Lo sfregio alla Cattedrale del 1947, racconto di Martino A. Rizzo



Corigliano Rossano – “Sterco umano” trovarono i rossanesi sulla porta laterale della Cattedrale la mattina del 14 settembre 1947, imbrattata durante la notte da vandali sacrileghi. Immediato fu lo sdegno generale. «Noi giustifichiamo l’anticlericalismo, rispettiamo gli atei, ma non possiamo approvare l’oltraggio ai simboli della religione, perché è offesa sanguinosa all’altrui fede, alla libertà di pensiero e di coscienza che è parte preponderante delle libertà fondamentali dell’uomo».

Questo fu l’incipit dell’articolo del giornale cittadino “Nuova Rossano” del 30 settembre 1947 che raccontava e commentava, deplorandolo, il fattaccio, aggravato dal fatto che i vandali quella notte non si erano limitati a oltraggiare la “Chiesa Ranna”, ma avevano rotto anche il crocifisso della chiesa di San Giovanni di Dio.

Erano anni in cui Rossano viveva una fase politica molto aspra. I partiti, risorti dopo la caduta del fascismo, erano alle prese con un continuo confronto, dai toni anche roventi. La festa organizzata per celebrare la ricorrenza del 1° maggio, nel 1945 era stata rovinata perché nel corso della manifestazione unitaria i partiti di sinistra avevano fatto suonare Bandiera Rossa e così i democristiani e i repubblicani abbandonarono la piazza. A marzo del 1946 socialisti e comunisti presero la maggioranza in comune eleggendo sindaco il socialista Donato Mungo. Ma, nel referendum del 2 giugno e le elezioni per la costituente, 4.467 elettori si espressero per la monarchia e 3.267 per la repubblica. Contemporaneamente la DC prese 4.010 voti, il 50% dei voti espressi, contro i 1.076 voti dei socialisti e i 668 dei comunisti. Tutti fattori che contribuivano a incancrenire il clima.
In questo contesto lo sfregio alla porta della Cattedrale della notte del 14 settembre 1947 venne visto come espressione dello scontro politico in corso e la Nuova Rossano puntò dritto il dito contro il Partito Comunista riportando, nell’articolo già citato, parti di un discorso tenuto da Togliatti a Firenze, intermezzate da chiare allusioni.
«L’atto fazioso, sacrilego, degno solo di plebaglia avvinazzata, e non di persone civili, quali crediamo siano gli autori, ma compiuto certo da gente che parla e ciancia di libertà e di democrazia; che dichiara di rispettare la religione cattolica …». E chi in quel periodo parlava di democrazia e di libertà se non i comunisti?
Continuava poi l’articolo, entrando direttamente in casa PCI: «l’On. Togliatti, in un recente discorso, a Firenze, ha solennemente affermato: “Nessuno minaccia la religione cattolica; noi anzi la rispettiamo (sic). Però non riusciamo a capire come Cristo ed il dollaro possano andare d’accordo. Fra la società americana e quella sovietica, troviamo che quella sovietica è più vicina alla morale cristiana e allo spirito del Vangelo”! (Si vede!)». E l’articolo completava il commento affermando che il fattaccio di Rossano avrebbe dovuto «fare aprire gli occhi a coloro che ancora credono alle fallaci, mendaci parole dei Capi, pronunciate per accalappiare i gonzi!».
Ovviamente in paese i nomi degli autori del fattaccio circolavano ed erano conosciuti anche dai redattori della Nuova Rossano che precisava «Se è vero che questi eroi della notte corrispondano ai nomi che ci hanno riferito», si trattava di uomini «ben nati», che non rispettavano «neppure la sacra memoria dei padri». Da queste pochissime indicazioni si può cogliere che ci si riferiva a persone che non erano semplici popolani.
La domenica del 28 settembre, per protestare contro il fattaccio, in una Cattedrale che per l’occasione era gremitissima, si tenne una solenne funzione religiosa seguita da una «interminabile processione con la statua dell’Achiropita».
All’articolo della Nuova Rossano sentì il dovere di rispondere Giovanni Bruno, segretario della sezione cittadina del Partito Comunista, avvocato, sindaco della Città e parlamentare, con una lettera al direttore del giornale Giuseppe Rizzo che iniziava con un “Caro Peppino”.

Bruno affermava di condividere la disapprovazione del gesto, precisando però di non poter «approvare le tue parole di allusione a pretesi autori comunisti e gli strali all’indirizzo di Togliatti e di tutti i comunisti, i quali sarebbero incolpevoli, anche se, per dannata ipotesi, gli sporchi autori dell’oltraggio fossero militanti del Partito». E dopo ulteriori osservazioni contro le insinuazioni fatte dal giornale concludeva la sua lettera affermando: «Mi rivolgo al tuo buon senso per mettere a posto la cosa. Se hai le prove di quanto affermato, non hai che da fare i nomi degli autori, contro i quali l’Autorità giudiziaria agirà, come è suo dovere, e contro i quali il Partito prenderà il provvedimento di espulsione doverosa (come vedi il Partito intende rispettare le religioni). Se, come credo, non hai prove, dovrai ugualmente dirlo pubblicamente. Non puoi sottrarti al tuo dovere di cittadino e di giornalista».

Martino A. Rizzo

 

I racconti di Martino A. Rizzo. Ogni mercoledì su I&C

Martino Antonio Rizzo, rossanese, vive da una vita a

Firenze. Per passione si occupa di ricerca storica

sul Risorgimento in Calabria. Nel 2012 ha pubblicato

il romanzo Le tentazioni della

politica e nel 2016 il saggio Il Brigante Palma e i misteri

del sequestro de Rosis. Nel 2017 ha fondato il sito anticabibliotecacoriglianorossano.it. Nel 2019 ha curato la pubblicazione dei volumetti Passo dopo passo nella Cattedrale di Rossano,

Passo dopo passo nella Chiesa di San Nilo a Rossano,

Le miniature del Codice Purpureo di Rossano.

Da fotografo dilettante cerca di cogliere

con gli scatti le mille sfaccettature del paese natio

e le sue foto sono state pubblicate nel volume di poesie

su Rossano Se chiudo gli occhi.

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