Movimento per la Vita di Corigliano-Rossano. Ospite di Generazioni e Territorio il Prof. Gian Pietro Calabrò

Quarto ospite della rubrica «Generazioni e Territorio», curata dalla Commissione Cultura del
Movimento per la Vita di Corigliano-Rossano, coordinata da Margherita Carignola, è il Prof. Gian
Pietro Calabrò.
Il Prof. Calabrò è un autentico punto di riferimento della cultura del territorio essendo stato
professore ordinario di Filosofia del diritto e di Teoria del diritto e dello Stato, presso il Corso di
laurea in Giurisprudenza dell’Università della Calabria, dove ha insegnato anche Logica giuridica. È
stato professore invitato di Teologia del diritto e Biogiuridica presso l’Istituto Teologico “Redemptoris
custos”, di Rende, affiliato alla Pontificia Facoltà di Teologia dell’Italia Meridionale. Docente a
contratto di Filosofia del diritto, presso la Libera Università Mediterranea J. Monnet, Bari
Casamassima. Direttore del Master di II Livello in “Diritti Umani e Legalità”, presso l’Unical . Ha
collaborato con l’Istituto di Bioetica dell’Università cattolica A. Gemelli, Roma, diretto dal prof.
Mons. Elio Sgreccia.
È stato più volte consigliere comunale nell’originario Comune di Rossano, ed è dal 2017
Presidente Onorario del Movimento per la Vita di Corgliano-Rossano.
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Vorrei che intendessimo questi momenti non come un’intervista, bensì come un dialogo.
Invito, dunque, a rispondere alle domande utilizzando il margine più ampio, senza preoccupazioni
riguardo i limiti del tema delle questioni poste.
1. Cosa significa, alla luce della sua esperienza, impegnarsi per – e vivere – la propria comunità?
La domanda è molto complessa, perché prima di rispondere dovrei sapere cosa intendiamo
per comunità. Comunità nel linguaggio socio-politico, è un termine distinto da quello di società.
Comunità presuppone un radicamento territoriale e di sangue. Una identità oserei dire tribale, che per
quanto mi riguarda ne ho sempre criticato ed avversato in modo a volte pesante, il suo concetto. La
comunità è il presupposto per gli stati totalitari e su ciò, ho insistito in più occasioni e su cui ho
indagato in vari saggi. Società invece è un insieme di persone con i loro diritti e dignità, che scelgono
di stare insieme e si riconoscono in una carta fondamentale (costituzione), in cui vengono tradotte in
norme principi e valori. Il mio impegno personale consiste nella libertà di un pensiero critico che
rifiuta l’esaltazione mistica e molto spesso ridicola della calabresità e/o della corossanesità.
2. Il concetto di comunità non deve appiattire e asfaltare l’idea della dignità dell’individuo.
Chi è oggi, secondo lei, il cittadino di Corigliano-Rossano?
Il preambolo spiega la prima parte della domanda. Ad oggi non esiste un cittadino CoriglianoRossano, se non sotto il profilo anagrafico. Saranno necessari anni e decenni prima che avvenga una
vera fusione culturale e una comune identità. Un compito importante spetta alla classe politica.
3. Torniamo indietro nel tempo. Quale visione ha mosso il suo impegno verso la politica? E,
se lei dovesse ricominciare, per che cosa si impegnerebbe oggi?
Il mio impegno in politica è stato molto limitato, considero una parentesi l’impegno negli anni
80-90 all’interno del PCI, una parentesi ricca di stimoli, che mi ha formato sul piano umano e mi ha
consentito di conoscere la città. I rapporti umani, uno fra tutti con Franco Veneziano, hanno
rappresentato per me, intellettuale vissuto in un circolo accademico chiuso ed elitario, una vera
immersione nella dimensione reale dei rapporti sociali, politici e soprattutto umani.
Se dovessi ricominciare oggi, non saprei rispondere, certo salverei quella parentesi che però la
storia e la vita ha chiuso per sempre. Forse non tornerei a Rossano.
comunicato stampa

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