Le riflessioni al tempo del Coronavirus di Domenico Mazzullo

Il futuro al tempo del Coronavirus. L’Essere Umano possiede una grandissima capacità di adattamento e deve proprio a questa la sua sopravvivenza come specie, nonostante tutto.
Era una cosa ben nota a tutti, ma ora, in questo momento tutto speciale, ne abbiamo una prova incontrovertibile e inoppugnabile.
Nel giro di pochi giorni la nostra vita si è stravolta, tutte le nostre abitudini di cui eravamo gelosi sono cambiate, le consuetudini che con cronometrica e pedissequa uniformità avevano regolato le solite , a volte monotone, giornate, sono improvvisamente saltate, nonostante i nostri sforzi strenui di conservarle.
Abituati ad una estrema libertà, ci siamo autoreclusi in casa, dovendo ricorrere ad espedienti clandestini per fare il giro del palazzo; ci siamo improvvisamente scoperti cinofili, per cui i nostri cani godono di innumerevoli uscite durante il giorno e non possono più godere dei sospirati sonnellini sul divano; niente più cappuccino e cornetto al bar al mattino, con le ineludibili discussioni da esperti, sulle partite di calcio, visto che anche il nostro sport nazionale è finito, volatilizzato, scomparso.
Ci siamo scoperti cultori del “fai da te” in casa, quando solo fino a pochi giorni addietro non eravamo capaci nemmeno di avvitare una lampadina, per non parlare poi dei succulenti manicaretti che ogni giorno prepariamo, da esperti cuochi stellati improvvisati.
Andiamo in giro per strada, con fare circospetto, quasi nascondendoci, mascherati da improvvisati rapinatori con il volto coperto e schiviamo attentamente ogni essere umano che vediamo in lontananza, memori dei versi del Petrarca che abbiamo imparato a scuola in tempi lontani:
“Solo e pensoso i più deserti campi
Vo mesurando a passi tardi et lenti
Et gli occhi porto per fuggire intenti
Ove vestigio uman l’arena stampi”
Unico momento di socialità che ci concediamo, ma rigorosamente a distanza, è quando appollaiati sui balconi o alle finestre ci sporgiamo e sbracciamo pericolosamente e improvvisiamo delle improponibili sceneggiate con i nostri vicini di casa, cantando a squarciagola canzoni che neppure conosciamo, con l’unico intento di produrre rumore e illuderci di essere felici, simulando una ostentata allegria; oppure di sera, oscilliamo pericolosamente sugli stessi balconi e finestre, con le braccia levate in alto, illuminando il cielo con la luce dei cellulari.
Non parcheggiamo più l’auto in doppia fila, perché non è più necessario e rimpiangiamo però le interminabili code di auto sul Raccordo Anulare, che prima ci facevano bestemmiare, sperando che presto vengano ripristinate.
L’aria è divenuta improvvisamente pulita e respirabile e spesso ci gira la testa, se inspiriamo troppo profondamente, per la iperossigenazione cui sono sottoposti i nostri polmoni; Improvvisamente ci siamo abituati a sostare pazientemente in fila, ordinati e a rispettosa distanza l’uno dall’altro, quasi fossimo divenuti improvvisamente cittadini britannici. Gli autobus, abituati a procedere a passo d’uomo, sfrecciano a velocità vertiginosa e rigorosamente vuoti, privi di passeggeri e le navi delle ONG non solcano più il Mediterraneo alla ricerca di migranti da salvare, anche essi volatilizzati.
I programmi della televisione cui eravamo abituati, sono stravolti e insolitamente senza pubblico plaudente ad ogni sciocchezza pronunciata dai conduttori, con i rari ospiti rigorosamente seduti a distanza di sicurezza, alimentandosi così la legittima domanda circa la possibilità di sentirsi, eppure una cosa, forse solo questa, è rimasta immutata, in tale improvvisa smania di cambiamento.
La consapevolezza di ciò, mi ha colpito improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno, questa mattina come sempre alle 5 in bagno, con la radio sintonizzata su RAI 1 per ascoltare il primo notiziario.
Al termine della litania dei numeri cui ormai siamo abituati, dei nuovi contagi, dei guariti e purtroppo degli scomparsi, terminato il notiziario, una voce suadente, la solita di sempre, ha annunciato l’Oroscopo del giorno, rubrica quotidiana e irrinunciabile anche di questi tempi, indispensabile per iniziare la giornata volgendo uno sguardo al futuro.
Ho ascoltato, per la prima volta non distrattamente, ponendo orecchio a tutti i segni zodiacali e alle relative previsioni, attendendo ansiosamente la mia; sono nato sotto il segno dei Gemelli.
Purtroppo è venuta per ultima e quindi sono stato costretto ad ascoltare quelle di tutti gli altri segni.
Con grande stupore e meraviglia da parte mia, ho scoperto che nessun membro di alcun segno zodiacale aveva nelle previsioni l’insorgenza dei sintomi della infezione da Coronavirus, né tantomeno esiti infausti, ma per tutti erano pronosticati incontri felici, nuovi amori, successi professionali o economici, sorprese speciali e felici inattese, al massimo piccoli problemi transitori che si sarebbero però risolti nella giornata stessa, e assolutamente nessun accenno, seppure remoto alla pandemia.
Mi sono oltremodo rallegrato, immaginando con gioia, che quindi il prossimo bollettino della Protezione Civile avrebbe segnalato un improvviso e inaspettato crollo totale dei contagi, annunciando la fine della pandemia, in seguito ad un insperato ed imprevedibile, sconcertante miracolo.
Dimenticavo di dire che per il mio segno dei Gemelli, è previsto un inaspettato e felice incontro intimo serale, con una persona riaffiorata da un lontano passato e persa di vista, senza però specificare se con o senza mascherina.

Domenico Mazzullo

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