Migranti, un inedito business?



di ROSSELLA MOLINARI

migranti coriglianoUn’emergenza senza precedenti quella ancora in atto all’interno del Palazzetto dello Sport di contrada Brillia, dove attualmente sono ospitati alla meno peggio ben 65 migranti minorenni in attesa di una sistemazione definitiva che tarda ad arrivare, con le strutture dedicate che si dimostrano insufficienti. E non si esclude che proprio dall’emergenza possa nascere un nuovo e finora “inedito” business per questo territorio, con imprenditori pronti ad acquisire immobili da destinare all’occorrente, intercettando anche i fondi ministeriali pari a circa 40 euro al giorno per ciascun migrante. Stavolta il numero dei minori non accompagnati sbarcati al porto di Corigliano ha superato le previsioni. E le Istituzioni si sono ritrovate a dover affrontare, in più occasioni impreparate, una vicenda che rischia di scoppiare. Non solo per le condizioni in cui i minori sono costretti a trascorrere le loro giornate, ma anche per una serie di polemiche che proprio in questi giorni stanno tenendo banco. A partire dall’affidamento del servizio di gestione alla cooperativa riconducibile al marito dell’assessore Capalbo per finire alle lamentele soprattutto sui social circa lo scarso coinvolgimento di tante associazioni e organi giovanili che, in questa vicenda, non starebbero dimostrando una grande sensibilità. Così come tante altre realtà di una città in cui si avverte il bisogno di puntare sulla sensibilizzazione. E la cosa che preoccupa di più è che all’ultimo sbarco del 29 giugno scorso se ne aggiungeranno ancora altri nel corso di quest’anno. I cinque episodi del 2015 hanno rappresentato solo l’inizio di un fenomeno che, al porto di Corigliano, è destinato a intensificarsi. Così come è destinata ad aumentare l’emergenza legata al numero dei minori non accompagnati la cui gestione, come prevede la normativa, è a carico del Comune. È quindi il Comune che deve occuparsi di reperire una struttura in cui ospitarli, con tutto ciò che ne consegue. Da qui l’affidamento del servizio a enti esterni, ai quali viene effettuato un rimborso spese per coprire i costi anche del vitto, della pulizia, del trasporto, etc. La rete di solidarietà, grazie all’impegno e alla dedizione di singoli volontari e di alcune associazioni che hanno dato vita al gruppo “Solidarietà sempre”, sta funzionando e al Pala Brillia stanno giungendo indumenti, generi alimentari e tanto altro. Ma serve di più: c’è bisogno di personale medico e infermieristico, farmaci e assistenza di ogni genere. Ci si sta adoperando per ottenere un presidio medico o, quantomeno, la presenza di un volontario medico (anche in pensione) considerato che le condizioni psico-fisiche dei ragazzi, al momento, dello sbarco, sono apparse decisamente precarie. Ora va gradualmente meglio e sono sempre i volontari ad occuparsi anche del trasporto per le visite mediche.
I ragazzi, intanto, iniziano ad ambientarsi, fanno qualche lezione di italiano e giocano a dama con delle scacchiere che hanno costruito da soli utilizzando scatole di cartone e tappi di bottiglia adattati a pedine. Parlano più che altro il francese e provengono per lo più da Somalia, Nigeria, Nuova Guinea, Bangladesh. Qualcuno di loro, grazie ai telefoni messi a disposizione dai volontari, è riuscito anche a parlare con i propri familiari: “Siamo salvi” è stata la frase più ricorrente, che ha fatto commuovere tutti e rende l’idea di ciò che questi minori hanno attraversato pur di mettere in salvo le proprie vite. Fino a qualche giorno fa, a gestire il servizio è stata la cooperativa “Marinella Bruno Onlus” (riconducibile al marito dell’assessore Capalbo che, ribadisce il Comune, sarebbe stata l’unica a rispondere all’appello) alla quale subentrerà, come annunciato ufficialmente dall’amministrazione comunale in seguito al secondo appello fatto verso il mondo dell’associazionismo territoriale, l’associazione Azzurra coadiuvata da altre associazioni e realtà di volontariato. Nel frattempo, non vi sarebbero posti liberi nelle strutture destinate all’accoglienza dei minori sparse su tutto il territorio. Lo stesso assessore alle Politiche sociali Marisa Chiurco si sta adoperando senza sosta contattando strutture su tutto il territorio nazionale, ma quelle esistenti sono già piene e la destinazione successiva di questi 65 ragazzi, che chiedono spesso che fine faranno, è ancora tutta da definire. Erano di più all’inizio (ben 89) poi qualcuno di loro si è allontanato, probabilmente per ricongiungersi con i propri familiari.
Per il momento resteranno a Corigliano, così come quelli dello sbarco precedente, alcuni dei quali sono ancora fermi a Rossano e in altre zone del comprensorio.
Proprio durante la seduta di giovedì 14 luglio, il consiglio comunale di Corigliano ha approvato all’unanimità una mozione, proposta dal gruppo Solidarietà sempre attraverso i consiglieri Elvira Campana e Francesco Sapia, su cui si è registrato il massimo consenso. Una delibera della civica assise «affinché il Sindaco e l’Amministrazione investano e coinvolgano tutti i Sindaci dei territori compresi nelle diocesi di Rossano-Cariati e Cassano per collaborare concretamente e fattivamente nel mettere a disposizione immobili di proprietà dei Comuni e delle parrocchie, per come sollecitato da Papa Francesco, affinché possano ospitare i minori non accompagnati presenti nel Palazzetto dello Sport di Corigliano». Nel testo della mozione, si fa riferimento ad alcuni aspetti legati all’emergenza, tra cui il palazzetto, che «dopo due settimane di permanenza dei ragazzi, stante anche la totale assenza di protocolli di sanificazione, pulizia e di bonifica periodica della struttura, versa in condizioni igienico-sanitarie gravissime.
È assolutamente prioritario, dunque, trovare una sistemazione alternativa ai ragazzi». Il problema deve diventare territoriale, considerato che «in un contesto emergenziale di tale portata è indispensabile che tutte le forze sane della nostra società offrano il loro contributo e si spendano al massimo delle loro possibilità per risolvere la questione. C’è bisogno che le associazioni, i cittadini, la Chiesa, le Diocesi si facciano promotori di un percorso di superamento della primissima emergenza e di successiva integrazione dei minori non accompagnati presenti sul nostro territorio.
Che è necessario altresì chiamare alle proprie precise responsabilità anche le istituzioni sovra-comunali, dall’Unione Europea fino alla Regione Calabria, perché è impensabile che un Comune possa farsi carico da solo di un’emergenza di simili proporzioni». Insomma, la situazione appare di non facile soluzione, mentre le strutture destinate all’accoglienza dei minori sembrano non essere più sufficienti a questo punto. Non si esclude, dunque, che si possa pensare alla realizzazione di una struttura ad hoc anche nella Sibaritide o nella stessa area urbana, dove vi sarebbe già qualcuno che inizia ad accarezzare l’idea. E spesso non solo per mero spirito umanitario, considerato che per tale tipologia di servizio vi sono specifiche risorse finanziarie a disposizione. Infatti, qualche struttura ricettiva della zona potrebbe essere trasformata e adattata allo scopo, finendo magari per rivelarsi più redditizia di quanto lo sia stata finora. Sarà questo il nuovo business della Sibaritide?

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