L’omicidio di Sant’Onofrio, racconto di Martino A. Rizzo

Percorrendo la strada sterrata che porta a Sant’Onofrio, nella montagna di Rossano, a
un certo punto s’incontra una stele con una lapide di marmo con la dicitura: “Bauleo
Salvatore, vittima del dovere. Una prece 28.12.1900 – 6.9.1949” e nient’altro. A tutti
viene perciò spontaneo farsi qualche domanda: Come mai questa stele? Perché
proprio lì? E soprattutto chi era Salvatore Bauleo? Perché è ricordato?

Salvatore Bauleo, dipendente della Società Feltrinelli che operava nel settore dei
boschi e nella vendita del legname, il 6 settembre 1949 fu ucciso in quella località
mentre aveva con sé 613.000 lire che servivano per pagare gli stipendi degli operai
della sua ditta. Il cadavere fu scoperto per caso dal genero della vittima, Natale
Grillo, anche lui dipendente della Feltrinelli, ma del denaro non c’era più alcuna
traccia.
Natale Grillo quella mattina doveva andare a tagliare legna alla Contrada Aria del
Pino. Era partito dalla Contrada Seminato della Mimosa, aveva superato la Caserma
della Forestale del Rinacchio e una volta giunto a destinazione gli era stato
comandato di tornare indietro per svolgere altre incombenze. Mentre camminava
aveva incontrato, verso le sette del mattino, Giulio Tordino col quale aveva fatto una
parte del percorso insieme e poi, lasciato Tordino, dopo circa trecento metri, si
imbatté nel cadavere del suocero.

Il Maresciallo Maggiore dei Carabinieri Alessandro Napoli si mise subito in azione
per tentare di scoprire l’assassino o gli assassini. Quello che apparse subito evidente
era che a Bauleo avevano sparato con un fucile da caccia, perché aveva tante ferite
provocate dai pallini delle cartucce, e poiché con le fucilate non era morto era stato
finito da un colpo in testa assestato con un corpo contundente. Grazie alla
testimonianza di due pastori, che erano nella zona e avevano sentito i colpi, si riuscì
anche a individuare il probabile intervallo di tempo entro il quale l’assassinio era
stato compiuto: tra le 6,30 e le 6,35 del mattino.
Nei dintorni, quella mattina, era stata vista tanta gente: Giuseppe Spanò, tre operai di
una ditta diversa che operava sempre nella zona e Giulio Tordino che –
contrariamente al solito – aveva trascorso la notte proprio in montagna.
Inoltre Bauleo, la sera prima, dopo aver fatto gli acquisti delle provviste che gli
sarebbero servite per il giorno dopo, aveva chiacchierato con Antonio Spina, un altro
operaio della Feltrinelli che si era licenziato dall’azienda due giorni prima.
Antonio Aloe, un mulattiere, raccontò ai carabinieri che la sera prima dell’omicidio
aveva visto quattro uomini che salivano in montagna e alla sua domanda, se
andassero a funghi, nessuno dei quattro l’aveva degnato di una risposta.
Inoltre, per l’occasione, il Maresciallo Napoli fermò anche Giuseppe Spanò sul quale
pendeva un mandato di cattura per tentato omicidio per un altro caso.
La mattina dell’omicidio sulla spiaggia di Rossano furono altresì notati a confabulare
tra loro con fare sospetto, Giuseppe Blasco, Gennaro Visciglia e Salvatore Galluzzi,
persone che non avevano una fedina penale immacolata, così il Maresciallo Napoli,
per non sapere né leggere e né scrivere, mise in stato di fermo anche loro. In realtà
però brancolava nel buio e i sospetti restavano solo sospetti senza riuscire a riempirsi
di sostanza per assumere la consistenza di prove.
Comunque il 12 luglio 1950, a circa dieci mesi dal delitto, ci fu un colpo di scena. Il
fratello della vittima si presentò ai carabinieri raccontando di aver ricevuto una lettera
anonima con la quale gli era stato comunicato che nell’omicidio del fratello erano
coinvolti Cosimo Avena, Giovanni Cetera e Giulio Tordino, proprio la persona che si
trovava nei dintorni del luogo del delitto la mattina dell’omicidio.

La lettera aggiungeva che comunque ulteriori informazioni le avrebbe potute fornire
Anna Mentana, di professione prostituta.
Arrivati a questo punto, il groviglio dei sospetti si ingarbugliò ulteriormente,
arricchito da mille pettegolezzi, indizi, delazioni e silenzi sospettosi che però durante
le indagini non portarono a nulla. Infatti tutti i potenziali indiziati vennero prosciolti,
tranne Giulio Tordino che quella mattina del 6 settembre 1949 si trovava nei pressi
della zona dell’omicidio senza una giustificazione plausibile e al quale durante una
perquisizione domiciliare venne trovata una camicia con una macchiolina di sangue.
Fu perciò rinviato a giudizio e processato davanti alla Corte d’Assise di Cosenza.
Difeso dagli avvocati Pietro Mancini di Cosenza e Antonio Berlingieri di Rossano, il
4 giugno 1952 venne assolto da tutte le accuse per non aver commesso il fatto. Così
l’assassinio del povero Salvatore Bauleo è rimasto un mistero insoluto che a tutt’oggi
non ha avuto risposte certe.

Martino A. Rizzo

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito

anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione

dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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