteri, insetti e altri animali che per via del cambiamento climatico, del trasporto delle merci tra continenti diversi e dell’intervento umano su alcuni ambienti, si stanno spostando e propagando anche in aree dove non erano presenti sinora.
 
I due esempi più pericolosi ed eclatanti in Italia sono la Xylella e la cimice asiatica (Halymorpha halis), la prima che ha intaccato il patrimonio olivicolo pugliese, la seconda che invece sta mettendo a serio rischio le colture di tanti agricoltori, sinora prevalentemente nella Pianura Padana, ma che adesso sembra essere arrivata fino alle nostre latitudini. La Calabria deve innanzitutto attivare un’azione di mitigazione della diffusione e dell’impatto di queste specie; e poi imparando da quanto accaduto anche in altre regioni, attivare tutte quelle misure di prevenzione e controllo, che permettono di ridurre i rischi per le colture e limitare la diffusione delle specie aliene anche ad altri territori. Come già proposto dalla Federazione dell’Ordine dei dottori Agronomi e dottori Forestali della Calabria, c’è bisogno che la nuova giunta regionale intervenga su queste materie, senza allarmismi o azioni improvvisate, ma con azioni concrete, come quella che avevamo già proposto in fase di campagna elettorale nel nostro documento inviato ai quattro candidati presidente: il settore della Difesa fitosanitaria va potenziato e qualificato in considerazione delle diverse emergenze (Xylella, Cimice asiatica, patogeni alieni agrumi, ecc.) che potrebbero colpire le nostre colture tipiche anche attraverso la costituzione di una specifica Task Force (Regione, Università, Centri di Ricerca, ARSAC). E vanno tempestivamente pubblicate linee guida informative di azione e contrasto, solo così la nostra agricoltura potrà limitare i danni causati da queste e altre specie aliene che certamente nei prossimi anni arriveranno a colpirci e contaminarci.
“C’è bisogno di informazioni chiare e di un’azione sinergica tra i diversi attori coinvolti – sottolinea Francesco Cufari, Presidente della federazione calabrese dei dottori Agronomi e Forestali – poiché ci deve essere da una parte la certezza di controlli rigorosi, dall’altra che ai controlli seguano le azioni giuste per mitigare questi fenomeni e garantire che le nostre colture tipiche non vengano danneggiate in maniera seria. Purtroppo, su alcuni fenomeni in Calabria e in Italia siamo già nella fase di mitigazione del danno, ma dobbiamo essere pronti ad affrontare altre emergenze simili provenienti da altri continenti, poiché le condizioni climatiche generali, la movimentazione di merci e persone, ci dicono chiaramente che il mondo si sta via via “restringendo” e che le specie animali (insetti e batteri) su tutti si spostano rapidamente e si sviluppano laddove trovano condizioni favorevoli.”

“Credo che un rapporto stretto tra esperti, università, ARSAC, agricoltori ed enti pubblici – conclude Cufari – sia la strada migliore per affrontare problematiche enormi e impattanti come quella delle specie aliene. Non si può pensare di coinvolgere attori differenti da questi o di lanciare allarmismi immotivati, bisogna lavorare seriamente, conoscendo la problematica, comprendendola e attuando tutte le misure necessarie a garantire le colture e i consumatori finali. Da parte nostra, come agronomi e forestali, c’è la massima disponibilità a collaborare con le nostre competenze al fine di avviare percorsi virtuosi di tutela fitosanitaria in Calabria e migliorare la capacità di predizione e prevenzione della nostra regione” (Comunicato stampa).

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