Madonna del Pilerio, la chiesetta di Rossano la omaggia nel mese mariano

Corigliano Rossano – Nell’antichissima città di ROSSANO (la romana ROSCIANUM, la bizantina RUSIANON), distesa su un pianoro a 300 m di altezza, una città murata inespugnabile, sette erano le porte d’accesso alla città: “La Porta del Castello o Porta Grande o Porta a mare, ribattezzata nel ‘600 Porta Cappuccini, a ovest, la più grande e importante; la Porta dell’Acqua o Tirone o Portì o Arringo o del Ringo, a sud; la Porta della Rupe o Rupa, a est, al fianco dell’Oratorio del Pilerio e sopra la valle dei mulini ad acqua; la Porta Nardi nota anche come Porta Pente, a nord-est; la Porta dei Giudei o Giudecca, a nord-ovest. Nei secc. XV-XVI, se ne aggiungono altre due: la Porta Melissa poi ribattezzata (nel ‘500) Porta Bona, in onore di Bona Sforza, principessa di Rossano e regina di Polonia, a est; la Porta Piccola o Portello, a ridosso del Castello del Ciglio o Maschio aragonese, a sud”.

Dette Porte avevano, innanzitutto, uno scopo difensivo. “Esse si aprivano all’alba e si chiudevano ermeticamente al tramonto, facendo di Rossano una città-fortezza di sicuro affidamento dai rischi provenienti, nel corso dei secoli, da nemici esterni di diversa provenienza. Alle Porte conducevano altrettante strade che collegavano la città urbana alle colline, alla Sila greca, alla pianura, al Porto di Ruskìa o Ruskiané, dove i Rossanesi svolgevano una fiorente economia incardinata sull’agricoltura (specificamente olivo-coltura, frutteti, orti), sulla pastorizia transumante, sulle attività del bosco silano (raccolta frutti spontanei e legna, produzione di carbone, di pece, di manna, di neve etc.), sui commerci per via terra e per via mare, sulla pesca”.

“Nella tradizione e prassi bizantine venivano edificati piccoli edifici sacri presso le Porte delle città per le preghiere e l’affidamento al sacro da parte di chi usciva e di chi entrava. A Rossano furono edificate Chiesette ubicate presso la Porta Castello-Cappuccini (Oratorio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, poi, nel ‘600, battezzato S. Maria di Costantinopoli, infine Chiesetta del vecchio Ospedale Civile), la Porta dell’Acqua-Tirone (SS. Fabiano e Sebastiano) -dice il professore Francesco Filareto – il Portello (la Madonna di Schiavonea), la Porta Melissa-Bona (S. Nicola al Vallone), la Porta Nardi (i “Pente Martiroi”), la Porta Giudecca (due Chiese, S. Maria del Soccorso e S. Ciriaco, la prima oggi ridotta a un rudere e la seconda trasformata in magazzino), la Porta Rupe (la Chiesetta di S. Maria del Pilerio)”.

Una delle Porte più importanti di Rossano era quella ubicata sotto l’antico Oratorio bizantino del San Marco, la Porta della Rupe o Rupa, dalla quale tuttora si snoda una strada acciottolata tortuosa che scende quasi a strapiombo nella valle del torrente Celadi, valle lussureggiante e polmone economico di Rossano, ricca di giardini e ortalizi, sede di ben dieci mulini ad acqua e delle lavanderie della città.

La Porta oggi scomparsa sorgeva accanto all’antichissima Chiesetta della Madonna del PILERIO. Un tempo questo piccolo edificio sacro era un Oratorio bizantino, noto con il nome di SANT’ANGELO di TROPEA, “probabilmente coevo del più famoso Oratorio del San Marco (sec. X), voluto ed edificato dai monaci calabro-greci, detti impropriamente “basiliani”, che vivevano e operavano nelle contigue grotte eremitiche e lauritiche delle zone di San Marco, S. Nicola al Vallone, Pente, e utilizzate per la loro ascèsi comunitaria (preghiera, contemplazione, lettura dei testi sacri, canti liturgici insieme)”. La struttura odierna, ad aula unica con l’ingresso su uno dei lati maggiori e con una piccola abside cilindrica, è riferibile probabilmente al ‘500-‘ 600, “quando l’antico bizantino Oratorio, confermato nella sua originaria morfologia raccolta e mono-absidata, fu ristrutturato e, in parte, ricostruito, assumendo pressappoco la forma attuale di una piccola Chiesa, aperta al culto (sia pure limitatamente alla novena del mese di Maggio, per i Rossanesi, il Mese della Madonna)”: tutto ciò avvenne durante la dominazione spagnola, “quando la Chiesetta venne re-intitolata alla Madonna del Pilerio, ossia alla Madonna della Porta, custode dell’accesso a Rossano e della sua sicurezza, protettrice sia di chi esce dalla città e sia di chi rientra in città”. All’interno, è conservato un antico dipinto o ri-dipinto di incerta datazione, è raffigurata la Madonna che allatta e si è custodita anche una statua, portata in processione per le strade di Rossano dai fedeli il 24 del mese mariano di ogni anno. Ai piedi di questa bella statua le donne, ancora oggi, si riuniscono nei pomeriggi di tutti i giorni di maggio e insieme, da mille anni, raccontano, recitano il rosario e antiche preghiere, elevano particolari canti della tradizione alla Theotokos Madonna del Pilerio .

Nell’altra antica chiesa del Soccorso, un tempo era custodito un quadro della Madonna del Soccorso, che, nel mese di maggio, veniva portata in processione: di questa pittura ora sopravvive soltanto un fulgido ricordo, perché la Chiesa, attiva fino agli anni ’50 del secolo scorso, fu abbandonata non appena venne trafugata l’antico dipinto, oggi rimane soltanto l’antico altare, custodito inizialmente nel Museo Diocesano e del Codex successivamente collocato nella Chiesa di San Bernardino a Rossano, dove si trova tuttora.

Antonio La Banca

con in contributo del prof. Francesco Filareto

 

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