L’INTERVENTO. Terzo megalotto.  Inghiottiti 3 svincoli dal centralismo



Dalla lettura di una nota stampa ho appreso alcuni particolari riguardo il costruendo Megalotto3 della SS106.  Pur apprezzando la celerità con cui stanno procedendo i lavori, sono rimasto meravigliato dal fatto che i 38 km complessivi della progressiva, una volta terminati, saranno dotati di soli 4 svincoli.  Non ci sarebbe nulla di male, si intende, se non fosse che sembrerebbero spariti dalla progettazione originaria gli svincoli di Trebisacce nord, Villapiana e Amendolara.

Nel riquadro Mimmo Mazza

Il progetto, infatti, prevedeva, in atto presentazione, la presenza di 7 svincoli complessivi. Mediamente un ingresso ed un’uscita dalla statale ogni circa 5,5 km.
Oggi, tre di questi sono stati eliminati. Spariti!  Ed il tutto si sta consumando nella più completa ignavia delle classi politiche locali. Al danno, si aggiunge la beffa!
Caso vuole che la Comunità più rappresentativa del territorio, la cittadina di Trebisacce, non solo sia stata privata di uno dei due svincoli originariamente pensati per servirla, ma l’unico rimasto sarà dotato di ingresso ed uscita soltanto sul lato sud dell’arteria.  A coloro che arrivando da Taranto, quindi, volessero uscire a Trebisacce resterebbero due opzioni.  La prima sarebbe rappresentata dallo svincolare a Roseto e percorrere circa 16 km lungo la vecchia statale, oppure superare Trebisacce ed uscire circa 5 km dopo per poi tornare indietro.
Si aggiunga che all’altezza dello svincolo di Trebisacce sud sarebbe previsto l’innesto con la costruenda (si spera) strada di fondovalle del Saraceno, importante arteria di collegamento per i Comuni montani del Pollino di levante. I cittadini di queste Comunità, pertanto, qualora volessero immettersi sulla nuova statale in direzione nord, sarebbero costretti a procedere in direzione sud per effettuare inversione di marcia al successivo svincolo.
Viene da chiedersi che fine abbiano fatto le tre uscite e soprattutto perché si sia deciso di eliminarle dal tracciato.
E questo in funzione del fatto che una infrastruttura dovrebbe migliorare le condizioni di vita nei territori attraversati, non già rappresentare una barriera di vincolo, tra l’altro, neppure perfettamente fruibile.  A questo punto si palesa sempre più quanto detta infrastruttura sia funzionale solo a connettere, il più velocemente possibile, i flussi tirrenici con quelli adriatici. La stessa sfrutta il breve corridoio jonico come funzionale collettore alle su menzionate esigenze.
E, mi si consenta, con tali presupposti, l’opera non rappresenta un servizio per il territorio. Piuttosto palesa, ancora una volta, quanto impercettibile sia il peso politico jonico sui tavoli delle decisioni strategiche.
Viepiù, attesta quanto le opere vengano costruite senza una visione d’insieme.
E dico questo perché, così come si intende realizzarla, solo una piccola percentuale degli abitanti l’alto Jonio fruirà dell’opera. Di contro, costoro, continueranno ad utilizzare in maniera massiva l’attuale statale con tutti i rischi che ne conseguiranno.  Ergo, se ancora esiste un briciolo di attaccamento al territorio e non già al semplicistico pennacchio del proprio campanile, sarebbe il caso che Sindaci, Forze sindacali, Imprenditori, si facessero sentire.
Su questa strada si giocheranno le sorti di un intero comprensorio. E sarebbe da folli perdere un’opportunità del genere solo per accodarsi proni a scriteriate scelte centraliste.
Mimmo Mazza – Cofondatore Magna Graecia

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