Francesco Albamonte (Movimento del territorio)

“La verità è figlia del tempo”. Questo aforisma rappresenta il filo conduttore di un’amara vicenda giudiziale che si è conclusa definitivamente nel mese di dicembre dello scorso anno e che ha decretato la piena assoluzione della signora Pasqualina Straface da ogni capo di imputazione a lei ascritto in ordine al processo “Santa Tecla”, che, nell’oramai lontano 2010, aveva scosso l’opinione pubblica, nonché l’assetto istituzionale della ex città di Corigliano Calabro. Mi piacerebbe esporre delle considerazioni personali su quanto è accaduto, nonché qualche parola sulla persona di Pasqualina Straface, ma mi limiterò a mettere in chiaro – spero una volta per tutte – rivolgendomi all’intelligenza di chi avrà voglia di leggere questa nota, gli elementi determinanti che hanno convinto i magistrati (tanto il collegio giudicante quanto perfino la Procura della Repubblica di Catanzaro) a non qualificare i fatti oggetto del suddetto processo come reato, e a “liberare” Pasqualina Straface da ogni incriminazione, e, soprattutto, a mettere davvero la parola “FINE!” alle persistenti, infondate e calunniose illazioni che ancora oggi circolano, e che, a questo punto, è lecito pensare che siano dettate da sentimenti di antipatia o di invidia. Mi chiamo Francesco Albamonte, classe 1980, e seppur avendo realizzato un percorso universitario di studi giuridici, non sono l’avvocato della signora Straface – compito che è stato assegnato all’avvocato Gianluca Serravalle del foro di Cosenza – ma ho deciso di metterci la faccia, perché ritengo che ogni persona giusta e retta abbia il sacrosanto dovere di difendere e di diffondere la verità, quand’anche riguardi soggetti terzi e situazioni di cui non fa parte.

Tanto per cominciare mettiamo in chiaro una cosa: l’ex Comune di Corigliano Calabro è stato sciolto per fatti riguardanti l’amministrazione Straface, ma anche per fatti riguardanti le amministrazioni precedenti! Questo è bene non dimenticarlo. E a chi mostra di avere la memoria corta, suggerisco caldamente di andarsi a rileggere la relazione della Commissione d’accesso antimafia posta a base di quello scioglimento. Non basta! Perché, già nelle prime fasi dell’inchiesta “Santa Tecla”, nel 2011, la posizione processuale dell’ex Sindaco Straface si era conclusa con decreto di archiviazione del Gip, su conforme richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, e, solo a séguito di quella relazione ispettiva, l’allora sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Vincenzo Luberto, avanzava richiesta di riapertura delle indagini preliminari, in quanto da quella relazione sarebbero emersi “diversi abusi commessi dal Sindaco in riferimento agli appalti affidati per il tramite della procedura d’urgenza”.

La Straface fu, pertanto, nuovamente indagata e, successivamente, imputata di concorso esterno in associazione mafiosa, per aver emesso, in occasione delle emergenze climatiche che avevano colpito il territorio comunale nel settembre-ottobre 2009 e nel febbraio-marzo 2010, alcune ordinanze di somma urgenza – secondo l’assunto della Commissione d’accesso, fatto proprio dalla DDA di Catanzaro – in violazione dei presupposti di legge. Tali somme urgenze sarebbero state assegnate formalmente ad una ditta, mentre in realtà i lavori sarebbero stati eseguiti dalle imprese dei fratelli dell’ex sindaco. Veniva contestata, inoltre, un’altra asserita violazione di legge, che riguardava i lavori di miglioramento e di messa in sicurezza della viabilità dello Scalo di Corigliano, per i quali Pasqualina Straface avrebbe, di nuovo, favorito i fratelli.

Nella sentenza, depositata il 16 ottobre 2019, e divenuta irrevocabile il 5 dicembre 2019, nella quale sono ampiamente descritti fatti, circostanze e situazioni, il collegio giudicante, a conclusione di un iter processuale durato ben nove anni, ha ritenuto, quindi, insussistenti i fatti di reato contestati.

Ordunque, qualunque opinionista serio e giudizioso che voglia affrontare questo argomento, cercando in tutti i modi di trovare elementi anche solo di responsabilità politica a carico di Pasqualina Straface, dovrebbe, anzitutto, leggere le motivazioni della sentenza, per poi prenderne atto e conformarsi a ciò che nove anni di indagine e di processo hanno sancito, tenendo ben presente un fatto più unico che raro:  tanto la Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, quanto la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Catanzaro hanno rinunciato a proporre appello avverso la sentenza assolutoria emessa dal Tribunale di Castrovillari, tanto era evidente l’assoluta legalità nella quale i fatti contestati si sono svolti.

Ad ogni modo mi limito a riportare quanto nella sentenza è stato accertato.

Alle pagine 52 e seguenti, in riferimento all’esondazione del fiume Crati avvenuta nel Febbraio 2011 nella località Thurio, è dato leggere: «Dei reati di abuso d’ufficio e di falso ideologico in atti pubblici rispondono…. Secondo l’editto accusatorio anche in questo caso l’ordinanza in argomento sarebbe stata emessa in violazione di legge, e al fine di regolarizzare ex post lavori che, benché formalmente affidati alla ditta … sarebbero stati già realizzati dalla ditta dei fratelli Straface o da ditte a loro riconducibili. L’assunto è del tutto infondato. Quanto ai requisiti per i quali è stato adottato lo strumento dell’ordinanza contingibile ed urgente… si può sin da ora anticipare che il tenore delle predette conversazioni(si fa riferimento a conversazioni intrattenute fra il Sindaco Straface, l’assessore ai lavori pubblici e alcuni tecnici) rende l’idea di come il comune di Corigliano versasse in una situazione di assoluta emergenza per via dei livelli di allerta del fiume Crati, e, al contempo, vi fosse il problema di garantire i pagamenti alle ditte che si trovavano impegnate a vario titolo nei lavori di ripristino del territorio…(viene poi riportata la trascrizione di una conversazione fra la Straface e l’allora assessore ai lavori pubblici) Da questa conversazione emerge il rifiuto categorico della Straface di firmare ordinanze perché non sa dove reperire i fondi per poter remunerare le ditte impegnate nei lavori.. (segue la trascrizione della conversazione fra il sindaco e un tecnico) la situazione è chiara: il Sindaco non vuole firmare l’ordinanza! L’ingegnere … chiama … per dirgli che l’amministrazione sta preparando le diffide di sgombero per la popolazione del territorio di Ministalla, perché c’è un pericolo imminente e serio di esondazione del fiume Crati. Si tratta di atteggiamento che pare porsi in contrasto con la condotta descritta nell’imputazione, in virtù della quale ci si sarebbe aspettati un diverso modo di operare della Straface, quale ad esempio l’immediato affidamento dei lavori alle imprese che ella voleva favorire. (segue altra conversazione) In sostanza, dal tenore della conversazione si possono trarre i seguenti elementi: che la situazione in cui versa il fiume Crati, nel territorio di Ministalla, è critica: gli argini stanno cedendo ed il fiume sta per esondare; che sul posto vi sono presenti uomini e mezzi della ditta Straface, nonché uomini e mezzi della ditta … ; che entrambe le ditte stanno per andare via, atteso che la decisione assunta dal Sindaco in prima battuta è quella di non intervenire, ma di procedere allo sgombero della popolazione interessata dalla piena; che il sig. … si rende conto che sta per verificarsi una catastrofe ed esorta la Straface a provvedere; che quest’ultima si rifiuta di firmare ordinanze di affidamento dei lavori alle imprese dei fratelli, consapevole delle ragioni di inopportunità; che, infine, si decide a firmare l’ordinanza contingibile ed urgente oggetto della presente imputazione a favore della ditta … L’istruttoria dibattimentale ha, ad avviso del Collegio, ampiamente dimostrato che il motivo per cui uomini e mezzi degli Straface si trovassero sul territorio interessato dalla piena del Crati non era quello di effettuare i lavori che il Comune (secondo l’accusa, solo formalmente) avrebbe affidato alla ditta … (che peraltro si trovava anch’ella sul posto), bensì quello di eseguire lavori per altri enti che proprio all’impresa degli Straface si erano rivolti per risolvere l’emergenza. Per completezza, va poi sottolineato che l’ordinanza del febbraio 2010 fu trasmessa alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rossano, circostanza che, ancora una volta indebolisce la prospettazione accusatoria. Se davvero, come ipotizzato dall’ufficio di Procura, la Straface avesse usato tale strumento (l’ordinanza contingibile ed urgente) per favorire le imprese dei fratelli e gli interessi del clan di Corigliano, per quale motivo si sarebbe poi determinata a sottoporre al vaglio della Procura l’atto redatto in violazione di legge?»

Alle pagine 67 e seguenti, in riferimento ai lavori di miglioramento e messa in sicurezza della viabilità, è scritto: « In primo luogo va precisato che nella specie non si trattò di procedura d’urgenza, ma di appalto ordinario; in secondo luogo, proprio partendo dalle dichiarazioni del … il quale ha affermato di non aver riscontrato irregolarità nella gestione dell’appalto de quo è possibile pervenire ad un giudizio assolutorio di tutti gli imputati in ordine ai fatti ascritti. L’amministrazione comunale con delibera approvava il progetto esecutivo relativo ai lavori di “miglioramento e messa in sicurezza della frazione scalo”. Alla gara d’appalto partecipavano 157 imprese. La ditta (aggiudicataria) chiedeva l’autorizzazione a concedere in subappalto parte delle lavorazioni all’impresa Straface con la quale già nel 2010 aveva stipulato un contratto di subappalto. Ebbene, quanto alla posizione del Sindaco Straface nella vicenda, lo stesso pubblico ministero ha concluso con una richiesta assolutoria, non apparendo gli indizi a carico dell’imputata sufficienti a condurre ad una pronuncia di affermazione di responsabilità penale. Del resto, la difesa, nel corso dell’istruttoria dibattimentale ha offerto seri elementi che inducono a ritenere che la Straface, in effetti, (e qui invito il lettore a prestare particolare attenzione) non si sia mai ingerita nella scelta delle imprese candidate nelle procedure di gara indette dall’amministrazione, e che, al contrario, abbia cercato di improntare la sua azione, nello specifico settore degli appalti pubblici, alla massima trasparenza. E, del resto, la difesa ha dimostrato che nel corso dell’amministrazione Straface, furono numerosissime le gare d’appalto effettuate, alcune per decine di milioni di euro. Nessuna gara è stata vinta dalle imprese riconducibili ai fratelli del sindaco».

In conclusione, dopo avervi riportato parti del provvedimento giudiziale – di cui invito tutti a prendere visione, posto che le sentenze sono pubbliche – che ha, così, concluso il processo, spero che ogni lettore serio e diligente possa convincersi dell’infondatezza di ogni accusa che è stata mossa alla persona di Pasqualina Straface nel periodo in cui ha amministrato la città di Corigliano. Anzi, il critico attento, dopo aver “toccato con mano” ciò che è stato statuito dal collegio giudicante, non può che addivenire a due considerazioni sulla vicenda, che si possono tranquillamente concettualizzare in due termini: il “coraggio” di un Sindaco che ha affrontato strenuamente un processo, nonché una terrificante gogna mediatica nella consapevolezza di aver amministrato bene e in maniera trasparente la propria città, e la “vergogna” di un impianto accusatorio che è stato costruito su ipotesi di reato inesistenti ed elementi indiziari – individuati da quella stessa Commissione d’accesso – specificatamente e clamorosamente sconfessati.

Al lettore ottuso, rivolgo, invece, un altro aforisma: “Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire”. E, soprattutto, una domanda: perché non si dice nulla in merito ai fatti che hanno portato allo scioglimento del Comune di Corigliano Calabro che riguardavano le precedenti Amministrazioni, e che, al contrario dell’Amministrazione Straface, non hanno mai trovato alcuna smentita giudiziaria?

La verità merita rispetto e silenzio. E penso che alcune attuali figure istituzionali o rappresentanti di forze politiche o di movimenti civici, per non dire giornalisti – se vogliono mettersi in risalto – debbano preoccuparsi maggiormente del loro operato, piuttosto che cercare di infangare la gente perbene.

Tanto mi sembrava giusto dire per la signora Straface, ma lo farei anche per chiunque altro.

Francesco Albamonte – Movimento del Territorio