L’INTERVENTO. Marketing territoriale e video promozionale: E le patatine che c’entrano?

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Monica Madeo – dottorato in Scienze Politiche, Istituzioni e Territorio.

Esprimo perplessità sulla creazione di un video  non amatoriale (https://vimeo.com/433348684), diffuso sui canali social istituzionali dall’ufficio (stampa o turismo?)  del Comune, il cui fine ultimo sarebbe quello di promuovere l’IDENTITÀ TERRITORIALE della Città. Come ex studentessa del corso in “Marketing Territoriale e promozione del territorio”, promosso da Federimprese Calabria, al quale insieme ad altri corsisti ho partecipato l’anno scorso, sono interessata a conoscere cosa pensano ad esempio i docenti che si sono alternati in quel corso e che hanno contribuito alla nostra formazione, indicandoci contenuti e metodi precisi. Noi corsisti abbiamo appreso nozioni per la costruzione di uno  storytelling efficace e  scoperto l’utilizzo appropriato dei cosiddetti MID (marcatori identitari distintivi) intesi come il “DNA” di un territorio perché appunto ne costituiscono i tratti distintivi ed unici.
Solitamente non critico l’operato altrui perché è sempre frutto di sacrifici e creatività, ma in questo caso non capisco l’utilità del pacco di patatine commerciali (chiaramente attribuibile ad una delle marche pubblicitarie più diffuse) che viene utilizzato alla fine del clip.
La domanda nasce spontanea: ma quello realizzato dall’autore è e doveva essere un reportage giornalistico di denuncia sulle abitudini alimentari poco salutari dei giovani e dei giovanissimi in una terra che  è  afflitta da obesità infantile, oppure un clip di promozione turistica della città per attrarvi ospiti da altri territori emozionandoli con elementi distintivi della nostra terra tra i quali sicuramente la nostra inimitabile tradizione enogastronomica ?
Le classiche patatine imbustate commerciali nelle mani di due bambini con alle spalle la Torre dell’Orologio, sinceramente non riesco a mandarle giù, a meno che non siano proprio la patatine quelle che dovevano essere pubblicizzate e non il meglio di questo territorio.Giusto per capire e capirci e non passare per provocatori. Abbiamo solo studiato ed appreso qualcosa e vorremmo capire che fine fanno poi le cose che si predicano, studiano ed apprendono, in questo caso in tema di marketing territoriale.

Questo video ci sembra un’occasione mancata: quella carta vincente che in un’epoca di turismo esperienziale, un’amministrazione politica attenta alla comunicazione strategica sicuramente ne avrebbe fatto tesoro. Peccato non sia andata così!

L’Istituzione pubblica (per come si evince dal video), cancellando dalla promozione turistica del territorio l’insieme degli innumerevoli prodotti enogastronomici locali, in un colpo solo ha oscurato e sta oscurando una parte considerevole dell’economia locale che, con non pochi sacrifici sta affrontando questo periodo emergenziale post covid. È nostro dovere (soprattutto da parte della pubblica amministrazione) esaltare e valorizzare la filiera agro-alimentare, le piccole botteghe enogastronomiche e tutti gli esercenti della piccola e media ristorazione e non per romanticismo o amarcord ma perché sono, queste, le vere cose che ci distinguono ancora da altri territori nei quali la massificazione, la standardizzazione e la globalizzazione dei consumi e dei costumi ha cancellato identità, qualità della vita ed emozioni autentiche.  Diciamo la verità, il turista di prossimità ed extra territoriale necessita di soddisfare tanti bisogni, tra questi quello enogastronomico rappresenta quel valore aggiunto che il visitatore si porterà non dentro la valigia, ma dentro di sè. Il profumo di clementina, il gusto di liquirizia possono suscitare emozioni risvegliando il ricordo di un ritorno, oppure l’aspettativa di un nuovo viaggio. È questo il cuore di quel turismo esperienziale che è latitante in quel clip. Egregio Signor Sindaco prima del suo insediamento si era reso propositivo (anche intervenendo ad una delle nostre lezioni) in materia di promozione turistica. A distanza di un anno non si possono avere titubanze o ancor peggio commettere errori. Tutti insieme (attori istituzionali, associazioni di categoria, filiera enogastronomica ecc.) occorre lavorare su un comune denominatore che dia come risultato un’efficace strategia comunicativa, puntando soprattutto sull’arte culinaria locale e soprattutto avendo bene in mente che fare turismo significa anzi tutto attrarre sul territorio quanti vivono  altrove; fare turismo non significa  accontentare ( magari politicamente) solo i residenti (che non sono affatto turisti). Su questo bisogna chiarirsi molto.
 Auspico, quindi, un confronto sereno ed aperto su questa sollecitazione, sperando che qualcuno, docenti di comunicazione o amministratori, almeno mi rispondano.

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