Idee utili per migliorare e far crescere Longobucco

Longobucco

LongobuccoL’incontro pubblico tenutosi nella serata di sabato 12 c.m. al Campanaro di Longobucco tra tecnici, architetti e ingegneri, originari dell’antico borgo grecosilano, organizzato dalla locale Camera del Lavoro per affrontare proposte per il rilancio del paese, ognuno secondo il proprio modo di vedere, con l’intento di trovare delle idee, che possano arrestarne, o quanto meno ritardarne, il profondo inesorabile declino, ritengo sia stato di grande interesse e di arricchimento per lo scambio di opinioni tra gli intervenuti.

Sono state prospettate molte ipotesi di sviluppo: alcune timidamente accennate, forse per il poco tempo a disposizione, altre più dirompenti e incisive, altre ancora legate alla vecchia concezione della spesa pubblica improduttiva, costi quel che costi, purchè si spenda, quindi antieconomica e anacronistica, perché non agganciata ai reali bisogni sociali della popolazione, ma soprattutto ad un concreto progetto di sviluppo più complessivo del territorio, ancorato ad un effettivo bacino di utenza quale espressione di futuri fruitori nei vari settori di intervento.

Il sottoscritto vi ha partecipato come ingegnere libero professionista, che in questi tanti anni ormai trascorsi ha operato nelle varie realtà confinanti con Longobucco, essendo portatore di proposte di sviluppo elaborate tenendo conto delle risorse disponibili sul territorio, con questo funzionali e compatibili, ricordando, in particolare, che bisogna avere una idea di sviluppo di tutto il circondario Corigliano-Rossano con un occhio di riguardo ai Comuni della valle del Trionto, che sono legati dalla comune sorte di affacciarsi sulla stessa vallata, e nello specifico di Longobucco.

Molto brevemente, dato il poco tempo a disposizione, nel mio intervento ho cercato di tracciare le linee di un’idea di sviluppo per Longobucco, che con queste righe integrative cercherò di prospettare più organicamente, inviandone copia anche ai colleghi, che nella stessa serata hanno dato il loro interessante contributo.

In riferimento, poi, al dibattito relativo al completamento della Longobucco-Mare, è per me prioritario affrontare due questioni della massima urgenza operativa: la prima di realizzazione fattuale della strada, la seconda di prospettiva di ricaduta economica nell’ambito dei possibili collegamenti futuri delle aree della valle del Trionto con altre site in altre realtà.

Il fatto concreto, però, deve essere la presa di coscienza che l’importante arteria in corso di realizzazione non può fermarsi a Longobucco, restando un’opera fine a se stessa, ma deve avere una proiezione infrastrutturante non solo per le aree in cui oggi si sta compiendo la sua costruzione, ma anche per  quelle in cui si potrà snodare, facendo un ulteriore previsione di prosecuzione.

E’, perciò, urgente decidere se il tracciato della realizzanda strada debba seguire quello originario di progetto in sinistra Trionto o se, invece, debba più semplicemente passare in destra, per favorire concretamente lo svincolo della prevista strada di scorrimento per Bocchigliero lungo la valle del Laurenzana e collegarsi alla rotonda sulla SS106, già realizzata dall’Anas lato Mirto, evitando, così, il viadotto di attraversamento del Trionto in corrispondenza del bivio per Crosia e risparmiando, di fatto, queste e molte altre risorse.

Quanto all’esigenza se la Longobucco-Mare debba restare un’opera monca alla periferia del paese o se, al contrario, debba avere concreti agganci con altre aree del Cosentino, è prioritario cominciare sin da ora a prospettare e chiedere con convinzione la prosecuzione dell’importante arteria stradale lungo l’alta valle del Trionto, per realizzare un collegamento stabile tra le aree costiere dello Ionio cosentino (Crosia, Calopezzati, Pietrapaola, Rossano) e quelle della valle del Crati (Acri, Bisignano, Luzzi) fino ad incrociare l’autostrada SA-RC.

In questo modo si darebbe un concreto e più diretto sbocco relazionale fra due aree, che oggi sono oggettivamente fin troppo distanti, dando l’opportunità ai cittadini dei paesi del Trionto di recarsi a Cosenza usufruendo di un percorso molto più breve.

Mettendo da parte questo excursus, forse lungo, ma a mio parere necessario, passo a dare più diffusa contezza a quanto già accennato molto succintamente nell’incontro.

– Tra le due guerre mondiali e fino a tutti gli anni ’50 l’economia di Longobucco si è basata sull’industria boschiva, l’allevamento del bestiame, la tessitura e l’agricoltura per il fabbisogno familiare nelle aree vocate per giacitura geopedologica e per presenza d’acqua (valle del Trionto, Manna, Macrocioli, Citinetto, Ennerà, Ronzi, etc.), raggiungendo, dicono fonti orali popolari, i dodicimila abitanti.

A partire dalla seconda metà degli anni ’50 inizia l’emigrazione e, in parole povere, il lento, ineluttabile declino economico e, quindi, il collegato calo demografico del paese.

A mio modo di vedere si tratta di ripensare in chiave attuale queste categorie economiche del passato, di capirne l’intreccio reciproco e la sua strutturazione nel tessuto sociale del paese, ricorrendo anche all’ausilio delle più avanzate tecnologie, e, acquisiti tutti i dati attuali esistenti sul mercato, elaborare un piano di utilizzo a scopi plurimi, secondo le vocazioni di ogni area, delle risorse presenti e disponibili nel Comune, dal patrimonio boschivo, sia pubblico che privato, alle potenzialità di utilizzo delle aree a fini d’allevamento. Un piano, che affronti le implicazioni di sviluppo nel turismo e completi i settori dell’economia, che bisogna testare per creare condizioni di lavoro duraturo.

Per questo, a mio parere, è indispensabile predisporre un piano di ricognizione delle superfici boscate, sia pubbliche che private, (estensione delle aree, tipo di essenze arboree presenti, loro consistenza, potenzialità pascolative, superfici scoperte, etc.), per elaborare una proposta di utilizzo diversificato del patrimonio boschivo disponibile sulla base delle caratteristiche proprie di ogni area, pensando di poter avviare processi ragionati e controllati di filiere di produzione nel settore boschivo e agrozootecnico.

Il piano deve dare le proiezioni concrete su dati numerici ancorati alle reali possibilità di un rilancio in chiave moderna dell’industria boschiva e dell’allevamento caprino, ovino e bovino sul territorio comunale, dando tutte le informazioni necessarie per intraprendere attività, che un tempo erano il cardine della locale economia.

A questo si deve aggiungere la redazione di un Piano Agricolo Comunale, con il quale siano individuate tutte le possibili aree, che abbiano una vocazione agricola suscettibile di specifiche produzioni tipiche (pomodori, fagiolini, ortaggi vari, etc.) e fruttifere (castagne, mele, pere, sorbe, etc.), in modo da poter disporre di un quadro delle reali potenzialità produttive agricole per far rivivere esempi di microeconomia non più legata al fabbisogno familiare, ma ai flussi turistici, e dare segnali concreti di possibilità di reddito integrativo.

Lo stesso piano deve dare le giuste indicazioni delle aree del territorio comunale, che possono essere destinate alla produzione fruttifera, soprattutto delle mele e pere tipiche, che nel passato coprivano il consumo invernale di frutta in quasi tutte le famiglie.

– L’arte tessile deve essere pensata, ancorandola nel processo manifatturiero, inteso come filiera di disegni, filati e manodopera,  alle tecniche del passato al fine di garantire un artigianato artistico e di qualità, in cui i filati tipici della tradizione tessile longobucchese (cotone, lana, seta e perlè) siano il viatico insostituibile dei prodotti tessili (arazzi, coperte, cuscinetti, tappeti, scendiletto, etc.), puntando su un turismo di nicchia, in cui il Comune e la Regione devono essere i motori associativi dei gruppi di produzione.

– Il tessuto urbano deve essere senz’alcun dubbio salvaguardato, ma non mummificato, in quanto così com’è, non facilita la mobilità di penetrazione nelle rughe con i mezzi di trasporti oggi ampiamente in uso. Per vecchie e giovani generazioni questo è un ostacolo dirimente ad una diffusa vivibilità nei vecchi rioni. Lo impongono le condizioni di vita della modernità.

Bisogna, pertanto, avere il coraggio di rendere più adeguatamente penetrabile i rioni, trovando un’alternativa carrabile a via Roma con la possibilità di salire da via C. Colombo verso i Monaci e Rione Santa Croce o seguendo  via Borgo o via Matinata, da valutare   secondo convenienza economica costi-benefici, o anche optando contestualmente per le due opzioni, in modo da realizzare una maglia viaria di agevole penetrazione nelle varie realtà cittadine, che si collega, completandola, a quella esistente a salire dal vecchio Macello verso la Castagnella.

Se a questo, poi, si aggiunge il miglioramento della viabilità locale in qualche altro rione (San Domenico, Cittadella, Terzuolo, Motta, etc.), all’interno di queste maglie viarie, più spedite e accoglienti, si può pensare di organizzare una particolare proposta di  Paese Albergo e Pensioni, per dare una precisa destinazione produttiva ai molti organismi edilizi non abitati e proprio per questa loro condizione facilmente suscettibili di un loro diverso uso.

Per raggiungere questi obiettivi è indispensabile, ovviamente, redigere un Piano di Recupero del  Patrimonio Edilizio Esistente, in cui il concetto di ristrutturazione urbanistica del tessuto urbano sia la filosofia dominante in ogni azione programmata e la ristrutturazione edilizia dei fabbricati sia il collante di ogni progetto, con un occhio di riguardo alle diverse possibilità di aggregazione di organismi abitativi per piani orizzontali, anziché in verticale secondo le tendenze in auge nel recente passato, e in cui nei rioni di intervento si possono individuare spazi di sosta e di parcheggio, oasi di verde, per migliorare le condizioni di vivibilità cittadina, adeguandone i livelli alle esigenze della modernità.

– Il fatto che quasi tutto il territorio montano di Longobucco sia compreso nel Parco Nazionale della Sila è senz’altro una forte remora e rappresenta certamente una intrinseca difficoltà operativa, ma non una pastoia inestricabile, nel senso che pur con i vincoli stretti esistenti nessuno di questi potrà mai impedire di elaborare una proposta concreta di sviluppo turisticoricettivo nell’area di proprietà comunale di Manche di Scrofa e nella vicina collegata area di Pettinascura, con cui promuovere una proposta di  soggiorno estivo e di stagione sciistica invernale.

Manche di Scrofa ben si presta alla residenzialità vacanziera e Pettinascura alla realizzazione di piste per sci, amatoriali e professionali, con la concreta possibilità che le due aree, essendo vicine, possano essere collegate con un impianto di risalita ad alto indice di fattibilità per il clima più freddo, data la posizione più elevata e più interna rispetto al Lago  Cecita, per le nevicate più abbondanti e persistenti, per i collegamenti più agevoli con Cosenza, Crotone e Catanzaro, naturali bacini di utenza di riferimento, soprattutto se nell’operazione imprenditoriale viene coinvolta qualche società, che nel settore turistico ha solide radici, per favorire  nel progetto l’inserire di quote di mercato fuori dalla Calabria.

– Cava di Melis potrà essere destinata ad un turismo meno esigente e dinamico, più quotidiano, in cui prevalga la componente residenziale per periodi di vacanze estive di tutto respiro e autunnali e primaverili legati alla stagionalità dei prodotti del bosco (funghi, more, lamponi, fragole, etc.) e alla loro preparazione sott’olio in vetro, e a quella degli alberi da frutto (castagne, fichi, mele, pere, sorbe, etc.), soggetti, dopo la raccolta, ai trattamenti di essiccazione al sole o al forno, alla salagione in contenitori o alla stagionatura in locali adatti.

– Un’offerta turistica riccamente diversificata è un ottimo terreno di presa sul futuro cliente, se si mette sul mercato un ampio ventaglio di prodotti locali tipici, capaci di suscitare la curiosità visiva del turista, e, soprattutto, risvegliare i sopiti stimoli del palato: dai prodotti ortivi (fagioli, pomodori, etc.) a quelli caserecci (liquori, marmellate, biscotti, etc.), dai prodotti da forno (dolci tradizionali di Natale e Pasqua, crocette, etc.) a quelli salati (pesce salato,  insaccati e stagionati, etc.).

– In ultimo, qualcosa va detto   sui fondi della Comunità Europea, che, in genere, non sono a portata di mano in tutte le stagioni, ma il cui accesso è senz’altro facilitato, se si prevede una proposta di sviluppo socioeconomico di un comprensorio, come potrebbe essere il comprensorio dei Comuni della valle del Trionto, che bisogna istituire nelle forme giuridiche, che i regolamenti europei prevedono.

Dopo di che è necessario redigere un Piano di Sviluppo Socioeconomico del comprensorio costituito e avviare le procedure per sottoscrivere un Accordo di Programma Quadro (APQ) con la Regione Calabria, che è il tramite riconosciuto per interfacciarsi nelle sedi europee per poter accedere ai finanziamenti di attuazione del Piano di Sviluppo redatto. E questo è più facile a dirsi che a farlo, tenuto conto che si ha che fare con i Comuni, che, in genere, hanno una spiccata componente di individualismo.

Se, però, si seguono tutte le procedure previste dall’Europa, le risorse arrivano e sono anche tante.

Un grazie per avere avuto la pazienza di leggermi e un cordiale saluto,

(fonte: comunicato stampa)

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