L’INTERVENTO. La guerra in Ucraina si combatte con aiuti umanitari non con le armi

Premesso che la guerra è un termine abominevole, attraverso il quale si giustificano le uccisioni più atroci e le distruzioni più vergognose, attraverso le quali due nazioni pretendono di far prevalere le proprie ragioni sull’altra. In questo caso abbiamo la Russia che ha dichiarato guerra all’Ucraina occupando già gran parte del suo territorio ed il presidente dell’Ucraina che non vuole riconoscere la sua impossibilità di fronteggiare alla pari gli aggressori. In questa guerra si è già intromesso tutto l’occidente, schierandosi apertamente con il presidente Ucraino ed hanno già ottenuto una diaspora delle donne, i vecchi ed i bambini Ucraini che hanno già invaso l’intera Europa. Nel frattempo, il presidente ucraino si è liberato del peso dei suoi cittadini più deboli e fa la voce grossa rimproverandoci di non entrare in guerra con lui per consentirgli di sconfiggere la Russia e poi chissà cos’altro. La nostra Italia, guidata da una persona che non è stata eletta dagli italiani, anche se di elevatissimo spessore economico-finanziario, ripone immensa fiducia sul presidente Ucraino ed è propenso a regalargli gli armamenti necessari per praticare la sua resistenza altamente dispendiosa per l’intero occidente. Noi, come occidente spendiamo soldi per accogliere i profughi, per comprare gli armamenti da mandare in Ucraina ed in cambio abbiamo già ricevuto l’aumento smisurato del gas e dei derivati petroliferi.

Nel riquadro Salvatore Iacoi

Abbiamo anche conosciuto il riverbero di codesti aumenti su tutto ciò che viene commercializzato, a cominciare dal ferro per finire al pane. In cambio il nostro governo dei migliori non ha ancora capito che bisogna muoversi verso il dialogo, e per farlo bisogna astenersi totalmente dal fornire armi ad uno dei contendenti e tantomeno dallo schierarsi con uno dei contendenti. Anzi, bisogna fare una bella introspezione e mettere in giuoco l’italiano migliore, per conoscenza dei personaggi in campo e per capacità di mediazione, senza alzare barricate ideologiche sull’italiano capace di trovare e far trovare il punto d’incontro tra la Russia e Ucraina. Io suggerirei sommessamente l’Onorevole Silvio Berlusconi, che già nel conflitto con la Libia ha dato prova d’indiscussa levatura politica financo accettando una guerra che non voleva e che non doveva essere fatta per le motivazioni che lui aveva ampiamente illustrato. La pace non si persegue fornendo armamenti ad uno dei contendenti ma si persegue con gli aiuti umanitari, la neutralità ed il dialogo. Fino ad ora l’Italia fornisce solo e solo in modo anomalo aiuti umanitari e non pratica assolutamente la linea della neutralità e del dialogo. È ora di cambiare.

Salvatore Iacoi

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