Mercato agrumicolo turbato dai piranha dell’economia: il mondo sommerso degli intermediari improvvisati



Pronto ma tu a chi li hai venduti i mandarini? Io ho trovato uno di…, mi dicono che paga, raccoglie, insomma uno serio. Il dialogo fra i forzati delle clementine si svolge un anno dopo un altro e ripropone un copione che dimostra la vulnerabilità di un settore del comparto agrumicolo che nessuno ha mai voluto eliminare. Dop, acronimo di denominazione di origine protetta, viene trasformato in dop… ti pago, da parte di prezzolati che si improvvisano commercianti, senza esserlo, che lanciano i cinque a volte i dieci centesimi in più sul prezzo corrente, salvo poi raccogliere le primizie, dando un acconto, per sparire nella fase di saturazione del mercato, lasciando i piccoli proprietari con un pugno di mosche(letteralmente se fa caldo come quest’anno), col prodotto attaccato all’albero da raccogliere a proprie spese.

Fatti salvi i commercianti strutturati, quelli con capannoni, impianti di trattamento e confezionamento degli agrumi, esiste un mondo sommerso di intermediari improvvisati, di soggetti che nella vita magari lavorano in uffici pubblici e si sono costruiti un parco clienti variabile di anno in anno a seconda delle fregature che comminano a piccoli agricoltori attratti da qualche centesimo in più. Dunque se si esce dal cartello dei grandi, si cade preda di piranha, in grado di raccogliere velocemente il primo frutto, da piazzare nei mercati attraverso collegamenti diretti e poi fermarsi, ovvero proseguire nella raccolta a condizione che si ritocchi il prezzo al ribasso.

Soffrono i piccoli ma anche i grandi risentono di questa zona franca, di gente che sfrutta chi per undici mesi sputa l’anima per produrre e poi vede svanire il suo lavoro per mano di speculatori che forse meriterebbero qualche accertamento in più e qualche controllo serrato.

Giuseppe Passavanti – Giornalista

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